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Aixtud
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Dalla parte dei ragazzi autistici offesi

22 giugno 2018 @ 11:45 - Società

Ragazzo seduto con la testa chinataÈ di qualche giorno fa la notizia dell’assoluzione, per insufficienza di prove, degli imputati nel processo per i fatti della Casa di Alice, il Centro Diurno di Grottammare (Ascoli Piceno), destinato ad accogliere ragazzi autistici tra gli otto e i vent’anni [di tale vicenda anche «Superando.it» si occupò ampiamente al momento dei fatti. Si vedano a tal proposito i testi elencati nella colonnina qui a destra, N.d.R.].
I presunti responsabili erano stati arrestati a seguito del blitz del carabinieri del NOR (Nucleo Operativo Radiomobile) di San Benedetto del Trento nel luglio 2014, che avevano piazzato telecamere nascoste all’interno del Centro. In un mese e mezzo di registrazioni, le telecamere avevano ripreso spintoni e video di ragazzi, anche denudati, chiusi per ore in una stanza di contenimento per le crisi (di appena 11 metri quadrati), la famigerata “stanza azzurra”.
Nel corso del processo, i media hanno dato notizia della testimonianza, fra gli altri, di uno degli educatori del Centro, che ha riferito di comportamenti messi in atto da alcuni colleghi nei confronti dei ragazzi ospiti della Casa di Alice, compresa la mattina in cui uno di loro, che si trovava nella “stanza azzurra”, lanciò una scarpa contro un vetro nel tentativo di liberarsi. Dalla testimonianza è emerso inoltre che nella stanza i ragazzi venivano chiusi per intere mezze giornate e in alcuni casi a due fratelli ospiti della struttura non veniva consegnato il panino preparato per il pranzo. Si è infine appreso che altri ospiti non venivano accompagnati in bagno finendo per farsi la pipì addosso.
In base a queste prove, il Pubblico Ministero aveva chiesto la condanna a sei anni per il coordinatore della struttura e a quattro anni e mezzo per quattro educatrici accusate di maltrattamenti e sequestro di persone.
La Sentenza di Primo Grado è stata pronunciata, dopo una lunga Camera di Consiglio, in base all’articolo 530, comma 2 del Codice di Procedura Penale, stabilendo «l’assoluzione degli imputati per insufficienza di prove», perché «il fatto non costituisce reato e manca il dolo». Come dire – ma questo per ora possiamo solo intuirlo – che gli imputati, anziché porre in essere comportamenti gravemente inumani (come documentato dalle telecamere e ribadito da testimoni) avrebbero agito per “fini educativi”!

In casi del genere si dirà che occorre attendere il dispositivo della Sentenza per conoscerne le motivazioni. Da genitore di un soggetto autistico adulto e da ex insegnante mi sia consentito, per una volta, di non aderire a questa prassi, pur avendola ampiamente studiata durante i miei (ahimè) antichi studi universitari.
Qui il problema non è dividersi tra innocentisti e colpevolisti, tra garantisti e giustizialisti, ma tra un’idea o no del diritto che, nel caso specifico della Casa di Alice, fa terra bruciata della dignità di persone fragili e indifese, quei i ragazzi autistici giovanissimi che nell’allucinante vicenda della struttura di Grottammare sono stati messi alla mercé di pratiche di contenzione, le quali non possono non richiamare alla mente metodi manicomiali che avrebbero fatto impallidire Basaglia e che ingenuamente pensavamo fossero stati definitivamente rimossi.
La mia convinzione è che questa Sentenza si possa spiegare solo con l’insistenza di un grave deficit culturale e di conoscenza dell’autismo che non risparmia nessuno, nemmeno magistrati esperti in altri campi o periti di parte, altrettanto bravi nel presentare dotte relazioni, ma che nella vita non hanno mai incontrato un autistico in carne ed ossa.

Pensare che ai comportamenti problematici delle persone autistiche si debba rispondere solo mettendo in campo quel triste repertorio di brutalità che le immagini di telecamere nascoste – oggi la Casa di Alice, ma appena ieri altri Centri tristemente balzati agli onori della cronaca, hanno messo crudamente davanti ai nostri occhi – è letteralmente folle e ciò dev’essere detto con estrema forza e convinzione, pur nel rispetto dei ruoli di ciascuno.
Il ricorso a certe misure contenitive è semplicemente raccapricciante e miserabili sono i paraventi con cui si cerca di nascondere questa verità. È una meschina bugia quella secondo cui non ci sarebbero alternative alla costrizione per fronteggiare comportamenti potenzialmente pericolosi di natura auto ed etero aggressiva dei soggetti autistici. Per capirlo basterebbe leggere gli atti elaborati dalla comunità scientifica internazionale che nel respingere certe odiose pratiche, figlie del pressappochismo e dell’incultura, sollecitano gli operatori del settore a indagare innanzitutto le cause che conducono persone vulnerabili , come i nostri figli, a star così male fino a rimanere impotenti di fronte a offese, umiliazioni e abusi di ogni genere, consumati ai loro danni.

Sentire parlare di assoluzione per “insufficienza di prove”, al termine di quattro anni di indagini e udienze in cui di prove e testimonianze ne sono state raccolte a iosa, interroga la coscienza di tutti noi e pone inquietanti dubbi sul significato della parola “giustizia”.
Chi restituirà a questa persone indifese, molte delle quali minorenni, la dignità perduta? Chi ripagherà le loro famiglie del dolore che hanno vissuto dopo avere visto le immagini dei loro figli denudati e presi a schiaffi in quell’agghiacciante bunker chiamato “stanza azzurra” dove venivano sequestrati? Quali altre prove – a parte l’esibizione di un cadavere – servono, prima di arrivare a una condanna esemplare che rappresenti un precedente e un monito atto a scongiurare che certi fatti si ripetano?

Mi sento di essere pienamente al fianco di tante persone ferite da una Sentenza che avverto ingiusta e disumana. Provo ribrezzo, non altro. È un’indignazione che non riesco e non voglio simulare. Spero che in appello si ripari a quello che definisco, da privato cittadino padre di un figlio autistico, un gravissimo affronto in danno di persone impossibilitate a difendere i loro diritti, le loro ragioni, la loro dignità di esseri umani!

*Padre di un uomo autistico di 37 anni (www.facebook.com/autismoIN).

Articolo stampato da Superando.it: http://www.superando.it

URL di questo articolo: http://www.superando.it/2018/06/22/dalla-parte-dei-ragazzi-autistici-offesi/

23giu/180

Il diritto alla continuita’ didattica e a docenti specializzati

22 giugno 2018 @ 17:02 - Studio

Alunno e insegnante di sostegnoIl valore della politica si misura nella tutela e nell’aiuto alle persone con disabilità, e in particolare, se parliamo di ragazzi con disabilità, nel rispetto del loro diritto allo studio, troppo spesso sacrificato ad esigenze di natura finanziaria.
Nonostante la normativa italiana per l’integrazione sia giudicata all’avanguardia, gli interessi dei ragazzi con disabilità vengono troppo spesso sacrificati davanti ad esigenze di tagli alla spesa pubblica. Da ciò consegue la precarizzazione dei docenti specializzati, che va a scapito della continuità didattica, fattore determinante per favorire il successo formativo dei ragazzi con disabilità. Il continuo cambiamento dell’insegnante di sostegno, infatti, non garantendo una presenza stabile che segua costantemente l’alunno nel processo di integrazione, finisce con il compromettere l’uniformità e la continuità dell’intervento individuale, con pesanti ricadute in termini di regresso delle esperienze e degli apprendimenti compiuti dal ragazzo.
Ogni anno gli alunni con disabilità, presenti nelle classi di ogni ordine di scuola, sono costretti a cambiare il docente di sostegno; ma ancora più grave è il fatto che i posti sul sostegno sono ricoperti da insegnanti di classi di concorso in esubero o che chiedono l’assegnazione provvisoria, non specializzati per le attività di sostegno, i quali, non avendo scelto volontariamente di occuparsi di attività di sostegno, considerano questa opzione l’unica via per risolvere problemi di natura personale, che nulla hanno a vedere con il processo di integrazione de ragazzi con disabilità.

Il sostegno è scelta. Decidi di specializzarti perché hai vissuto la disabilità di un figlio, di un fratello, di un amico o perché hai una propensione a prenderti cura delle persone che hanno difficoltà. Come può un docente, in servizio da tanti anni, che non ha mai pensato di specializzarsi per le attività di sostegno, essere pronto a prendersi cura con coscienza di quel ragazzo che, quand’era docente curricolare, aveva spesso trascurato, considerandolo come “l’alunno del collega specializzato”?
Non ci si scandalizzi per la mia affermazione, ma parlo di vita vissuta. Chi era propenso ad occuparsi di alunni con disabilità, probabilmente lo aveva scelto all’inizio della propria carriera e non lo sceglie, obtorto collo, solo per transitare in un posto di ruolo o per avere l’assegnazione provvisoria e ritornare nel luogo di residenza.

Si continua a dire che mancano i docenti specializzati, ma non si vuole prendere atto che esistono migliaia di docenti specializzati che non vengono stabilizzati, con grave danno per i ragazzi ai quali si nega la continuità educativo-didattica, presupposto essenziale per un vero progetto di crescita e di vita.
Da referente per la Sicilia dell’Associazione Genitori Tosti in Tutti i Posti, che si occupa di integrazione scolastica, credo che una “buona politica” non possa perpetuare il sistema attuale il quale, costringendo gli allievi con disabilità a cambiare docente di sostegno ogni anno, impedisce loro un proficuo processo di inclusione.
La continuità educativo-didattica è fondamentale e la politica può intervenire con la trasformazione dei posti in deroga su sostegno, procedendo all’immissione in ruolo dei docenti precari specializzati.
L’interesse dei ragazzi con disabilità è prioritario sia ai vincoli di bilancio (Sentenza del Consiglio di Stato n. 2023 del 23 marzo 2017), sia alla deroga al principio fissato dall’articolo 97, della Costituzione, per la stabilizzazione dei docenti specializzati, come viene affermato da numerose Sentenze. Alle richieste di stabilizzazione da parte dei docenti specializzati, infatti, la politica ha sempre risposto che l’accesso al pubblico impiego è regolato dall’articolo 97 della Costituzione, il quale stabilisce che alle Pubbliche Amministrazioni si debba accedere mediante concorso, non ricordando, però, la frase successiva, che recita «salvo i casi stabiliti dalla legge».
Basti pensare, ad esempio, alla Sentenza 225/10 della Corte Costituzionale, secondo la quale il principio del pubblico concorso per l’accesso agli impieghi nelle Pubbliche Amministrazioni può andare incontro a deroghe ed eccezioni, se l’assunzione corrisponda a «necessità funzionale» dell’Amministrazione stessa e, soprattutto, se siano «previsti adeguati accorgimenti», per assicurare comunque che il personale assunto abbia «la professionalità necessaria allo svolgimento dell’incarico» (Sentenza 215/09 della Corte Costituzionale).
Ebbene, la stabilizzazione dei docenti specializzati, rispondendo all’esigenza di continuità educativo-didattica, è fondamentale per il processo di integrazione dei ragazzi con disabilità e di conseguenza corrisponde a necessità funzionale del sistema scolastico.

Se la politica lo vuole, quindi, può decidere se sostenere i bisogni educativi degli alunni con disabilità oppure se continuare a pregiudicare loro la garanzia di un’effettiva continuità didattica.
Come Genitori Tosti in Tutti i Posti auspichiamo pertanto che la squadra del Ministero dell’Istruzione – che vanta un alto profilo di competenze e di conoscenza del mondo della scuola – non neghi agli allievi con disabilità, ancora una volta, il diritto ad essere seguiti nel loro processo formativo da personale specializzato e il diritto alla continuità educativo-didattica, affinché l’integrazione non resti solo sulla carta, ma diventi una realtà.

Referente per la Regione Sicilia dell’Associazione Genitori Tosti in Tutti i Posti.

Articolo stampato da Superando.it: http://www.superando.it

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