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Aixtud
27gen/150

Negare assistenza domiciliare e’ discriminazione

22 gennaio 2015 @ 18:23

Martelletto del giudice«È la prima Sentenza in Italia che riconosce la discriminazione, nel senso dimancata erogazione di servizi sociali»: salvo smentite, non possiamo che confermare quanto dichiarato il 18 dicembree scorso al quotidiano «Il Messaggero» (cronaca di Ascoli Piceno), dall’avvocato Maria Antonietta Cataldi, che ha assistito una donna con grave disabilità nella sua azione legale contro il Comune di Ascoli.
In sostanza, qualche settimana fa il Tribunale Civile della città marchigiana ha condannato il Comune della stessa a risarcire con 20.000 euro quella donna con grave disabilità, per discriminazione ai sensi della Legge 67/06 (Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni), in quanto per otto anni (dal 2002 al 2010) non le era stata riconosciuta una prestazione di assistenza domiciliare indiretta.

Nel dettaglio della vicenda, era accaduto che i Servizi Sociali, avvalendosi di un’assai discutibile Delibera Comunale che riconosceva l’assistenza solo se svolta da estranei alla famiglia, l’avevano appunto negata alla persona, fino a quando, dopo il 2010, se n’era fatta carico la Regione Marche, con una partecipazione alla spesa del 25% da parte del Comune ascolano.
«Nonostante fosse stato sollecitato più volte – ha dichiarato ancora l’avvocato Cataldi al “Messaggero” -, anche attraverso le vie legali, il Comune non ha mai cercato di trovare un “accomodamentoe ragionevole”, quello di cui parla la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, per fornire assistenza a questa signora gravemente invalida. La conseguenza di tutto ciò è stata che il marito ha dovuto lasciare il lavoro in quegli anni per assistere la moglie; il progetto regionale è stato poi riconosciuto proprio in virtù del fatto che lui stesso assiste la moglie».
Nel corso del processo, va detto, il Comune di Ascoli si è difeso, sostenendo che non ci fossero risorse economiche, motivazione, tuttavia, chenon è stata ritenuta valida dal giudice Mariangela Faina, donde la condanna dell’Ente Locale al risarcimento di cui si è detto.

Si tratta di un provvedimento certamente rilevante, che andando oltre lo stesso caso specifico, fornisce un’ulteriore testimonianza di quanti siano gli àmbiti in cui applicare positivamente una norma antidiscriminatoria come la Legge 67/06, ciò che si auspica accada sempre più spesso. (Stefano Borgato)

Ringraziamo per la segnalazione l’Ufficio Legale della LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità), cui rimandiamo i Lettori (legale@ledha.it) per eventuali, ulteriori approfondimenti.


Articolo stampato da Superando.it: http://www.superando.it

URL di questo articolo: http://www.superando.it/2015/01/22/negare-assistenza-domiciliare-e-discriminazione/

27gen/150

Quanti ostacoli per il diritto allo studio!

di Marilena Dagnese*

23 gennaio 2015 @ 10:02

Di fronte un'assistente, di spalle un ragazzo con disabilitàScrivo non solo in veste di vicepresidente dell’Associazione Superamento Handicap di Cerignola (Foggia), ma innanzitutto perché sono la mamma di Niccolò Preziosa, un ragazzo disabile con difficoltà motorie che il 3 dicembre scorso, in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, ha presenziato a Palazzo Chigi all’evento intitolato La sfida per l’inclusione. Il futuro delle persone con disabilità, organizzato dai Ministeri del Lavoro e delle Politiche Sociali, da quello dell’Istruzione, Università e Ricerca e da quello della Salute, in collaborazione con la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e la FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali di Persone con Disabilità) [se ne legga nel nostro giornale, N.d.R.].
Niccolò era stato invitato a partecipare in qualità di “testimone per le buone prassi a scuola”,di cui la Scuola Secondaria di Primo Grado Giuseppe Pavoncelli di Cerignola si è resa protagonista attiva, nell’offrire una preziosa opportunità di crescita e formazione e nel non considerare mai mio figlio come una persona diversa dagli altri. E ciò è stato reso possibile grazie alla straordinaria sinergia venutasi a creare tra la nostra famiglia, l’intero corpo docente, la psicologa-assistente all’autonomia e alla comunicazione, l’assistente domiciliare specializzata, i compagni di classe e l’Ente Comunale di Cerignola il quale – è mio dovere sottolinearlo – provvede già da anni a non ledere il diritto all’istruzione e all’inclusione scolastica dei nostri ragazzi, ed ergendosi in tal modo a pioniere della garanzia di tale diritto, ha fatto sì che diventassimo un esempio di buone prassi per altre scuole italiane.
Certamente per Niccolò si è reso necessario un percorso didattico cucito su misura per lui dalla sua psicologa assistente all’autonomia e alla comunicazione, dalla sua insegnante di sostegno e da tutto il corpo docente e dal sostegno prezioso dell’assistente a casa, cosicché – grazie al supporto di ausili didattici e informatici che gli hanno permesso di studiare come gli altri, senza diversità di trattamento nel sostenere le prove di verifica e le interrogazioni, ma principalmente grazie allo spirito e allo scambio umano che è prima di tutto reciproco arricchimento e che ha investito tutti coloro che lo hanno accompagnato nel suo percorso scolastico – è riuscito a conseguire la licenza media inferiore con 10 e lode, quest’ultimo segno non della compassione dei suoi docenti, ma testimonianza della sua fatica, del suo impegno, della sua volontà di dimostrare e poter dire a tutti che: «Io ci sono, Io ce la posso fare ad essere anche un’eccellenza».
E tuttavia non è solo di mio figlio che voglio parlare. Mi rivolgo infatti a tutti gli organi di comunicazione affinché, parlandone, mi aiutino a denunciare, facendo arrivare all’attenzione di altrettanti organi competenti, la pesante situazione che molte famiglie si trovano ad affrontare.

Il motivo che mi spinge a scrivere concerne un problema che tocca le corde e il cuore di noi genitori e che al momento vede ledere i diritti dei nostri figli proprio in materia di diritto all’istruzione e all’inclusione scolastica nelle scuole d’istruzione secondaria superiore. Come cambiare lo stato attuale delle cose? Parlandone, scrivendo, facendosi sentire e dando voce a chi voce non sembra averla in questo delicato momento.
Come detto, faccio parte, come vicepresidente, dell’Associazione Superamento Handicap, presieduta da Simone Marinelli, e da sempre impegnata in prima linea nella tutela dei diritti delle persone con disabilità, con maggiore riguardo ai minori presenti sul territorio e con la mission di migliorare la loro qualità di vita, raccogliendo – in sinergia con la Cooperativa Sociale SuperHando di Cerignola, che gestisce anche il servizio di assistenza all’autonomia e alla comunicazione presso le scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado del Comune – le problematiche di quelle famiglie che, lamentandosi di essere lasciate sole dalle stesse Istituzioni, si rivolgono alla nostra stessa Associazione per essere supportate nelle loro battaglie per il rispetto dei diritti dei loro figli.
Ebbene, con la presente vorrei farmi portavoce di tutte le altre famiglie che come la mia si trovano a subire le lungaggini burocratiche e conseguentemente i problemi derivanti da una cattiva organizzazione provinciale.

In sostanza, le famiglie dei ragazzi con disabilità psicofisiche che frequentano le scuole di istruzione secondaria superiore della Provincia di Foggia richiedono per i loro figli l’assistenza specialistica di personale qualificato all’interno della scuola, ma a più di tre mesi dall’inizio dell’anno scolastico, non avevano ancora visto assegnare le/gli assistenti specialistiche/ci che si potessero occupare dell’autonomia e della comunicazione di questi ragazzi, fornendo al contempo un prezioso supporto ai docenti di sostegno e alle famiglie stesse.
Tengo per altro a sottolineare che tale ritardo è una consuetudine verificatasi in altri anni scolastici, ricordando anche ciò che è ben noto, ovvero che l’assegnazione degli assistenti è una competenza delle Province e non dei Comuni.
Le ragioni di tale ritardo, addotte ad esempio dalla stessa Provincia di Foggia, ma anche dalle altre Province, ricadono in genere sulladifficoltà a reperire i fondi per tale assistenza, ledendo così il diritto allo studio. E per questo càpita anche che siano le famiglie ad accollarsi le spese per pagare un assistente e mandare i figli a scuola, oppure che, in assenza di tale supporto, l’alunno/a frequenti la scuola solo nelle ore in cui è presente il docente di sostegno. Ciò non è ammissibile!

Attualmente mio figlio Niccolò frequenta la prima superiore del Liceo Tecnologico (indirizzo Scienze Applicate). In ottobre ho presentato ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) di Bari perché chi sta provvedendo al pagamento della sua assistente all’autonomia e alla comunicazione è la sua famiglia e non la Provincia, che invece dovrebbe garantire proprio tale servizio. E tutto questo non collima affatto con quanto ho dichiarato sopra e con il significato della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità! Che fine fanno, poi, le buone pratiche per una buona scuola, in questo passaggio dalla scuola secondaria di primo grado a quella di secondo grado?

Mi trovo dunque a riflettere su una questione non indifferente. Tutte quelle famiglie che purtroppo, considerando il periodo di crisi economica, non possono permettersi di sostenere le spese per il pagamento di un assistente specialistico devono rinunciare a un loro sacrosanto diritto.
Vorrei per altro puntualizzare che nella Provincia di Barletta-Andria-Trani il servizio di assistenza specialistica è partito già da un po’. La Regione Puglia, pertanto, ha svolto il proprio dovere.
A quanto pare sembrerebbe trattarsi di una questione di disorganizzazione della Provincia di Foggia che tra l’altro, indipendentemente dalla Regione Puglia, dovrebbe prevedere già un impegno di spesa.
Chi è dunque disposto a impegnarsi, denunciando come me e facendo in modo che si possa risolvere una volta per sempre questo grave problema che continua a ledere il diritto allo studio di tanti ragazzi? Quei ragazzi che prima di quel grado di istruzione, ovvero nelle scuole di istruzione secondaria di primo grado, stavano “alzando le proprie ali” e che ora, invece, nel successivo grado di istruzione, che è in capo alla Provincia, le ali se le vedono tarpate!

Mamma di un ragazzo con disabilità, a nome di tante altre mamme.


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27gen/150

Province e assistenti a scuola: il Governo risponde alla FISH

23 gennaio 2015 @ 16:34

Studenti in classe, fotografati di spalleGià da qualche tempo il nostro giornale sottolinea tutti i rischi che potrebbero derivare per il diritto allo studio delle persone con disabilità dall’entrata in vigore dellaLegge 56/14 (Disposizioni sulle Città Metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni di Comuni), la cosiddetta “Legge Delrio”, che modificherà notevolmente l’assetto istituzionale.
Sulla questione arriva ora la presa di posizione della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), alla quale, come annota il presidente Vincenzo Falabella, «giungono segnali di allarme da molti territori circa l’assenza di definizione di quale sia la destinazione della competenza riguardante l’assegnazione degliassistenti educativi e della comunicazione agli studenti con disabilità, se sia cioè in capo alle Regioni, ai Comuni o alle nuove Città Metropolitane».

«Il diritto allo studio e a un’efficace inclusione scolastica – si legge in tal senso nella nota della Federazione – non sono garantiti solo dagli insegnanti di sostegno o dall’attenzione nella predisposizione di percorsi personalizzati, ma, in molti casi, anche dalla presenza di assistenti educativi e della comunicazione (AEC). Il loro supporto è essenziale soprattutto nel caso di alunni sordinon vedenti o ipovedenticon pluriminorazioni. Il loro ruolo è espressamente previsto dalla Legge Quadro 104/92, mentre il Decreto Legislativo 112/98 (articolo 139, comma 1 c) aveva attribuito alle Province la competenza per la loro assegnazione. La “Legge Delrio”, però, pur nell’intento di perseguire principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza, ha soppresso le Province e ne ha redistribuito le principali competenze istituzionali, ma quelle relative agli assistenti educativi e alla comunicazione rimangono piuttosto indeterminate, causando un notevole disorientamento e un rischio per il diritto allo studio delle persone con disabilità».
«A questo punto – si chiede con preoccupazione la FISH, in modo tutt’altro che sottinteso – non è che la tendenza sia orientata verso la soppressione di quella competenza e conseguentemente verso l’eliminazione delle figure degli assistenti educativi e della comunicazione?».
«Ricordiamo – preme sottolineare a Falabella – che la Sentenza 80/10 della Corte Costituzionale garantisce il diritto allo studio delle persone con disabilità senza vincoli di bilancio, riconoscendo che tutti gli strumenti e gli istituti necessari all’educazione inclusiva devono essere garantiti».

Per chiarire dunque la situazione e scongiurare i gravi rischi paventati, la FISH ha richiesto un incontro urgente con i rappresentanti del Governo, ritenendo che vi siano gli spazi politici e i tempi tecnici per un intervento dirimente e di salvaguardia dei diritti civili e in tal senso una prima risposta è già arrivata in queste ore, da parte di Gianclaudio Bressa, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che si è dichiarato disponibile a un confronto concretamente rivolto a ricercare la soluzione più adeguata, tenuto conto appunto della complessiva riforma degli Enti Locali, Città Metropolitane e Province, di fatto in vigore dal 1° gennaio scorso. Un confronto che dovrebbe avvenire nei prossimi giorni in data aancora da definire. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@fishonlus.it.


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