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maggio « 2014 « Aixtud « associazione italiana per la tutela dei disabili e dei diritti
Aixtud
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Fare chiarezza su ogni tipo di discriminazione

15 maggio 2014 @ 09:57

Realizzazione grafica dedicata alla discriminazioneRealizzazione grafica dedicata alla discriminazione

«Andare al lavoro contento, sentendosi realizzati, inseriti nel tessuto sociale e con la possibilità di godere del proprio operato nel momento in cui i risultati positivi si palesano nel aver fatto star bene le persone affidate. Questo, secondo me, è il massimo che un disabile in generale possa chiedere dalla propria vita! Tutto bene, fino al momento in cui, in pochi minuti, ti crolla letteralmente il mondo addosso e vieni messo di fronte alla cruda realtà della vita, trovandotiindifeso con la tua disabilità!».
È questo che può capitare a una persona con disabilità sul posto di lavoro – opportunità tra l’altro assai remota, come confermano i dati sulla disoccupazione di questi cittadini – di fronte a fenomeni di maleducazione e arroganza che sembrano purtroppo essere sempre più diffusi.

È capitato, ad esempio, a un nostro Lettore con disabilità visiva – sue le parole di apertura – impiegato come fisioterapista all’Ospedale di Gorizia e coinvolto, insieme a una collega con disabilità motoria, in una discussione dai toni quanto meno accesi con un dipendente della stessa struttura, venendone duramente apostrofato, minacciato e insultato.
«Simili comportamenti – scrive il Lettore – fanno paura già alle persone sane, che possono teoricamente difendersi, figuriamoci a un disabile visivo come me, o a una persona con gravi problemi fisici, come la mia collega».
Non sarà che atteggiamenti del genere siano indotti proprio dalla disabilità delle persone coinvolte? Il dubbio è concreto e l’auspicio è che di fronte a situazioni del genere le strutture pubbliche al cui interno si verificano fatti del genere – e naturalmente anche quelle private – vogliano sempre fare la massima chiarezza, sapendo distinguere tra la maleducazione ed eventuali comportamenti di stampo discriminatorio. (S.B.)


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Va garantito il progetto individuale

28 aprile 2014 @ 15:59

Ombra della Dea Giustizia con la bilancia in manoL’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale) di Modica (Ragusa) esprime soddisfazione per una recente Sentenza depositata il 10 aprile scorso dal Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) della Sicilia(Sezione Staccata di Catania), che ha riconosciuto i diritti di una minore con disabilità e della sua famiglia, in relazione all’articolo 14 della Legge 328/00 (Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali), quello cioè ben noto sui progetti individuali delle persone con disabilità.
Infatti, quella famiglia di Scicli (Ragusa) – rappresentata dall’avvocato Francesco Marcellino, consulente legale dell’ANFFAS Nazionale – era ricorsa al TAR, contro il proprio Comune di residenza e l’Azienda Sanitaria Provinciale di Ragusa, chiedendo «l’annullamento del silenzio-inadempimento formatosi sulla richiesta di predisposizione del progetto individuale per minore con disabilità». In parole semplici, si lamentava che le Amministrazioni chiamate in causa non avessero fornito alcuna risposta alla richiesta di predisporre un progetto individualizzato per la figlia minore con disabilità.

«La Legge 328/00 – viene sottolineato in una nota dell’ANFFAS di Modica – rappresenta sempre uno strumento normativo quanto mai prezioso per le persone con disabilità poiché consente di avere un univoco progetto di vita riguardo alle esigenze personali negli àmbiti familiari, sociali e di lavoro, ma soprattutto riguardo ai servizi cui deve provvedere il Comune di residenza nonché quelli sanitari e terapeutico-riabilitativi, di competenza dell’Azienda Sanitaria Provinciale. La presa in carico globale delle persone con disabilità e delle loro famiglie da parte delle Istituzioni competenti permette infatti di poter conoscere i diversi servizi presenti sul territorio, la loro organizzazione e interazione, al fine di favorire le famiglie stesse nelle loro scelte quotidiane circa i loro bisogni e necessità di assistenza socio-sanitaria ed evitando in tal modo le difficoltà inerenti alla ricerca di servizi disgregati e disseminati sul territorio stesso».
«Certi dunque di condividere anche il pensiero dell’ANFFAS Sicilia e dell’ANFFAS Nazionale – conclude la nota dell’Associazione modicana – ci dichiariamo soddisfatti rispetto a questa Sentenza, anche se siamo consapevoli che le famiglie siciliane sono ad oggi costrette, a proprie spese, a far valere nelle aule dei Tribunali i diritti fondamentali dei propri figli». (S.B.)

Ricordiamo ancora la disponibilità del testo della Sentenza di cui si parla nella presente nota. Per ulteriori informazioni e approfondimenti: info@anffasmodica.it.


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