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febbraio « 2017 « Aixtud « associazione italiana per la tutela dei disabili e dei diritti
Aixtud
23feb/170

Parliamo della famiglia (e anche della famiglia con disabilita’)

22 febbraio 2017 @ 18:12 - Società

Immagine della locandina del convegno "Parliamo della famiglia...", Torino, 23 febbraio 2017L’immagine scelta per la locandina del convegno promosso a Torino dall’Associazione Erreics

Si parlerà anche di famiglia con disabilità nel corso del convegno intitolato Parliamo della famiglia…, promosso a Torino (Centro Congressi Hotel Fortino, Strada del Fortino, 36) per giovedì 23 febbraio (ore 9-18) da Erreics, Associazione impegnata per la diffusione della cultura di parità e del principio di non discriminazione nel sistema educativo e nel mondo del lavoro.
A farlo saranno in particolare le rappresentanti della Fondazione Carlo Molo di Torino – che ha anche collaborato insieme ad altri all’organizzazione della giornata – vale a dire la presidente e l’assistente sociale della stessa Maria Teresa MoloAlessia Congia, che si soffermeranno sul tema I bisogni della famiglia nella disabilità sensomotoria acquisita: uno sguardo sociale.

«Questo incontro – spiegano dall’Associazione promotrice – vuole mettere in luce l’importanza della famiglia in una società piena di incertezze e difficoltà: la famiglia che può essere un nido caldo e protettivo, ma anche un luogo di incomprensioni e sofferenze. Il concetto di famiglia in questi anni è cambiato, si è evoluto, adattandosi a nuove esigenze e nuovi contesti. Attualmente ci sono molti modelli di famiglia in continua trasformazione, ma con l’obiettivo comune di creare un ambiente sereno dove far crescere i propri figli». (S.B.)

È disponibile il programma completo del convegno di Torino. Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Elvira Larizza (elviralarizza@libero.it).

Articolo stampato da Superando.it: http://www.superando.it

URL di questo articolo: http://www.superando.it/2017/02/22/parliamo-della-famiglia-e-anche-della-famiglia-con-disabilita/

23feb/170

L’inclusione, la scuola di tutti e le parole del “Gattopardo”

22 febbraio 2017 @ 19:04 - Studio

Burt Lancaster in una scena del film "Il Gattopardo"Ho letto con interesse l’articolo di Rosa Mauro, pubblicato da «Superando.it» con il titolo Inclusione? No, scuola di tutti! , anche perché il mio unico libro scritto sull’argomento nel 1975, sulla scorta della mia esperienza di consulenza ai primi “inserimenti” di alunni con disabilità visiva nelle scuole torinesi, assieme alla compianta amica professoressa Giuliana Oberto – un’insegnante di lettere di scuola media che aveva avuto in classe in via sperimentale un cieco totale (ovviamente senza insegnante di sostegno) – l’avevamo proprio intitolato Handicap e scuola, il bambino cieco nella scuola di tutti. A quel nostro libro si affiancò in seguito quello dell’amico professor Oscar Schindler, un audiologo che aveva seguito i primi inserimenti di sordi nelle scuole della città (Handicap e scuola, il bambino sordo nella scuola di tutti).                                                                                           Ciò significa che noi, antesignani dell’inclusione, pensavamo a una scuola per tutti e a questa nostra idea si ispirò il Legislatore, quando, nel 1977, fu approvata la Legge 517, che salutammo con favore proprio perché anteponeva l’adeguamento del contesto al lavoro dell’insegnante per il sostegno, attraverso una nuova didattica inclusiva; di qui la previsione, di quella stessa Legge, di un rapporto docente per il sostegno/alunno con disabilità di solo 1 a 4. Pensavamo e scrivevamo che egli era come la «cartina di tornasole» che indicava che la didattica applicata andava adeguata per poter «integrare» (questo è un termine “d’epoca”) i più deboli; scrivevamo anche che «l’alunno con handicap» (questa la terminologia di allora) era «una risorsa per la classe», proprio perché la sua presenza avrebbe dovuto motivare i docenti al cambiamento verso una scuola per tutti.

Il resto è storia, una storia che – come ho avuto modo in questi ultimi tempi di denunciare e scrivere in diverse occasioni – ha preso un’altra strada, puntando tutto sul docente per il sostegno e lasciando pressoché immutato il contesto.
Una storia dove in questi quarant’anni l’Università, nei percorsi di laurea che portano all’insegnamento delle diverse discipline nella scuola secondaria, non solo ha ignorato e ignora quasi del tutto i problemi legati all’insegnamento agli alunni con disabilità, ma che non ha nemmeno sentito la necessità di inserire, tranne sporadiche eccezioni, crediti di Pedagogia e Didattica della Disciplina, quasi che l’insegnare sia una scienza infusa!
Una storia che, mentre si chiudevano le scuole speciali, ha visto nascere presso diverse Università le Cattedre di Pedagogia Speciale, come se vi fosse una pedagogia che si occupa solo dell’educazione dei bambini senza problemi e una pedagogia “altra” per chi perfetto non è.
Una storia che ha registrato la progressiva delega al docente per il sostegno dell’insegnamento agli alunni con disabilità e, conseguentemente, il reclamare sempre più ore di sostegno, fino alla presenza di quel medesimo docente per l’intero ciclo di scuola del ragazzo, come garanzia della continuità didattica.
Una storia che ha registrato la richiesta alle scuole del PAI (Piano annuale per l’Inclusione), a fianco del PTOF (Piano Triennale dell’Offerta Formativa) e del PA (Piano Annuale), documenti, questi, già richiesti in precedenza, quasi che vi sia una scuola per gli alunni “inclusi” e una per gli altri.
Una storia, infine, nel corso della quale sono cambiati i termini inserimento prima, integrazione poi e inclusione ora, con i quali si definisce l’apertura della scuola alla frequenza degli alunni con disabilità, ma dove non sono bastati più di quarant’anni per cambiare di pari passo la scuola stessa, facendola diventare quell’istituzione che non solo iscrive tutti quelli che glielo chiedono, ma che sappia veramente essere “di tutti” sul piano reale della didattica e non solo su quello formale della norma e che mettendo al centro del dialogo educativo l’alunno, diventi capace di offrire agli alunni con disabilità pari opportunità di apprendimento (non sempre è possibile dare pari apprendimenti) e pari opportunità di relazione e socializzazione.

Ed è “sotto il peso” di questa storia che in attualmente assistiamo a un gran fermento attorno ai Decreti di Delega della Legge 107/15 (La Buona Scuola), dove, ancora una volta, anziché porre l’attenzione allo sviluppo di un “contesto” quale vero garante di una scuola per tutti e per ciascuno, lasciatemelo dire, mi sembra ci si ispiri piuttosto al famoso detto del Gattopardo: «Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi». Cosicché noi continuiamo a proclamare la “scuola di tutti”, ma a parlare di “inclusione”.

Referente nazionale per la Scuola della FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità).

Articolo stampato da Superando.it: http://www.superando.it

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21feb/170

Disabili: licenza media in base al PEI

Dopo le polemiche sulla mancata concessione del titolo scolastico contenuta nel decreto attuativo della Buona Scuola, arrivano le rassicurazioni del Governo
ragazzo disabile su una sedia a rotelle
di Gabriella Lax - Arrivano le rassicurazioni del Miur sul pericolo paventato nei giorni scorsi dello stop alla licenzia media ai disabili. La questione è nata dopo la pubblicazione dei decreti attuativi della riforma della Buona Scuola, e, in particolare sul provvedimento relativo all'inclusione scolastica. Dal testo, infatti, si evince che gli alunni disabili che hanno diritto a prove differenziate e semplificate non potranno conseguire il regolare diploma di licenza media, ma solo un attestato di crediti formativi. Immediata la protesta di associazioni, sindacati e famiglie per l'ingiustizia del provvedimento che non consentirà a molti ragazzi disabili di ottenere uno dei prerequisiti fondamentali per accedere al mondo del lavoro. «Dopo vent'anni, in cui l'esame era la conclusione di un percorso di formazione personalizzato e adattato alle capacità e alle possibilità dello studente con disabilità e offriva in moltissimi casi l'occasione di conseguire un regolare diploma attraverso prove differenziate e facilitate, ora non più» ha affermato infatti Federica Verin dei gruppi Facebook "Dalla Parte Nostra" e "Un'Altra Abilità" chiarendo come «gli alunni che non riusciranno a sostenere con profitto le prove equipollenti, otterranno solo un attestato di crediti formativi del tutto inutile perchè la successiva frequenza della Scuola Secondaria di Secondo Grado non consentirà di ottenere un diploma vero e spendibile non avendo maturato concretamente il titolo precedente». Ma al grido d'allarme ha risposto il ministro Valeria Fedeli, stemperando i toni. «Abbiamo chiaro che la disabilità è ricchezza, non è qualcosa in meno ma una positiva diversità e la nostra azione sarà improntata su questo principio cardine» ha dichiarato infatti la titolare del Miur precisando che: «Tutte le studentesse e gli studenti con disabilità saranno messi nelle condizioni di svolgere al meglio il proprio percorso di studi e di concluderlo sostenendo prove che attestino le loro specifiche competenze e abilità, in base al Piano educativo individualizzato, predisposto di proposito per loro». E, in particolare, con riferimento agli esami conclusivi di primo grado, ha rassicurato il ministro, il decreto attuativo «nasce dalla volontà e dalla determinazione di dare alle ragazze e ai ragazzi con disabilità pari opportunità formative e una qualità della vita all'altezza delle loro esigenze e dei loro sogni. Per questo - ha concluso - le imprecisioni o le problematiche emerse verranno migliorate in ambito parlamentare».

(14/02/2017 - Gabriella Lax) • Foto: 123rf.com