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marzo « 2016 « Aixtud « associazione italiana per la tutela dei disabili e dei diritti
Aixtud
31mar/160

Ore di sostegno negate a bimbo autistico: Ministero dell’Istruzione condannato

TAR, sez. III, sentenza 26/01/2016 n° 219 Di Laura Biarella Pubblicato il 25/03/2016 Il diritto alle ore di sostegno, a favore di un bimbo autistico, è tornato sui banchi della giustizia, questa volta al Tar della Sicilia, che non ha esitato a riconoscergli il diritto ad un insegnante di supporto per l’intero orario scolastico, oltre ad un risarcimento del danno subito per i mesi che ne è rimasto privo. Il minore interessato nella vicenda de qua è un portatore di handicap, con connotazione di particolare gravità, affetto da

“Autismo atipico”. La patologia è stata classificata come “disturbo pervasivo dello sviluppo” riguardante la funzione celebrale, con effetti sulla sfera relazionale e comunicativa. Il provvedimento, emanato dal dirigente dell’istituto scolastico frequentato, gli aveva assegnato un insegnante di sostegno per sole 17 ore settimanali. I genitori ricorrono alla giustizia amministrativa per l’annullamento dell’atto, al contempo invocando la tutela risarcitoria. Il collegio dichiara di voler confermare il proprio risalente orientamento in materia: “il quadro costituzionale e legislativo è nel senso della necessità di garantire ai disabili le misure di sostegno necessarie per evitare la fruizione solo nominale del percorso di istruzione”, ritenendo di voler riconoscere al bambino il diritto all’insegnante di sostegno secondo il rapporto 1/1. Il Tribunale ha ritenuto inoltre sussistente, in capo al minore, il diritto al risarcimento del danno esistenziale ai sensi dell’art. 2059 c.c., in conseguenza dell’assegnazione di un numero inadeguato di ore di sostegno. Il collegio ha perciò ribadito l’indirizzo giurisprudenziale secondo il quale la violazione della proposta di assegnazione di un docente di supporto, secondo il rapporto 1/1, costituisce indice univoco della colpa della pubblica amministrazione, e che il pregiudizio conseguente al ritardato riconoscimento della pienezza delle ore di sostegno si traduce nell’impossibilità di godere del supporto necessario a garantire la piena soddisfazione dei bisogni di sviluppo ed istruzione del minore. Nel caso in esame l’esigenza di assegnare un insegnante di sostegno secondo il rapporto 1/1 emergeva dallo stato di disabilità grave, veniva inoltre evidenziata dal dirigente nella richiesta di posti in deroga, e trovava altresì conferma nel verbale del GLIS. Il Tar precisa, infine, che quello subito dal minore privato del necessario sostegno rappresenta un danno peculiare, per la dimostrazione del quale si può ricorrere alle presunzioni, tenuto conto di quanto emerge dalla documentazione relativa alla specifica posizione. Il bimbo è infatti portatore di handicap con connotazione di particolare gravità, affetto da “Autismo atipico”, e nel piano individualizzato veniva indicata la necessità di una programmazione differenziata, la quale risulta inattuabile in assenza del costante supporto del docente di sostegno. In merito all’adeguatezza delle 17 ore settimanali assegnate dal dirigente, rispetto ai bisogni educativi del minore, è stata raggiunta la prova, per presunzioni, che la diminuzione delle ore di sostegno ha provocato un danno alla personalità del discente, privato del supporto necessario a garantire la piena promozione dei suoi bisogni. Il danno, posto a carico del Ministero dell’Istruzione, è stato quantificato, in via equitativa, in un importo pari a € 500,00 per ogni mese di mancanza dell’insegnante di sostegno secondo il rapporto 1/1 ore, dalla notifica del ricorso e sino all’effettiva assegnazione. (Altalex, 25 marzo 2016. Nota di Laura Biarella

18mar/160

Invalidi & Disabili

Cassazione: permessi legge 104 spettano anche se l’altro genitore non lavora

Pubblicato da 
Data:18 marzo 2016
Cassazione: permessi legge 104 spettano anche se l’altro genitore non lavora

Permessi ai sensi della legge 104. Con la sentenza n. 16460 del 2012 la Corte di Cassazione, sezione lavoro, ha stabilito che il diritto ai permessi mensili per il genitore di un portatore di handicap grave spetta anche qualora l’altro genitore non lavori.

La sentenza trae origine dal fatto di un dipendente al quale erano stati negati i 3 giorni di permesso mensili ai sensi della Legge 104 per l’assistenza della figlia minore convivente avente handicap grave. In più il ricorrente chiedeva alla società per la quale lavorava il risarcimento del danno esistenziale, biologico e morale, a causa dell’illegittima negazione del beneficio richiesto.

Secondo la Cassazione, per la soluzione della questione, occorreva considerare i numerosi interventi della Corte Costituzionale secondo la quale i permessi ai sensi della Legge 104 hanno la funzione di assicurare la tutela dei soggetti svantaggiati.

Secondo gli ermellini il destinatario della tutela realizzata mediante i permessi non è il nucleo familiare in sè, ovvero il lavoratore onerato dell’assistenza, bensì la persona portatrice di handicap (cfr. Corte Cost. n. 19/2009).

Questo modo di intendere i permessi è in linea con la definizione contenuta nella Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (approvata il 13 dicembre 2006) e con la nuova classificazione adottata nel 1999 dalla Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha definito la disabilità come difficoltà all’espletamento delle attività personali e alla partecipazione sociale (cfr. Cass. sez. unite n. 16102/2009).

La tutela del soggetto svantaggiato, secondo la Cassazione, si concretizza realmente anche attraverso una regolamentazione del contratto di lavoro del familiare della persona tutelata. Quindi, il riconoscimento di diritti in capo al lavoratore viene fatto in funzione del diritto del soggetto svantaggiato a ricevere l’assistenza. La conseguenza di tale interpretazione porta a stabilire che il lavoratore dipendente ha diritto a usufruire dei relativi permessi.

A tale conclusione la Cassazione era pervenuta già nel 2003 con la sentenza n. 7701 con cui aveva chiarito come un’adeguata tutela del figlio con handicap impone l’assistenza continua non solo da parte del genitore non lavoratore, ma anche di quello lavoratore (attraverso i tre giorni di permessi mensili previsti dalla legge), non solo perchè la persona con handicap ha bisogno dell’affetto anche da parte del padre lavoratore, ma anche perchè sussiste una ovvia esigenza di avvicendamento e affiancamento, almeno per quei tre giorni mensili, del genitore non lavoratore.

Secondo la Suprema Corte il previgente testo dell’art. 33 della legge n. 104/1992 deve essere interpretato, pertanto, nel senso che il diritto ai permessi mensili, per il genitore di un portatore di handicap grave, spetta anche qualora l’altro genitore non lavori.

4mar/160

L’ISEE dopo quelle Sentenze del Consiglio di Stato

3 marzo 2016 @ 10:57 - Diritti

Realizzazione grafica con la scritta "ISEE - Indicatore Situazione Economica Equivalente"Come avevamo ampiamente riferito poco più di un anno fa, tre Sentenze del Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio (n. 2454/15n. 2458/15n. 2459/15), si erano pronunciate su altrettanti ricorsi presentati contro il Decreto del Presidente del Consiglio (DPCM) 159/13 e cioè il Regolamento concernente la revisione delle modalità di determinazione e i campi di applicazione dell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE). Quest’ultimo , com’è ben noto, riguarda milioni di cittadini italiani, in quanto l’ISEE viene richiesto ad esempio per l’accesso alle prestazioni sociali agevolate, ovvero a tutti i servizi o gli aiuti economici rivolti a situazioni di bisogno o necessità (prestazioni ai non autosufficienti; servizi per la prima infanzia; agevolazioni economiche sulle tasse universitarie; agevolazioni per le rette di ricovero in strutture assistenziali; eventuali agevolazioni su tributi locali).
Quelle Sentenze, lo ricordiamo, avevano respinto una serie di elementi sollevati dai ricorrenti, ma avevano invece accolto due contestazioni centralinell’impianto di calcolo dell’Indicatore della Situazione Reddituale, ovvero una delle due componenti dell’ISEE (l’altra è quella Patrimoniale).
In sostanza – come riassume un ampio approfondimento pubblicato dal Servizio HandyLex.org – i tre provvedimenti, letti in modo combinato, stabilivano «di escludere dal computo dell’Indicatore della Situazione Reddituale i “trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari, incluse carte di debito, a qualunque titolo percepiti da amministrazioni pubbliche” (art. 4, comma 2 lettera f)», ovvero «tutte le pensioni, assegni, indennità per minorazioni civili, assegni sociali, indennità per invalidità sul lavoro, assegni di cura, contributi vita indipendente ecc.»; di annullare, inoltre, il DPCM 159/13 «nella parte in cui prevede un incremento delle franchigie per i soli minorenni (art. 4, lettera d, n. 1, 2, 3)».
Successivamente, la Presidenza del Consiglio, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e quello dell’Economia e delle Finanze avevano proposto ricorso contro quelle tre Sentenze presso il Consiglio di Stato e la Sezione IV di quest’ultimo, il 29 febbraio scorso, ha respinto i ricorsi (Sentenze n. 838/16n. 841/16n. 842/16), confermando le tesi del TAR del Lazio.

Nel suggerire caldamente ai Lettori la consultazione del citato approfondimento di HandyLex.org, che analizza in modo ampio tutti i risvolti dei provvedimenti assunti dal Consiglio di Stato, ne riportiamo qui alcuni rilievi, a partire da quando viene sottolineato che quelle Sentenze, al momento, «generano una situazione di ampia incertezza applicativa e operativa».
Sempre secondo HandyLex.org, poi, la portata delle Sentenze stesse «è nulla su molti altri delicati aspetti dai risvolti forse ancora più gravi che non il censurato computo delle provvidenze assistenziali», tra cui «la mancata possibilità di detrazione delle spese sanitarie nel caso degli incapienti (cioè redditi bassi); il trattamento di severo minor favore nel caso di ricovero in RSA [Residenza Sanitaria Assistenziale, N.d.R.], che colpisce in particolare i nuclei in cui siano presenti persone anziane non autosufficienti; l’impossibilità per i minori di ottenere l’ISEE ridotto (motivo per il quale erano state previste franchigie più elevate ora cassate dal Consiglio di Stato); la mancata considerazione, nelle scale di equivalenza, della presenza di un caregiver [assistente di cura, N.d.R.] nel nucleo familiare; la mancata considerazione che alcuni patrimoni mobiliari e immobiliari sono destinati al “dopo di noi”».
«In questo scenario – è la conclusione – vi è un welfare territoriale sempre più fragile e dipendente dalla fiscalità locale o da riparti di fondi progressivamente più esigui e che pertanto esercita la leva della maggiore compartecipazione alla spesa o, di converso, nella riduzione dei sostegni e dei servizi». (S.B.)

Ricordiamo ancora l’ampio approfondimento elaborato dal Servizio HandyLex.org, sulle Sentenze prodotte il 29 febbraio scorso dal Consiglio di Stato, testo di cui suggeriamo la consultazione ai Lettori.

Articolo stampato da Superando.it: http://www.superando.it

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