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Aixtud
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Detrazioni fiscali: il rischio sembra scongiurato

22 gennaio 2014 @ 12:05

Fabrizio SaccomanniIl ministro dell’Economia e delle Finanze Fabrizio Saccomanni

Sembra decisamente scongiurato il rischio che un taglio lineare delle detrazioni fiscali, entro il 31 gennaio, colpisca pesantemente tante persone con disabilità e le loro famiglie, questione su cui nei giorni scorsi la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) aveva lanciato un forte segnale d’allarme.
Infatti, secondo quanto comunicato in una nota del Ministro dell’Economia, «il taglio delle detrazioni non ci sarà e per trovare le risorse che verranno a mancare si procederà con tagli alla spesa per circa 500 milioni».
«Il Governo – si legge in particolare nella stessa nota – ritiene che la sede più opportuna per esercitare l’intervento di razionalizzazione delle detrazioni, così come previsto dal comma 575 della Legge di Stabilità 2014 [Legge 147/13, articolo 1, comma 575, N.d.R.], sia la delega fiscale attualmente in approvazione in Parlamento. A tal fine, anche con l’obiettivo di evitare qualsiasi ulteriore aggravio fiscale, il Governo provvederà, con apposito provvedimento, ad abrogare il comma 576 della legge di Stabilità 2014 e di conseguenza non vi sarà alcuna riduzione delle detrazioni attualmente in vigore. La copertura sarà assicurata incrementando gli obiettivi di risparmio previsti dalla revisione della spesa aggiungendovi, pertanto, le cifre stabilite nel comma 575 della stessa legge».

«Nella Legge di Stabilità per il 2014 – aveva scritto nei giorni scorsi la FISH – vi è una riduzione delle detrazioni previste dall’articolo 15 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (DPR 917/86), vale a dire un’ampia gamma di oneri che il contribuente può detrarre al 19% della spesa sostenuta, in sede di denuncia annuale dei redditi: i mutui per l’acquisto dell’abitazione, le spese sanitarie, quelle per l’acquisto di ausili o veicoli adattati al trasporto di persone con disabilità, quelle di interpretariato per sordi o per l’acquisto di cani guida per ciechi, le spese veterinarie, le spese funebri, le erogazioni liberali (ad esempio le donazioni) e altro ancora. Quelle detrazioni, stando appunto alla Legge di Stabilità, devono essere “razionalizzate”, fino ad assicurare maggiori entrate pari a 488,4 milioni di euro per l’anno 2014, 772,8 milioni per il 2015 e 564,7 milioni a decorrere dall’anno 2016. “Razionalizzare”, però, significa diminuirne la percentuale detraibile, oppure applicare la detrazione ponendo limiti di reddito, oppure sopprimere alcune spese detraibili, oppure ancora un mix di tutti questi interventi. La Legge di Stabilità, per altro, indica espressamente che questo intervento di razionalizzazione deve essere effettuato “tenendo conto dell’esigenza di tutelare i soggetti invalidi, disabili o non autosufficienti”. E tuttavia questo intervento normativo, molto impegnativo sotto il profilo tecnico, deve essere definito entro il 31 gennaio 2014, cosicché se il termine non verrà rispettato, scatterà la cosiddetta ”clausola di salvaguardia”, riducendo in modo lineare la detrazione attualmente fissata al 19% della spesa sostenuta, “al 18% per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2013” – e quindi già sui redditi del 2013, ovvero sulla prossima denuncia dei redditi – e al 17% a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2014».
Ebbene, l’annunciata abrogazione dell’articolo 1, comma 576 della Legge di Stabilità, quello appunto riferito alla “clausola di salvaguardia”, sembra quindi fare cadere il rischio paventato dalla FISH, in un quadro, comunque, che continueremo senz’altro a seguire attentamente. (S.B.)


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24gen/140

Il Comune di Reggio Calabria faccia subito marcia indietro!

22 gennaio 2014 @ 13:44

Bimbo alla lavagan con aria corrucciata«È necessario l’immediato ritiro di quell’Atto Amministrativo del Comune di Reggio Calabria che, impedendo l’iscrizione dei bambini con disabilità alle scuole dell’infanzia per l’anno 2014/2015, calpesta palesemente i diritti dei bambini in questione e delle loro famiglie. Il tardivo tentativo dei Commissari di risolvere la situazione con l’annuncio di possibili eventualiassunzioni di personale, non è sufficiente e soprattutto mette in luce ancora una volta come chi ha una disabilità è considerato un cittadino di serie B»: così Roberto Speziale, presidente nazionale dell’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale),commenta l’incredibile decisione del Comune calabrese, pubblicamente rintracciabile nel sito dello stesso, che infrange non solo la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (da cinque anni la Legge 18/09 del nostro Paese), ma la stessa Costituzione Italiana e le norme dello Stato.

«Il fatto che il Comune sia da tempo commissariato [dopo essere stato sciolto per infiltrazioni della malavita organizzata, N.d.R.] - prosegue Speziale – non deve comportare discriminazioni di alcun tipo, soprattutto per i bambini con disabilità. Quella decisione dell’Amministrazione evidenzia nuovamente la mancanza di una cultura dell’inclusione sociale e scolastica, due fattori fondamentali per la crescita della società. L’avviso in questione è il frutto di un retaggio culturale che ancora non crolla, basato su esclusione e discriminazione».
«Inoltre – conclude il Presidente dell’ANFFAS – l’evidente e illegittima disparità di trattamento tra i bambini con disabilità e non, è da considerarsi ancora più grave, poiché la priorità nell’accesso ai servizi deve essere garantita proprio ai bambini con disabilità, specie con connotazione di gravità, ai sensi della Legge 104/92. Pertanto, la nostra Associazione chiede l’immediato annullamentoin via di autotutela dell’Avviso in questione, vedendosi costretta, in caso contrario, a mettere in campo, di concerto con le realtà associative del territorio, tutte le azioni legali del caso, per censurare ed eliminare tale gravissima discriminazione».

«Sembra chiaro – commenta dal canto suo Antonio Nocchetti, presidente dell’Associazione Tutti a Scuola, in una nota pubblicata da “Il Fatto Quotidiano.it” – che il diritto ad iscrivere in un asilo nido comunale un bambino disabile nell’anno scolastico 2014-15 a Reggio Calabria èsubordinato ad esigenze di bilancio».
«Peccato che – aggiunge Nocchetti, invitando il ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza a intervenire urgentemente -, come hanno scritto  i giudici della Corte Costituzionale il 26 febbraio 2010 nella Sentenza 80, “il diritto del disabile all’istruzione si configura come un diritto fondamentale. La fruizione di tale diritto è assicurata, in particolare, attraverso misure di integrazione e sostegno idonee a garantire ai portatori di handicaps la frequenza degli istituti d’istruzione” . E ancora, in riferimento a ipotetici “tetti “agli organici di sostegno, la Corte ha sentenziato che: “le disposizioni censurate che prevedono, da un lato, un limite massimo nella determinazione del numero degli insegnanti di sostegno e, dall’altro, l’eliminazione della citata possibilità di assumerli in deroga, si pongono in contrasto con il riportato quadro normativo internazionale, costituzionale e ordinario, nonché con la consolidata giurisprudenza di questa Corte a protezione dei disabili fin qui richiamata». (R.S. e S.B.)


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24gen/140

Risarcimento ai nascituri disabili: una riflessione

di Antonio Giuseppe Malafarina*

22 gennaio 2014 @ 18:27

Particolare di volto di uomo anziano, con espressione pensierosa e mani sulla boccaVorrei oggi riflettere su alcune Sentenze che riguardano risarcimenti per bambini nati disabili a causa delle inadempienze degli ospedali dove sono state gestite le relative gravidanze.
Tutto ruota attorno alla legge sulle “norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza” (Legge 194/78), là dove si «siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna» (articolo 6, comma b). Proviamo allora a ragionare su ciò che succede quando nasce un bambino con disabilità senza che la madre sia stata messa al corrente di questa reale possibilità durante la gestazione.

Partiamo da un primo distinguo. La Legge citata consente l’interruzione della gravidanza in caso si prospetti la nascita di una persona disabile, ma tale interruzione è consentita solo in virtù della salute della madre, e non in funzione dei diritti del nascituro. In parole povere, se la questione sta nella disabilità del nascituro, ed è per questo che sono qui a parlarne, è parimenti vero che tutto ruota attorno alla salute della madre.
Secondo il primo articolo del Codice Civile, per altro, è dal momento della nascita che si acquisisce lacapacità giuridica, cioè la disponibilità di un soggetto ad esprimere diritti e ad essere sottoposto a doveri. Il punto fermo è questo: la madre può interrompere la gravidanza se la sua salute è in gioco, e la sua salute può essere messa a repentaglio dalla paura di partorire un figlio disabile, ma che il nascituro sia disabile non ha rilevanza per il nascituro stesso.
Ma se è solo la salute della madre a dover essere tutelata, perché quando il bambino nasce disabile gli deve essere concesso un risarcimento? Non sarà un espediente degli avvocati per ottenere risarcimenti più onerosi per le famiglie assistite, nelle controversie con gli ospedali che non hanno informato correttamente le madri?

Suscitò clamore, a suo tempo, il caso del risarcimento per una bambina nata con la sindrome di Down [se ne legga anche nel nostro giornale, N.d.R.] la cui madre, che già aveva due figli, non avrebbe portato a termine la sua gravidanza, se avesse saputo che il nascituro avrebbe avuto problemi di salute. La signora si era rivolta a un medico, ovvero all’ospedale di riferimento, che le aveva prescritto una serie di esami, omettendone alcuni poi rivelatisi decisivi. Siamo in Veneto negli Anni Novanta e dopo una serie di ricorsi, il verdetto definitivo è arrivato nell’ottobre del 2012, con la Sentenza della Corte di Cassazione 16754/12.
Cosa ci dice quella Sentenza? Per la prima volta sancisce il diritto al risarcimento per il nato e lo fa con una lunga argomentazione che porta il nascituro ad essere considerato come “oggetto di tutela” al di là della sua capacità giuridica. Il risarcimento, dunque, va garantito perché «non è a discorrersi, pertanto, di non meritevolezza di una vita handicappata, ma una vita che merita di essere vissuta meno disagevolmente, attribuendodirettamente al soggetto che di tale condizione di disagio è personalmente portatore il dovuto importo risarcitorio». Come dire che una vita da persona disabile è degna di essere vissuta, ma il meno disagevolmente possibile.
L’avvocato che ha seguito la causa spiega a che titolo la bambina potrebbe investire il risarcimento: per esempio comprando una propria abitazione dove ospitare genitori o fratelli che si prendano cura di lei. Il risarcimento diviene insomma funzionale all’autonomia della persona.
Attualmente, lo stesso avvocato che ha seguito quel procedimento, il dottor Enrico Cornelio, sta portando avanti una seconda causa dai contorni analoghi e riferendosi a quella Sentenza della Cassazione dell’ottobre 2012.

Questi i fatti; ciò che mi lascia un po’ perplesso è il linguaggio usato in tutto il contesto. Già Franco Bomprezzi aveva commentato su queste stesse pagine quella Sentenza della Cassazione, segnalando come questa sancisse che nascere disabili in Italia sia un disastro. Io – che visto come vanno le cose, un po’ penso che lo sia – mi soffermo quindi  su un altro punto.
L’avvocato definisce le persone con sindrome di Down infelici tout-court. Nel video sul sito dello studio legale cui appartiene cade in una serie diimprecisioni che appannano il lodevole intendimento di andare incontro alle persone con disabilità e alle loro famiglie. Più gravi ancora, poi, sono gli errori di linguaggio contenuti nella Sentenza della Cassazione, dove si passa dall’handicap alla disabilità all’invalidità con una disinvoltura tutta tipica del miglior retaggio culturale della nostra burocrazia in materia.

Ora, accantonate le questioni sulla preferibilità dell’aborto alla nascita della persona disabile – che semmai possono essere oggetto di altre riflessioni sulla Legge riguardante l’interruzione volontaria della gravidanza – io penso sia opportuno tutelare il diritto a una vita il meno disagiata possibile, ma se questo passasse da una corretta formulazione delle norme, e dal loro rispetto, sarebbe più civile. E penso che se la vita della persona disabile è destinata a subire disagi, è principalmente perché qualcosa non funziona nella nostra società.

Testo già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it» (con il titolo “Il risarcimento ai anscituri disabili è giusto?”). Viene qui ripreso, con alcuni riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.


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