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dicembre « 2013 « Aixtud « associazione italiana per la tutela dei disabili e dei diritti
Aixtud
19dic/130

Il Ministero paghi il sostegno anche per le paritarie

di Salvatore Nocera*

17 dicembre 2013 @ 18:25

Studenti con disabilitàCon la recente Ordinanza 2122/13, emessa il 14 novembre scorso, il Tribunale Civile di Roma ha accolto in via d’urgenza la richiesta di condanna per discriminazione, ai sensi della Legge 67/06 (Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni), di una scuola paritaria che aveva rifiutato l’iscrizione a un alunno con disabilità poiché la famiglia non era stata disposta a pagare le spese per il docente di sostegno.
Si tratta di un provvedimento decisamente interessante in quanto affronta una serie di problemi circa il diritto degli alunni con disabilità a non essere discriminati rispetto ai compagni frequentanti le scuole statali e l’obbligo delle scuole paritarie a garantire l’integrazione scolastica ai sensi della Legge 62/00 (Norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all’istruzione).

Ancor più interessante, però, è la motivazione con la quale il Tribunale ha stabilito che lo Stato è tenuto a pagare il sostegno anche nelle scuole paritarie o a rimborsarlo se da esse anticipato.
Infatti, in base all’articolo 1, comma 4, lettera e, della citata Legge 62/00, la scuola paritaria è obbligata ad accettare alunni con disabilità, offrendo loro tutto quanto necessario per l’esercizio del loro diritto allo studio, adeguandosi a quanto previsto dalla Legge 104/92. Così si esprime testualmente il Tribunale: «L’organizzazione dell’insegnamento di sostegno da parte delle scuole paritarie, pertanto, costituisce un preciso obbligo di legge e rappresenta uno standard qualitativo essenziale per ottenere il riconoscimento della parità».
Altrettanto interessante è poi il passaggio dell’Ordinanza concernente l’obbligo dello Stato di dover pagare il sostegno anche alle scuole paritarie. Infatti, dopo aver citato l’articolo 1, comma 14 della Legge 62/00, contenente uno stanziamento statale non eccessivo (circa 1.500-2.000 euro annui), per il pagamento del sostegno alle scuole paritarie, l’Ordinanza così prosegue: «Dalla disposizione in questione si evince chiaramente che il costo dell’insegnamento di sostegno è posto a carico dello Stato e giammai potrebbe essere posto dagli istituti scolastici paritari a carico dei genitori degli alunni portatori di handicap. In questa prospettiva, ove mai vi fossero dubbi interpretativi, si imporrebbe comunque una interpretazione costituzionalmente orientata della disciplina alla luce dell’art. 33, comma 4°, Costituzione, in base al quale “la legge […] deve assicurare ad esse [scuole paritarie] e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali», nonché alla luce del fondamentale principio di uguaglianza sostanziale sancito dall’art. 3 comma 2°, Costituzione».
L’Ordinanza precisa infine che, qualora lo Stato non provveda immediatamente all’atto della richiesta al pagamento del sostegno, la scuola paritaria è comunque obbligata a fornirlo, fermo restando il suo diritto al rimborso dallo Stato di quanto ha dovuto anticipare. Ciò onde evitare che con il pagamento del sostegno a carico dell’alunno con disabilità ,questi venga discriminato rispetto ai compagni con disabilità delle scuole statali che per il sostegno non debbono pagare nulla.

Da tutto ciò, pertanto, è derivata la condanna della scuola paritaria all’iscrizione dell’alunno, all’immediata fornitura del sostegno e al pagamento dei danni non patrimoniali pari a 15.000 euro, nonché alla rifusione delle spese di causa.

Qualche osservazione
Il provvedimento assunto dal Tribunale Civile di Roma è sostanzialmente la riprova dell’utilità della Legge 67/06 sulla non discriminazione, per unatutela rapida del diritto allo studio degli alunni con disabilità, rispetto al diritto a non dover pagare il sostegno.
Esistono già, infatti, dei precedenti in tal senso, sempre da parte del medesimo Tribunale, come l’Ordinanza del 17 dicembre 2002, che aveva riconosciuto sia «l’obbligo di una scuola non statale di accogliere una bambina con disabilità», sia «l’obbligo del Ministero e, conseguentemente, del Provveditorato di Roma di assumersi totalmente l’onere economico dell’insegnante di sostegno, rispettando così il diritto della persona portatrice di handicap all’educazione, all’integrazione sociale e alla partecipazione alla vita della comunità, nonché il diritto di crescere in un ambiente favorevole allo sviluppo della sua personalità e delle sue attitudini».
Successivamente, la Sentenza 15389/08, espressa il 10 giugno 2008, aveva riconosciuto il diritto dell’Istituto Paritario delle Suore Marcelline al rimborso del costo sostenuto per l’insegnante per il sostegno.
Quei provvedimenti si basavano per altro su argomenti di carattere generale, quali la libertà d’impresa delle scuole private e la libertà di scelta delle famiglie tra scuola pubblica e privata. Così infatti si scriveva nella motivazione della Sentenza del 2008: «[…] nella scuola la presenza di persone disabili impone l’apprestamento di piani di formazione e di sostegno dedicati e ciò tanto nella scuola pubblica che nella scuola privata. Trattandosi, però, di prestazioni ulteriori rispetto all’insegnamento in senso proprio e specificatamente finalizzato alla tutela della persona, esse non possono gravare sul bilancio della scuola privata quale impresa. Ove così non fosse, la scuola privata si troverebbe ad affrontare costi assolutamente imprevisti ed imprevedibili che rischierebbero di vanificare, e il concetto di parità tra il pubblico e il privato e soprattutto, la libertà di scelta delle famiglie. Infatti se i costi del sostegno del disabile dovessero essere sopportati dalla scuola privata essi dovrebbero essere “spalmati” sulle rette pagate da tutte le famiglie. In tal modo la scuola privata finirebbe per essere meno competitiva ed inevitabilmente uscirebbe dal mercato. Infine è da ribadire che il sostegno non è insegnamento in sé, quanto piuttosto è il supporto per rendere l’insegnamento fruibile e tanto costituisce un ulteriore argomento per ritenere che esso debba essere a carico dello Stato sia nelle scuole pubbliche che in quelle private».
Su motivazioni antidiscriminatorie si fonda invece l’Ordinanza prodotta il 6 settembre di quest’anno dal Tribunale Civile di Vigevano (Pavia), già da noi ampiamente commentata su queste stesse pagine, la quale ha stabilito che siano a carico del Ministero le ore di sostegno che devono essere fornite da una scuola paritaria.

Se quindi questo ultradecennale orientamento della Magistratura verrà confermato dalle decisioni di merito e – in caso di appello e oltre contro l’ultima Ordinanza -, anche dalla Cassazione, esso porterà a una tendenza del tutto nuova, producendo un notevole aggravio all’erario, proprio in un momento in cui anche per la scuola statale si soffrono notevoli tagli finanziari.

Vicepresidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap). Vicepresidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap). Responsabile del Settore Legale dell’Osservatorio Scolastico dell’AIPD (Associazione Italiana Persone Down). Il presente testo riprende, con alcuni riadattamenti al diverso contesto, una scheda già pubblicata nel sito dell’AIPD, per gentile concessione.


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17dic/130

Norme sui BES: meno chiacchiere e piu’ applicazione

di Salvatore Nocera*

6 dicembre 2013 @ 16:09

Bimbo alla lavagan con aria corrucciataIl titolo di un mio recente articolo, Basta coi Bes. Pensiamo a una scuola inclusivapubblicato in un’altra testata [«La letteratura e noi.it», N.d.R.], mi ha attirato molte critiche, come se io volessi quasi cancellare la recente normativa sui BES (Bisogni Educativi Speciali).
Ci tengo allora a precisare che chi scrive è stato tra i primi a difendere tale normativa e a condividerne le ragioni di completamento della visione della scuola inclusiva, per la quale mi batto sin dagli Anni Sessanta sull’integrazione generalizzata degli alunni con disabilità.

Cosa intendevo dire allora con quell’articolo? Semplicemente ciò che voglio dire con questo che sto scrivendo: che si sta facendo un gran chiacchiericcio su un tema pedagogico importante, rischiando però di offuscare il problema di fondo e cioè come garantire in concreto – quotidianamente – il diritto all’educazione e all’istruzione di quegli alunni con BES particolarmente complessi, come sono gli alunni con disabilità. In altre parole, ho forte il timore che, mentre si discute sulla legittimità della recente normativa sui DSA (Disturbi Specifici di Apprendimento) e sugli altri casi di BES, come il disagio e lo svantaggio, si stia trascurando il problema assai più difficile e complicato dell’inclusione degli alunni con disabilità.
Molti, infatti, credono che, avendo ormai approvato in Italia una normativa ampia e articolata, gli alunni con disabilità abbiano finalmente raggiunto pienamente e in modo generalizzato la loro inclusione scolastica di qualità. E invece le numerose lagnanze che le famiglie manifestano e letroppe cause legali da esse proposte stanno purtroppo a dimostrare il contrario.
Certo, non è che l’inclusione degli alunni con disabilità sia un fallimento, ma si va notando negli ultimi anni un crescente divario tra ciò che la normativa afferma e la disapplicazione della stessa. Basti pensare al mancato rispetto del tetto massimo di venti alunni nelle classi frequentate da alunni con disabilità oppure alla mancata presa in carico del progetto inclusivo da parte di molti, troppi, docenti curricolari, specie di scuola secondaria, che lo delegano totalmente ai soli docenti per il sostegno, e ciò per la “legale” mancata formazione iniziale e obbligatoria in servizio dei docenti curricolari stessi, sulle didattiche inclusive. O ancora, si pensi alla mancata collaborazione delle ASL e degli Enti Locali, prevista per legge, ma sempre più generalizzata a causa dei tagli alla spesa pubblica.
Per questo sono assai preoccupato per il futuro dell’inclusione scolastica di qualità di quelli che sono stati i casi più gravi che l’Italia, da sola al mondo, ebbe il coraggio pedagogico e giuridico di affrontare con notevole successo.

A questo punto si potrebbe obiettare che, concentrando l’impegno su casi meno gravi, quali il disagio e lo svantaggio, si gioverebbe a una maggiore attenzione ai casi più gravi concernenti la disabilità. Io però, avendo vissuto tutta la vicenda storica dell’inclusione scolastica, ho esattamente l’impressione opposta e cioè che sia stata proprio l’attenzione alla qualità dell’inclusione scolastica degli alunni con disabilità che ha permesso alla scuola italiana di affrontare con maggiore impegno e formazione quella degli alunni stranieri, degli alunni con DSA e di quelli con altri BES, Bisogni Educativi Speciali o Specifici, che dir si voglia.
La mia impressione può essere confutata e tuttavia non mi sembra possa essere confutato il mio giudizio sul calo di attenzione e tensione sulla qualità dell’inclusione degli alunni con disabilità.
Gli stessi critici più accaniti della recente normativa sui BES hanno dovuto ammettere che, grazie alla Circolare Ministeriale 8/13 del 6 marzo di quest’anno e alla Nota Ministeriale n. 2563 del 22 novembre scorso, sono stati chiariti molti punti oscuri della Direttiva sui BES del 27 dicembre 2012 e notevolmente ridimensionato il problema dell’individuazione dei nuovi BES e dei PDP (Piani Didattici Personalizzati) che, inizialmente, sembrava avrebbero dovuto letteralmente “sommergere” la scuola italiana.
E allora , dal momento che è stato definitivamente chiarito con la recente Nota 2563/13 che ormai l’individuazione e la gestione dei nuovi casi è sostanzialmente rimessa ai soli docenti, indipendentemente da eventuali “diagnosi di BES”, occorre ridurre le polemiche su questa importante normativa e concentrarsi di più sulla sua attuazione in termini didattici e sulla ripresa dell’attuazione didattica della normativa sull’inclusione degli alunni con disabilità.

Faciliterebbe per altro questo nuovo slancio operativo l’approvazione della recente norma dell’articolo 16 della Legge 128/13 sull’obbligo di formazione in servizio di tutti i docenti che abbiano in classe alunni con disabilità o altri BES. E gioverebbe pure l’attuazione del Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) 80/13 sull’individuazione di indicatori di qualità del sistema di istruzione che permettessero anche l’autovalutazione delle scuole sul livello da loro realizzato di didattiche inclusive.
E ancora, nel medio periodo gioverebbe l’attuazione del Decreto Ministeriale 249/10 sulla formazione iniziale dei futuri docenti, comprendente anche un certo numero di crediti universitari formativi sulle didattiche inclusive, un provvedimento che ancora non decolla e nel quale occorrerebbe aumentare il numero di crediti formativi per i futuri docenti delle scuole secondarie.
Senza dimenticare nemmeno l’attuazione di un ruolo a sé stante dei docenti per il sostegno, come da articolo 14 della Legge 104/92, in modo da garantirne una scelta professionale definitiva, evitando l’attuale precarietà.
Occorrerebbe infine la realizzazione dell’organico funzionale di reti di scuole, in modo da garantire una seria continuità docente, la cui mancanza oggi disorienta gli alunni, e specie quelli più fragili. Si potranno finalmente vedere attuate queste importanti norme, comprese quelle più recenti sui BES?

Vicepresidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap).


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6dic/130

L’ISEE riguarda milioni di cittadini italiani

a cura di Carlo Giacobini*

5 dicembre 2013 @ 16:04

Scritta ISEE bianca su sfondo bluIl 3 dicembre scorso il Consiglio dei Ministri ha approvato il Regolamento concernente la revisione delle modalità di determinazione e i campi di applicazione dell’Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), testo firmato dal presidente del Consiglio e ancora in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, che è il risultato di successive stesure, sulle quali sono intervenuti i pareri di Commissioni Parlamentari, della Conferenza Stato-Regioni, del Consiglio di Stato, oltreché Sentenze della Corte Costituzionale.
La disposizione riguarda milioni di cittadini italiani: l’ISEE, infatti, viene richiesto per l’accesso agevolato alle prestazioni sociali, cioè a tutti quei servizi o aiuti economici rivolti a situazioni di bisogno o necessità (solo a titolo di esempio: dalle prestazioni ai non autosufficienti ai servizi per la prima infanzia, dalle agevolazioni economiche sulle tasse universitarie a quelle per le rette di ricovero in strutture assistenziali, alle eventuali agevolazioni su tributi locali).
L’ISEE esiste già nella normativa italiana dal 1998, ma la sua applicazione è unanimemente ritenuta carente, inefficace e causa di un notevole numero di contenziosi. Inoltre, da alcuni è ritenuto come uno strumento scarsamente efficace nel contrasto di elusioni o abusi.

Forte anche di questi presupposti, il Parlamento dunque, su proposta attuata nel 2011 dal Governo Monti (Legge 214/11, nota anche come “Manovra Salva Italia”), ha stabilito una revisione dell’ISEE che solo in questi giorni è stata definitivamente approvata.
Rispetto all’ultima stesura nota, quella del luglio scorso [su di essa si legga nel nostro giornale un’ampia riflessione di Pietro Barbieri, N.d.R.],sono poche le modifiche introdotte, accogliendo in parte i suggerimenti espressi dalle Commissioni Parlamentari.
Uno degli elementi che più avevano destato preoccupazione tra le persone con disabilità era stato il principio – fissato dalla Legge 214/11 -, secondo cui nel computo dei redditi del nucleo familiare, avrebbero dovuto essere conteggiate anche le provvidenze assistenziali normalmente non imponibili ai fini fiscali. Pensione socialeindennità di accompagnamentodi frequenza, ogni altro assegno o contributo concessi alle persone con disabilità saranno dunque d’ora in poi computati nell’indicatore della situazione reddituale e quindi nell’ISEE.
Per altro, in sede di elaborazione del nuovo Regolamento, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha tentato di compensare questo paradosso, introducendo a favore dei nuclei in cui siano presenti persone con disabilità un complicato sistema di detrazioni e franchigie, da differenziare a seconda della gravità (disabilità media, grave e non autosufficienza) e dell’età (superiori per i minori).

Dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, saranno necessari alcuni altri passaggi per l’entrata a regime del nuovo regolamento, il primo dei quali sarà l’approvazione – tramite un provvedimento del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con quello dell’Economia e delle Finanze, su proposta dell’INPS e sentita l’Agenzia delle Entrate e il Garante per la Protezione dei Dati Personali – del modello di Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU), cioè il modello su cui verranno inseriti i dati per il calcolo dell’ISEE. Per l’emanazione del provvedimento il Decreto ha fissato novanta giorni di tempo.
Trascorsi poi trenta giorni dalla pubblicazione del modello, le DSU potranno essere rilasciate solo con i nuovi criteri. Conseguentemente, anche le prestazioni sociali agevolate richieste successivamente a quella data verranno erogate sulla base dell’ISEE rivisto ai sensi nuovo Decreto.
E ancora, entro la stessa data, gli Enti che disciplinano l’erogazione delle prestazioni sociali agevolate (Comuni, Università ecc.) dovranno emanare gli atti, anche normativi, necessari all’erogazione delle nuove prestazioni, in conformità con le disposizioni del provvedimento. Questo significa in sostanza che dovranno fissare le nuove soglie di accesso alle prestazioni sociali agevolate di loro competenza.
Nel frattempo le prestazioni sociali agevolate già in essere al momento dell’entrata in vigore del Decreto, continueranno ad essere erogate secondo la normativa previgente, fino a quando, appunto, gli Enti competenti non avranno emanato i nuoti atti regolamentari e comunque non oltre dodici mesi dall’entrata in vigore del Decreto stesso.
È immaginabile, a questo punto, un notevole “ingorgo” per la richiesta delle nuove DSU che diventeranno presto indispensabili.

Direttore editoriale di «Superando.it», responsabile del Servizio HandyLex.org.

È disponibile il testo (non ufficiale) del Decreto sull’ISEE, approvato il 3 dicembre dal Consiglio dei Ministri. Inoltre, suggeriamo caldamente ai Lettori la visione dell’ampio approfondimento sul nuovo Decreto, proposto dal Servizio HandyLex.org e anche quella di un altro approfondimentocurato dall’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale).


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