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L’ingordigia dei deputati: fedelissimo di Letta propone l’aumento degli stipendi

Posted By Cosimo Nuzzo On 26 maggio 2013 @ 12:30 In Politica nazionale2 Comments

Il deputato Pd Guglielmo Vaccaro propone una legge per portare gli stipendi dei parlamentari a livello degli eurodeputati e così l’indennità e la diaria arriveranno alle stelle.

L’ingordigia dei deputati: fedelissimo di Letta propone l’aumento degli stipendi[1]Cosimo Nuzzo – 26 Maggio 2013 – Chi più ne ha più ne…vuole. Direttamente dai palazzi del potere arriva l’ennesima proposta “shock”. Lo stipendio mensile netto aumentato del 24%, rimborsi spesa più generosi degli attuali, ma legati alla reale produttività, più portaborse e meglio pagati con stipendi però erogati direttamente da Camera e Senato in modo che a nessuno venga la tentazione di mettersi direttamente in tasca quei soldi.

È quanto si legge nella proposta di legge n.495 depositata a Montecitorio dal primo firmatario: il deputato del Pd Guglielmo Vaccaro, non un politico qualsiasi visto che Vaccaro non è soltanto uno dei leader del partito in Campania, ma è in tutto è per tutto uno dei fedelissimi dell’attuale presidente del Consiglio, Enrico Letta.

I due fanno coppia fin dalla prima Repubblica, quando entrambi avevano cariche di vertice nel movimento giovanile democristiano. Vaccaro poi fu voluto da Letta con sé alla sua segreteria tecnica da ministro dell’Industria fra il 1999 e il 2001, e lo stretto sodalizio si è rafforzato prima nella Margherita e poi nel Partito democratico.

Proprio per questa sintonia ha un peso non indifferente quella proposta di legge che dopo anni di bandiere grilline sventolate per la prima volta capovolge la questione dei costi della politica, proponendo di pagare di più i parlamentari a patto che siano produttivi.

L’idea di base di Vaccaro è prendere a modello lo status economico degli europarlamentari, rimodulando solo i rimborsi spese perché girare l’Italia è naturalmente meno costoso che percorrere i 27 Stati dell’Europa. La sua proposta è di dare a deputati e senatori la stessa indennità mensile netta degli europarlamentari: 6.200 euro netti contro gli attuali 5 mila scarsi.

Un aumento di 1.200 euro netti mensili, pari appunto al 24% in più. Una volta fatta questa scelta, sarebbe direttamente indicizzata alle rivalutazioni e alle decisioni del Parlamento europeo, e quindi nessuna campagna sui costi della politica o polemica a 5 stelle potrebbe incidere su quello stipendio messo in sicurezza. Diverso il caso dei rimborsi spesa, che verrebbero presi dal modello di Strasburgo, e come là legati direttamente alla produttività, ma con quote generalmente dimezzate.

L’unico vantaggio potrebbe essere quello della diaria. Vaccaro infatti propone che “a titolo di rimborso delle spese di soggiorno, ai membri del Parlamento è assegnata una diaria di entità pari all’indennità di soggiorno erogata in favore dei membri del Parlamento europeo. Tale diaria è corrisposta in proporzione alle effettive presenze del parlamentare in assemblea e nelle commissioni parlamentari delle quali fa parte”.

Oggi la diaria è pagata con un forfait di 3.503,11 euro netti mensili. Al parlamento europeo è invece di 304 euro ogni giorno di presenza. Però fra Strasburgo e Bruxelles al massimo si può raggiungere 80-100 giorni di presenza all’anno, e quindi è impossibile avere più di 2.500 euro al mese di diaria.

Nel parlamento italiano invece Laura Boldrini e Piero Grasso si sono impegnati a fare lavorare tutti dal lunedì al venerdì: 5 giorni alla settimana fra aula e commissioni. Se uno fosse presente tutti i giorni arriverebbe a 6.688 euro mensili di diaria, quasi il doppio del massimo ottenuto oggi.

Per le spese generali oggi i parlamentari ricevono 1.845 euro diretti e 1.845 euro dietro presentazione di documentazione, normalmente impegnati per pagare il cosiddetto portaborse. Il nuovo paradosso della politica italiana dunque è quello sì di lavorare di più (sempre se si può parlare di lavoro in un contesto di produttività) ma per un solo obbiettivo: farsi pagare di più.


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Pensioni e limiti di reddito: ora c’e’ una Proposta di Legge

27 maggio 2013 @ 17:39

Camera dei DeputatiSpetta al Parlamento, secondo la FISH, risolvere una questione che rischia di portare alla revoca di centinaia di migliaia di pensioni di invalidità

Più volte, nei mesi scorsi, la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) ha denunciato un rischio incombente su centinaia di migliaia di persone con disabilità, vale a dire la revoca della loro pensione di invalidità, conseguentemente a quella che la Federazione ritiene come un’infondata interpretazione amministrativa. «A causa infatti – si legge in una nota della FISH – del sovrapporsi scoordinato di successive normative in materia di provvidenze assistenziali, e a conseguenti interpretazioni contraddittorie della Cassazione (2011 e 2013), chi eroga la pensione (270 euro) agli invalidi civili, e cioè l’INPS, ha stabilito di non considerare più solo il reddito personale dell’interessato, ma anche quello del coniuge, creando assurde e inaccettabili disparità di trattamento».
Tale disposizione – contenuta, lo ricordiamo, nella Circolare n. 149 dell’INPS, prodotta alla fine del 2012 – non era stata assunta, come denunciato da più parti, in forza di una norma del Parlamento e quindi assai opportunamente, anche se solo temporaneamente, era stata sospesa dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nel gennaio scorso, in attesa di un’istruttoria dall’esito incerto.
Dal canto suo, la FISH ha più volte ribadito che la questione non va risolta negli uffici del Ministero, in quelli dell’INPS, o – peggio ancora – nelle aule di tribunale, «ma in Parlamento». «Sia quindi il Legislatore – era stato scritto dai responsabili della Federazione – a mettere la parola “fine” a una querelle che impatta sulle condizioni di vita delle persone con disabilità».

Ora, pertanto, è doveroso registrare che una Proposta di Legge c’è e che è stata annunciata nella seduta pomeridiana del 26 marzo scorso (Atti della Camera n. 538, firmataria l’onorevole Margherita Miotto), con l’obiettivo di risolvere la complessa e confusa vicenda, restituendo al Parlamento una competenza del tutto propria, qual è appunto quella di legiferare.
«Abbiamo formalmente richiesto al presidente della Camera Laura Boldrini – sottolinea in tal senso Pietro Barbieri, presidente della FISH – di adoperarsi affinché quella Proposta di Legge venga velocemente assegnata alla Commissione Affari Sociali e inizi quindi il suo iter verso una rapida approvazione». Un appello, questo, che naturalmente è esteso a tutti i gruppi parlamentari. «La volontà di risolvere questo increscioso contenzioso – aggiunge Barbieri – rappresenterebbe un primo segnale dell’intenzione di affrontare anche altre e più strutturali emergenze che attanagliano la quotidianità e i progetti di vita di milioni di persone con disabilità!». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@fishonlus.it.


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27mag/130

Disabilita’ e Comune di Milano: questo sistema non ha futuro

di LEDHA Milano*

23 maggio 2013 @ 18:57

Particolare di persona in carrozzina che entra in un localeOltre che senza futuro, l’attuale situazione delle politiche per la disabilità a Milano risulta iniqua e inefficiente: questo il giudizio espresso nei giorni scorsi dalle associazioni di persone con disabilità e dei loro familiari, aderenti alla LEDHA del capoluogo lombardo (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità). A fronte infatti di una maggior spesa – di cui l’Assessorato alle Politiche Sociali intende farsi carico -, non è stato possibile conoscere quali prioritàcriteri si vogliano adottare, a fronte degli annunciati tagli, seppur marginali, al bilancio.
Si tratta quindi di una situazione non accettabile, rispetto alla quale le associazioni temono conseguenze pesanti sulle persone con disabilità, specialmente su coloro che non fruiscono di servizi diretti del Comune (assistenza domiciliare; assistenza indiretta; vita indipendente; residenzialità ecc). Ed è una situazione che ha già portato di recente all’autosospensione dei referenti dalTavolo Permanente Disabilità, a causa della mancanza di proposte concrete su temi quali le Emergenze scorrimento liste di attesae la Compartecipazione alla spesa, dopo un serrato lavoro di analisi e confronto tra enti gestori, associazioni (Terzo e Quarto Settore) e Comune di Milano, conclusosi rispettivamente nel dicembre del 2012 e nel gennaio di quest’anno.

Dopo avere quindi partecipato attivamente a due Forum sulle Politiche Sociali (novembre 2011 e gennaio 2012), dopo avere lavorato per mesi alla stesura del documento sul tema della disabilità (allegato al Piano di Sviluppo del Welfare nel giugno del 2012), dopo avere partecipato a numerosi gruppi di lavoro e dopo ripetuti incontri del Tavolo Permanente Disabilità – luogo che avrebbe dovuto essere di confronto costante, di verifica dell’implementazione del Piano di Sviluppo del Welfare e di regìa generale delle politiche del welfare in àmbito di disabilità – ad oggi non si ha modo di comprendere cosa intenda fare il Comune di Milano su queste materie e quali siano le sue priorità.
Solo il 30 aprile scorso, ad esempio, l’Assessorato alle Politiche Sociali ha consegnato ai referenti del Terzo e Quarto Settore che partecipano al Tavolo Permanente due documenti che le associazioni non hanno ritenuto adeguati. Rispetto infatti alle Liste d’attesa, pur essendo stato ritenuto positivo che – in tema di scorrimento delle liste stesse – sia stata data un’ipotesi non ancora formalizzata in un provvedimento ufficiale, l’Assessorato prevede però che l’inserimento di persone in attesa da più di due anni parta solo dal mese di luglio 2013 e che le liste non si esauriscano per tutti i servizi, ricreando quindi, fin d’ora, un’altra “emergenza”, ancor prima di aver risolto quella precedente.
Per quanto concerne poi la Compartecipazione alla spesa, l’assessore Pierfrancesco Majorino aveva dichiarato inizialmente la propria intenzione di applicarla a tutti i servizi sociali, come “operazione culturale” basata sul criterio di equità, criterio tanto sbandierato come elemento cardine, quanto poi, in questi giorni, inspiegabilmente disatteso. Infatti, le famiglie che afferiscono ad alcuni servizi (CSE-Centri Socio Educativi e SFA-Servizi Formazione Autonomia), e che già dal 2010 pagano un contributo fisso direttamente all’ente che gestisce il servizio (in contraddizione con quanto lo stesso Comune di Milano ha previsto nel Piano di Zona), indipendente dal reddito individuale o familiare, continueranno a pagare cifre maggiori e differenti rispetto ad altre famiglie (afferenti ai CDD-Centri Diurni Disabili), per le quali è prevista una sperimentazione di compartecipazione che – se verrà approvata dal Consiglio Comunale – sarà basata sull’ISEE individuale [l’ISEE è l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente, N.d.R.] a partire dal 2014, creando in tal modo una disparità di trattamento ingiustificata.

Questa situazione così confusa, pertanto, dove gli orientamenti espressi in una sede vengono poi successivamente smentiti, dove il Comune pubblicamente annuncia il reperimento di «nuove risorse per i servizi», mentre invece sono risorse che servono a coprire solo la spesa corrente, dove la struttura organizzativa del settore appare oggi ampiamente deficitaria, non lascia intravedere una capacità programmatoria e strategica in grado di valorizzare al massimo le risorse residue dai tagli che, da quanto è stato dichiarato e come già accennato, saranno marginali per il settore.
Ottenere la riduzione dei tagli al budget e non riuscire ad utilizzare al meglio le risorse resesi disponibili – soprattutto a fronte di una situazione non facile per il bilancio – rende ancora più pressante la necessità che il Comune – dal Sindaco agli Assessori – si attivi affinché questo sistema che non ha futuro possa essere ridisegnato e messo nelle condizioni di dare risposte nuove ed efficaci.

Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: info@ledhamilano.it.


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