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aprile « 2014 « Aixtud « associazione italiana per la tutela dei disabili e dei diritti
Aixtud
21apr/140

Chi risarcira’ i danni per quei controlli illegittimi?

di Franco Bomprezzi*

18 aprile 2014 @ 17:56

Dito puntato di uomo in primo pianoNon hanno esitazioni nel parlare di «sentenza storica»: l’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale) e la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) esultano, dopo avere letto le determinazioni del TAR del Lazio [Sentenza 3851/14, N.d.R.] che il 9 aprile scorso ha accolto quasi interamente la tesi delle due organizzazioni, convinte che negli anni dei controlli straordinari disposti dall’INPS sotto il titolo di “caccia ai falsi invalidi” si siano operati gravi abusi nei confronti delle persone con disabilità vera, in particolare disabilità intellettiva, ma non solo.
L’INPS è stato condannato e di fatto, a questo punto, è in discussione un intero biennio di controlli e di cifre non corrispondenti alla realtà dei fatti. Esattamente quello che da tempo scriviamo anche da queste colonne. Non è infatti in discussione, diciamolo subito, la legittima e doverosa ricerca di truffe o di false certificazioni di invalidità inesistenti: una ricerca che, per altro, vede in prima linea soprattutto le forze di polizia giudiziaria, non l’INPS. Ciò che è avvenuto, in nome della sacrosanta lotta alle “false invalidità”, è stato invece un abuso di posizione dominante e un mancato rispetto dei diritti delle persone con disabilità e delle procedure corrette di verifica.

Il TAR del Lazio analizza e contesta una serie di Circolari Amministrative dell’INPS che nel corso degli anni hanno di fatto alterato le regole, non prevedendo, ad esempio, nelle commissioni di verifica straordinaria (quindi non nella sede originariamente preposta alle certificazioni e alle revisioni, ossia l’ASL), la presenza di un medico specialista in rappresentanza delle persone con disabilità intellettiva.
In questo lungo periodo di illegalità – perché di questo alla fine si sta parlando – è avvenuto di tutto, compreso il conteggio arbitrario delle pensioni revocate o riviste, come se fossero altrettante situazioni di falsa invalidità.
«Così facendo – dichiarano dalla FISH e dall’ANFFAS – il numero delle revoche, alla fine dei controlli “straordinari”, è risultato artificiosamente elevato: sono state cioè sommate anche le posizioni comunque già considerate rivedibili e, in larga misura, in ogni caso destinate a revoca. Si sarebbero dovuti effettuare ben altri controlli, oltreché, ad esempio, evitare di visitare persone da decenni ricoverate in strutture a causa della loro disabilità, sicuramente non “falsi invalidi”, con tutti i gravosi, inutili e ulteriori costi delle visite per l’INPS, oltre ai disagi per i cittadini. I dati finali, come pure la millantata incidenza dei cosiddetti “falsi invalidi” effettivamente individuati dall’INPS, sono così risultati “gonfiati” e forieri solo di costi per l’Amministrazione, che sembrano addirittura aggirarsi intorno ai 30 milioni di euro!».

Alcune questioni si pongono adesso con forza: chi risarcirà i danni subiti da persone e famiglie che in questi due anni sono state sottoposte in modo del tutto scorretto e sostanzialmente arbitrario a controlli e richieste assillanti di documentazione specialistica (costosa e spesso assolutamente superflua, in presenza di disabilità permanenti)? E quando si decideranno Governo e Parlamento ad affrontare, una volta per tutte, una seria e rigorosa revisione dei criteri di accertamento dell’invalidità, stato di handicap e disabilità, che ancora oggi avviene in base a norme superate, burocratiche e farraginose?
È curioso poi constatare come questa notizia, decisamente rilevante per decine di migliaia di persone e in generale per l’intera opinione pubblica attenta al corretto uso della spesa pubblica, non sia stata ritenuta degna di nota dalla grande informazione generalista. È molto più comodo e di routine pubblicare la foto di un “falso invalido” e fare di ogni erba un fascio. Ma questo è un altro discorso…

Direttore responsabile di «Superando.it».


Articolo stampato da Superando.it: http://www.superando.it

URL di questo articolo: http://www.superando.it/2014/04/18/chi-risarcira-i-danni-per-quei-controlli-illegittimi/

16apr/140

Giustizia e’ fatta per le persone con vera disabilita’!

15 aprile 2014 @ 17:54

martelletto-giudiceTramite la Sentenza 3851/14, che non appare esagerato definire come “storica”, il 9 aprile scorso il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio si è pronunciato su un giudizio avviato dall’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), con l’intervento di supporto (ad adiuvandum) della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), contro una serie di messaggi e circolari con cui l’INPS, tra il 2011 e il 2012, aveva disciplinato i controlli dei Piani straordinari di verifica sui cosiddetti “falsi invalidi” per 500.000 persone.
Giunta infatti dopo ben tre anni di dura battaglia nelle aule giudiziarie, tale Sentenza riconosce – come già ampiamente denunciato dalle stesse ANFFAS e FISH e ripreso più volte sulle pagine del nostro giornale -, che le modalità adottate dall’INPS per le verifiche straordinarie sono state «illegittime e lesive dei diritti delle vere persone con disabilità» esconfessa ancora un volta anche i dati forniti dall’Istituto in materia.

«A partire dal 2011 – si legge in un comunicato congiunto di ANFFAS e FISH -, dopo avere già effettuato 300.000 controlli nei due anni precedenti, l’INPS, in via unilaterale e anche in contraddizione rispetto alle garanzie previste dalla normativa statale, ha modificato progressivamente le modalità delle verifiche straordinarie, stabilendo di far rientrare, nei controlli a campione, anche gli invalidi per i quali era già stata precedentemente prevista una rivedibilità. Così facendo il numero delle revoche, alla fine dei controlli “straordinari”, è risultato artificiosamente elevato: sono state cioè sommate anche le posizioni comunque già considerate rivedibili e, in larga misura, in ogni caso destinate a revoca. Senza dire che poi tale attività ha distolto l’impegno dell’INPS da quello che effettivamente aveva richiesto il Parlamento: controllo, in aggiunta all’ordinaria attività di revisione, delle situazioni determinate molti anni addietro».
«Si sarebbero dovuti effettuare ben altri controlli – prosegue la nota -, oltreché, ad esempio, evitare di visitare persone da decenni ricoverate in strutture a causa della loro disabilità, sicuramente non “falsi invalidi”, con tutti i gravosi, inutili e ulteriori costi delle visite per l’INPS, oltre ai disagi per i cittadini. I dati finali, come pure la millantata incidenza dei cosiddetti “falsi invalidi” effettivamente individuati dall’INPS, sono così risultati“gonfiati” e forieri solo di costi per l’Amministrazione, che sembrano addirittura aggirarsi intorno ai 30 milioni di euro!».

Fatto poi ulteriormente significativo, il TAR del Lazio ha accolto anche gli ulteriori rilievi di ANFFAS e FISH circa la non equiparabilità tra le visite di revisione ordinaria, di competenza prioritaria della Commissione ASL (primo punto di riferimento territoriale per i cittadini), e quelle straordinarie di competenza esclusiva dell’INPS. Con tale modalità imposta dall’Istituto, infatti, è stata impedita la visita presso le Commissioni ASL più vicine ai cittadini, costringendoli, per la revisione ordinaria, anche a trasferimenti di decine e decine di chilometri da casa e non garantendo quel doppio controllo che evitasse le sviste di una sola commissione.
E ancora, il TAR ha appurato che è mancata la tutela alle persone con disabilità intellettiva e/o relazionale: infatti, mentre i medici nominati dall’ANFFAS erano presenti nelle Commissioni ASL, essi erano esclusi dalle verifiche straordinarie dell’INPS, lasciando pertanto prive di specifica tutela le persone con questi tipi di disabilità.

«Ma non è tutto – si legge ancora nella nota di ANFFAS e FISH -, dal 2012, infatti, l’INPS ha incluso nelle verifiche straordinarie non solo le condizioni di invalidità, ma anche quelle di handicap (come da Legge 104/92), senza averne una copertura normativa, giunta solo alla fine del 2012. Anche in questo caso, quindi, il TAR del Lazio ha riconosciuto le doglianze sollevate dalle nostre organizzazioni e ha pienamente chiarito che si sono usate, almeno fino al 2013, le visite di verifica straordinaria per degli scopi che la norma statale non riconosceva: eliminare cioè certificazioni per lo stato di handicap, che erano e sono cosa ben diversa da quelle per riconoscere l’invalidità civile e le relative provvidenze economiche».
Un ulteriore, importante chiarimento, infine, seppure non accolto con la Sentenza di cui si parla, è stato quello relativo al riconoscimento dell’efficacia del Decreto Ministeriale del 2 agosto 2007 (Individuazione delle patologie rispetto alle quali sono escluse visite di controllo sulla permanenza dello stato invalidante), che aveva fissato l’esenzione da visite di revisione o verifiche straordinarie in caso di patologie «stabilizzate o ingravescenti», principio che nel corso degli anni successivi al ricorso e proprio per impulso di questo, sembra in via di progressiva acquisizione da parte dell’INPS.

Al momento sono in corso attenti approfondimenti, sempre da parte di FISH e ANFFAS, sulle ricadute dirette per le persone con disabilità che si sono viste revocare le provvidenze economiche in forza di quelle disposizioni amministrative dichiarate ora illegittime.
«Si tratta quindi di una Sentenza fondamentale – conclude il comunicato delle due organizzazioni – perché mette in discussione le modalità delle verifiche già realizzate, mettendo al tempo stesso in dubbio anche quelle successive al 2012. Il nostro interesse non è certo quello di contrastare l’individuazione dei “falsi invalidi”, ma di fare in modo che siano rispettati i diritti fondamentali delle vere persone con disabilità e che i controlli siano condotti con le opportune garanzie, in modo efficace e mirato, evitando inutili disagi e vessazioni. Per questo ci auguriamo e richiedono con forza che Governo e Parlamento chiariscano e riformino non solo il piano di verifica sugli accertamenti, ma anche l’intero sistema di accertamento di invalidità civile, stato di handicap e disabilità che risulta ormai obsoleto, farraginoso e inefficiente. Tale riforma, del resto, è prevista nello stesso Programma d’Azione Biennale per la Promozione dei Diritti e l’Integrazione delle Persone con Disabilità che il Governo si è impegnato a mettere in atto per garantire il rispetto dei diritti umani delle persone con disabilità». (S.B.)


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15apr/140

I nodi irrisolti del lavoro

di Virginio Massimo*

14 aprile 2014 @ 15:53

Persone con disabilità intellettiva al lavoroLa situazione legislativa italiana in tema di diritto al lavoro per i disabili può essere considerata in maniera positiva, ma è la risposta delle Istituzioni che costituisce il punto debole della gestione dei problemi concreti. In particolare, per quanto riguarda la “faccia” della questione di cui è responsabile il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, esistono alcuni nodi irrisolti che dovrebbero al più presto essere sciolti e che segnatamente si riferiscono all’attuazione della Legge 68/99 che regola l’inserimento al lavoro dei disabili.
Innanzitutto, quanto previsto dalla suddetta Legge in merito alla quota del 7% dei posti riservata ai lavoratori disabili sul totale dei lavoratori in organico non viene rispettato e l’evasione raggiunge punte molto alte, sia nel settore privato che in quello pubblico; e lagrave carenza di adeguati controlli da parte degli enti preposti (Ispettorati del Lavoro) costituisce di per sé un incentivo all’inosservanza di un obbligo di legge.
Inoltre, la possibilità di esonero che prevede di pagare una multa invece di assumere una persona con disabilità andrebbe abolita perché non è giusto né moralmente accettabile monetizzare un diritto costituzionalmente garantito come quello al lavoro.

Tutto quanto detto riguarda l’intero mondo della disabilità ed evidenzia come la Legge 68 sia attuata solo in maniera parziale e insoddisfacente. Per le persone con disabilità psichica, poi, la situazione è decisamente peggiore, in quanto la percentuale di assunti sia nelle imprese private che nelle amministrazioni pubbliche risulta veramente irrisoria.
Ciò è imputabile certamente alla presenza di pregiudizi negativi nei confronti di queste persone, presentate come “soggetti del tutto incapaci di lavorare” e “completamente inaffidabili”.
Eppure, l’articolo 11 della Legge 68 – attualmente utilizzato pochissimo – permetterebbe nella maniera più trasparente possibile, attraverso convenzioni, tirocini mirati e chiamate nominative, un significativo inserimento di disabili psichici nel mondo del lavoro. E si dovrebbe anche sostenere con maggior impegno l’iniziativa delle Cooperative Sociali di tipo B impegnate per inserire nel lavoro le persone con disabilità psichiatrica con gravi difficoltà.

Chiediamo dunque la solidarietà di tutti i cittadini per quella che consideriamo una battaglia di civiltà, invitandoli anche a diffondere e sottoscrivere questo nostro messaggio.

Presidente dell’Associazione Tutti Nessuno Escluso (Coordinamento Nazionale per l’Inclusione Sociale dei Disabili Psichici).


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