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giugno « 2013 « Aixtud « associazione italiana per la tutela dei disabili e dei diritti
Aixtud
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No a questo ulteriore attacco al lavoro dei disabili

17 giugno 2013 @ 13:21

Giovane con disabilità presenta il suo curriculumUn giovane con disabilità presenta il suo curriculum

Non crediamo sia troppo azzardato prevedere prossimamente altre proteste – oltre a quella del Comitato Genitori Giovani Disabili Psichici di cui riferiremo in seguito – nei confronti di quel Parere espresso il 22 maggio scorso dal Dipartimento della Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio, in risposta a un quesito posto dall’INPS, con il quale – come è stato scrittoad esempio nel notiziario dell’USI-Ricerca (Sindacato Nazionale Lavoratori della Ricerca) – «ha, di fatto, bloccato nella Pubblica Amministrazione le assunzioni di personale nei confronti del quale la legge (n. 68/99 [“Norme per il diritto al lavoro dei disabili”, N.d.R.]) prevede particolari tutele in materia di occupazione».
«Le argomentazioni uscite da Palazzo Vidoni [sede del Dipartimento della Funzione Pubblica, N.d.R.] - si legge ancora nel “Foglietto” dell’USI Ricerca – non appaiono condivisibili, in quanto subordinano le eventuali assunzioni alla disponibilità di organico, con la conseguenza che, scrive la Funzione Pubblica, “l’obbligo di coprire le quote di riserva per le categorie protette, con l’eccezione della disciplina relativa ai centralinisti non vedenti, è sospeso fintanto che le amministrazioni pubbliche non abbiano posti disponibili nella dotazione organica e, a fortiori ratione [a maggior ragione, N.d.R.], laddove presentino posizioni soprannumerarie”». «Ma la Legge 68/99 – viene correttamente rilevato – ha una finalità ben precisa, che è quella di riservare ai soggetti meritevoli di tutela occupazionale una percentuale di posti in ragione del numero dei lavoratori occupatinon della dotazione organica».

Di fronte a ciò, quindi, una dura presa di posizione, come accennavamo inizialmente, è stata assunta dal Comitato Genitori Giovani Disabili Psichici – aderente anche al FORUM Disabilità-Formazione-Lavoro (organismo promosso dall’Opera don Calabria e dalla Comunità di Capodarco) – secondo i cui rappresentanti, quel recente Parere espresso dal Dipartimento della Funzione Pubblica «conferma la scarsissima considerazione in cui è tenuta la categoria dei disabili anche da parte delle autorità competenti». «Dal nostro punto di vista – prosegue poi la nota del Comitato – è inammissibile che le assunzioni dei disabili, previste dalla Legge 68/99, possano essere bloccate e che si giustifichi nella sostanza questa scelta sciagurata con la necessità di contenimento delle spese della Pubblica Amministrazione. La Legge esiste e va rispettata, senza ricorso a motivazioni  che riteniamo inaccettabili».
Non intendendo, quindi, «sopportare ulteriori attacchi al diritto al lavoro dei disabili», il Comitato lancia a tutte le Associazioni e i Gruppi impegnati per la difesa dei diritti delle persone con disabilità, la proposta di organizzare congiuntamente una manifestazione di protesta in Piazza Montecitorio a Roma. (S.B.)

Ringraziamo Sandro Paramatti per la segnalazione della documentazione citata nel presente testo.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Comitato Genitori Giovani Disabili Psichiciebqdom@tin.ita.param@inwind.it.


Articolo stampato da Superando.it: http://www.superando.it

URL di questo articolo: http://www.superando.it/2013/06/17/no-a-questo-ulteriore-attacco-al-lavoro-dei-disabili/

7giu/130

Metodo Stamina: morta Sofia,Vannoni “tempi d’attesa fatali”

Posted By Letizia Pieri On 6 giugno 2013 @ 11:40 In Bioetica,GoogleNewsDallaRedazione,HomepagePrimoPianoNo Comments

Sofia Pirisi, una bambina di Civitavecchia affetta da Sma1, è stata la prima vittima delle recente normativa introdotta per  regolamentare le cure con il metodo Stamina [1]. A denunciare la triste notizia è intervenuto lo stesso presidente di Stamina Foundation, Davide Vannoni. “La bambina –si è rammaricato Vannoni- è la prima vittima del decreto sulle staminali. E’ passato troppo tempo, la piccola aveva vinto il ricorso l’8 aprile, sono passati due mesi. Speriamo non ci siano altri morti”.

La famiglia della piccola Sofia infatti aveva presentato e vinto il ricorso in tribunale per poter accedere all’iniezione di staminali d’urgenza a Brescia e così portare avanti le terapie. Con il primo testo del Senato [2]-ha proseguito il fondatore di Stamina- la bambina poteva essere curata subito. Così si sono invece allungati i tempi e speriamo che non sia la prima di una lunga serie”.

Vannoni  ha sottolineato l’urgenza che sussiste per “le persone che non hanno tempo di aspettare. Così si crea un corto circuito che coinvolge bambini e adulti e non è più una diatriba tra Vannoni e gli scienziati“. “Non vogliamo strumentalizzare –ha comunque sottolineato il presidente di Stamina- ma ci sono centinaia di famiglie che stanno vincendo i ricorsi e con un ordine del giudice hanno un diritto acquisito che non può essere violato dallo Stato. Sono casi di urgenza per terapie compassionevoli.

La piccola Sofia “è morta lo scorso 2 giugno, senza essere riuscita ad ottenere la cura, perché –ha sostenuto Vannoni- agli Spedali Civili di Brescia non c’era posto e non c’era possibilità di ampliare gli accessi“. Dall’8 aprile al 2 giugno era comunque già passato troppo tempo“, è stata l’amara constatazione. La piccola, come riferito dallo stesso Vannoni, si è spenta per una crisi respiratoria e la famiglia è ora “intenzionata adenunciare gli Spedali Civili di Brescia e il ministero della Salute”. Quello che si configura infatti è il reato di “omicidio volontario”.

Il parere rivelato dal fondatore di Stamina attribuisce tutta la responsabilità del decesso alla nuova normativa, dal momento che “con il testo precedente, -sono le parole di Vannoni- bocciato dal Parlamento, si sarebbe potuto invece ampliare la possibilità di offrire la cure. Ora è tutto sulle spalle degli Spedali Civili di Brescia, che non sono in grado di dare risposte sufficienti e si è creata una lista d’attesa lunghissima“.


Article printed from LeggiOggi: http://www.leggioggi.it

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[1] metodo Stamina: http://www.leggioggi.it/tags/metodo-stamina/

[2] testo del Senato : http://www.leggioggi.it/2013/05/23/metodo-stamina-il-si-del-senato-alle-cure-e-alla-sperimentazione/

7giu/130

Dal “falso invalido” al “falso cieco”

di Andrea Pancaldi*

6 giugno 2013 @ 12:43

Viso di uomo con mano sul volto ed espressione di sconfortoIn questo giornale siamo abituati, in materia di dati, al “valzer” di quelli circa i cosiddetti “falsi invalidi”. Recentemente, però, i dati sono balzati nuovamente alle cronache per polemiche attinenti ad altre tre tematiche di ordine sociale.
La prima è quella dei femminicidi, che tengono banco sulla stampa in queste ultime settimane e i cui dati e relative interpretazioni sono stati contestati ad esempio dal blog Quit the doner, suscitando varie polemiche. La seconda è quella sul numero dei suicidi in carcere, che ha contrapposto la redazione della rivista «Ristretti» di Padova, prodotta all’interno del carcere di quella città, al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, che accusa la rivista stessa, e il connesso Osservatorio sulle Morti in Carcere, di “gonfiare” i dati. La terza polemica, infine, forse quella più all’attenzione, riguarda il supposto aumento deisuicidi, di imprenditori o lavoratori, a causa della crisi, e sulla quale si può leggere un bel contributo nel sito della rivista on line «Nel merito».
Insomma, i “falsi invalidi” sono in bella compagnia, ora che i dati – invece che corollario e approfondimento delle informazioni -, paiono per certi versi sostituirle tout court. Infatti, nell’àmbito dell’economia e della cronaca, così come altrove, sempre più spesso le cifre vengono considerate oggi non solo come una necessità, ma anche come una sorta di nuova forza argomentativa, la “prova oggettiva” che, invece di completare, tende piuttosto a sostituire l’inchiesta e la ricerca sul campo.

Approfittando dell’uscita del Rapporto dell’ISTAT su Trattamenti pensionistici e beneficiari, pubblicato nell’aprile scorso, con i dati relativi all’anno 2011, vi aggiorniamo sulle pensioni, le indennità e gli assegni relativi all’invalidità civile (ciechi e sordi compresi), che sono in tutto 3.173.000 a fronte di2.613.000 diverse persone che le percepiscono (alcuni ricevono due pensioni, come ad esempio gli invalidi totali con accompagnamento, che non superano determinati tetti di reddito).
Circa la campagna mediatica e “politica” sui “falsi invalidi”, bisogna registrare definitivamente il cambiamento di strategia avvenuto nell’ultimo anno. Dalle dichiarazioni sui giornali del ministro Tremonti (2010) e della Presidenza dell’INPS, corredate da dati parziali e quindi fuorvianti (2011), e all’immediata eco di politici e commentatori vari, si è passati ai filmati della Guardia di Finanza sui presunti “falsi ciechi” che, dagli inizi del 2012, hanno eco con cadenza più o meno mensile sulla stampa e le TV.
È molto difficile produrre dati in materia perché niente è dato di sapere sugli esiti dell’intero “ciclo produttivo” del falso invalido/cieco, sospeso tra mass-media e INPS. Si sanno solo gli estremi: nei media sembrano centinaia di migliaia (Falso un invalido su quattro), alla fine quelli processati sono alcune migliaia (con la solita precisazione, naturalmente, che di falsi invalidi parliamo e non di quelli che veri invalidi sono, ma ai quali l’INPS abbassa la percentuale e toglie la pensione… salvo poi reintegrarne circa la metà dopo i ricorsi legali…).
Per quello che può valere, citiamo solo il dato di una ricerca su Google, tramite il lancio di alcune parole chiave: l’area dei “falsi invalidi” registra 305.000 risultati, quella dei “falsi ciechi” 337.000, con una inversa proporzionalità esagerata, essendo le prestazioni di invalidità erogate a ciechi e ipovedenti per il 7% circa del totale (dato del 2010) e segnalando che i circa 110 supposti “falsi ciechi”, “scoperti” più o meno in due anni, rappresentano lo 0,05% delle persone cieche o ipovedenti titolari di una qualche prestazione relativa alla invalidità civile, in linea, quindi, con le stime dei veri, reali falsi invalidi in totale (come è noto l’area della cosiddetta invalidità civile ricomprende comunemente invalidi civili, ciechi civili e sordi civili, anche se le leggi di riferimento sono diverse).

Dal 2010 ai primi mesi del 2012, dunque, il tema è quello dei “falsi invalidi” e si usa la potenza evocativa dei datiRevocata 1 pensione di invalidità su 4 («Corriere della Sera», 16 febbraio 2011); Falsi invalidi ritirata una pensione ogni 10 (»Il Giornale», 2 marzo 2011). Notare anche il grottesco balletto delle cifre in articoli pubblicati a distanza di quindici giorni l’uno dall’altro. Dalla metà del 2012, poi, quando cioè l’uscita a febbraio sul «Corriere della Sera» dei primi dati effettivi sul fenomeno dei reali falsi invalidi lo ridimensionano, il tema diventa quello dei “falsi ciechi”, utilizzando la potenza evocativa delle immagini dei video girati dalla Guardia di Finanza (sugli stereotipi circa i non vedenti e sulle confusioni tra ciechi e ipovedenti, si legga, su queste stesse pagine, Quel pessimo giornalismo sui “falsi ciechi” di Francesco Fratta).

Insomma, quello del “falso invalido” è un tema troppo ghiotto per la politica e per i media nell’era della crisi, e non vi si può rinunciare perché esso definisce agli occhi dell’opinione pubblica uno dei “nemici”, uno dei “colpevoli della crisi”, assieme agli evasori fiscali e a far compagnia ai politici. Meglio allora cambiare strategia, per mantenere aperta una “caccia” che dura ormai dalla fine del 2009 ed è la più lunga delle cicliche “cacce al falso invalido” succedutesi a partire dai primi Anni Ottanta, più o meno una a Governo.
Peccato, però, che le ricadute sui veri disabili non siano certamente positive, né culturalmente, né politicamente, ma nemmeno psicologicamente: «Cerco di essere meno di buon umore… Cerco di uscire meno di casa», hanno confessato candidamente alcune persone non vedenti alla loro consulente psicologa, per la paura di essere giudicate come “false invalide”. Sono le stesse persone protagoniste di un interessante video su YouTube. Peccato che a fronte delle prime pagine dei giornali citate in precedenza, lo abbiano visto solo settanta persone!

Redazione Sportelli Sociali del Comune di Bologna.


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