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aprile « 2013 « Aixtud « associazione italiana per la tutela dei disabili e dei diritti
Aixtud
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Soddisfazione per quella Sentenza sui progetti individuali

18 aprile 2013 @ 10:53

Roberto SpezialeRoberto Speziale, presidente nazionale dell’ANFFAS

«Siamo estremamente soddisfatti della recente Sentenza emessa dal TAR della Calabria [n. 440/13, N.d.R.], che ha sancito definitivamente il diritto di una persona con disabilità a vedere redatto – in maniera adeguata – dal proprio Comune il progetto globale di vita personalizzato»: così Roberto Speziale, presidente nazionale dell’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), commenta la felice e attesa conclusione della vicenda che aveva visto il Comune di Cassano all’Ionio (Cosenza) negare in un primo momento, a una persona con disabilità, la redazione di un progetto individuale, espressamente previsto dall’articolo 14 della Legge 328/00, per una serie di motivazioni ritenute dal TAR della Calabria oltremodo incoerenti, e successivamente delegare al Distretto Socio-Sanitario la redazione di un progetto, rivelatosi poi del tutto inidoneo e illegittimo e quindi censurato dal TAR stesso [sulla Sentenza di cui si parla, il nostro giornale ha pubblicato un ampio approfondimento, N.d.R.].

«Con questa Sentenza – prosegue Speziale – viene individuato un iter ben preciso che le Pubbliche Amministrazioni dovranno prendere in considerazione per ciò che riguarda le persone con disabilità e la loro presa in carico globale ed è paradossale che ciò avvenga dopo ben quattordici anni dell’entrata in vigore della Legge 328 e solo attraverso un pronunciamento della magistratura».
Con il provvedimento in questione, infatti, il TAR della Calabria ha affermato che attraverso il progetto individuale per la persona con disabilità – stabilito come detto dall’articolo 14 della Legge 328/00 – il Legislatore ha indicato un modello di «presa in carico globale e personalizzata» della persona con disabilità, che trascende dalla previsione di singole prestazioni da erogare o dal semplice «smistamento» della persona con disabilità stessa, all’interno di una serie di strutture e/o servizi già precostituiti e non pensati e riparametrati sulle sue reali esigenze, per garantirne la piena inclusione sociale nel proprio contesto familiare e sociale e quindi la qualità ottimale di vita.
Sin dal 2010 del resto – anno in cui, in occasione della Giornata Internazionale della Disabilità del 3 dicembre, l’ANFFAS aveva lanciato una campagna nazionale di sensibilizzazione sull’attuazione della Legge 328/00 (Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, nota anche, al tempo della sua emanazione, come “Riforma dell’assistenza”), che dopo oltre dieci anni dalla sua emanazione era rimasta ancora inapplicata in tante sue parti, soprattutto nelle modalità di presa in carico di una persona con disabilità – l’Associazione ha lavorato per informare sull’importanza e le potenzialità del progetto individuale, dedicando alla questione anche uno spazio ad hoc nel proprio sito. Ora, dopo questa Sentenza ritenuta come “epocale”, che va tra l’altro ad aggiungersi ad altri significativi pronunciamenti in materia, dei quali l’ANFFAS è stata in questi anni partecipe e protagonista, le persone con disabilità e il loro familiari dispongono di un ulteriore strumento per rendere pienamente esigibili i loro diritti.

«Come ANFFAS – conclude Speziale – ci battiamo quotidianamente perché nel nostro Paese si creino condizioni di pari opportunità e di non discriminazione, prediligendo il dialogo con le Pubbliche Amministrazioni deputate al riconoscimento dei diritti civili e umani delle persone con disabilità e alla loro concreta attuazione. In questo caso, oltre al costante lavoro di supporto e di dialogo messo in campo insieme all’ANFFAS di Corigliano Calabro, in una Regione particolarmente disagiata per quanto riguarda la rete integrata dei servizi, ma assolutamente sovrapponibile alla maggior parte delle Regioni d’Italia, ci si è visti costretti ad adire le vie giudiziarie e per questo un nostro ringraziamento va anche ai legali vicini alla nostra Associazione. Ma il più grande ringraziamento va alla persona con disabilità protagonista della vicenda e alla sua famiglia, che hanno voluto con determinazione combattere fino in fondo questa sacrosanta battaglia, anche a beneficio di tutte le altre persone con disabilità». (R.S.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: comunicazione@anffas.net.


Articolo stampato da Superando.it: http://www.superando.it

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18apr/130

Progetto Individuale: tutto e’ compito di tutti insieme

di Francesco Marcellino*

17 aprile 2013 @ 17:06

Mano del Giudice batte il martellettoCon la Sentenza 440/13, pronunciata il 12 aprile scorso, il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) per la Calabria(Sezione Seconda), ha accolto il ricorso principale e i ricorsi per motivi aggiunti, facendo obbligo agli enti preposti di redigere ilprogetto individuale per persona con disabilità.
I ricorrenti ‐ una persona con disabilità e l’ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale) di Corigliano Calabro (Cosenza) ‐ avevano patito l’ennesima sofferenza nel riconoscimento di un diritto esigibilecome quello previsto dall’articolo 14 della Legge 328/00 [“Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”, nota anche, al tempo della sua emanazione, come “Riforma dell’assistenza”, N.d.R.] e presente, quale sistema di accesso ai servizi sociali e sanitari, in tutte le legislazioni regionali italiane. Eppure, dopo oltre tredici anni di vigenza della normativa ‐ ricordando che lo strumento di accesso ai servizi sociali e sanitari era stato originariamente previsto già dal Decreto Legislativo 502/92, con riguardo alla sanità, e successivamente appunto dalla Legge 328/00, con riguardo al sociale – alcune procedure non risultano ancora “ben accette” dagli Enti Locali e dalle Aziende Sanitarie Provinciali. E le resistenze sul tema sono molteplici.

L’accesso, infatti, ai servizi socio-sanitari, attraverso la stesura del progetto individuale e una presa in carico globale determinano ‐ fin dal primo atto ‐ l’integrazione dei servizi, la capacità di “lavorare insieme”, Amministrazione Comunale e Azienda Sanitaria Provinciale (e ogni altro settore, dipartimento, servizio amministrativo, che sia utile o necessario a tutela della persona con disabilità). Resistere quindi nel limitare il buon funzionamento dell’accesso integrato ai servizi sanitari e sociali, resistere nella presa in carico globale della persona con disabilità, significa, evidentemente, resistere in abitudini amministrative (ormai assai desuete) e in necessità organizzative e finanziarie delle amministrazioni radicate e inopportune.
Inopportune in quanto – dopo anni di approfondimento del tema ‐ ci si è certamente convinti che lo Strumento della presa in carico globale e della stesura del progetto individuale per persona con disabilità, non è solo un diritto soggettivo perfetto del Cittadino, ma è anche ‐ e soprattutto – un’opportunità per la Pubblica Amministrazione nel suo complesso, di organizzare in modo più appropriato i servizi sociali e sanitari da erogarsi sul territorio. Eppure? Eppure si continuano a patire richieste da parte dei Cittadini, molte delle quali insoddisfatte, e la conseguente necessità di interventi giudiziari.
Ma procediamo per ordine e ponderiamo quanto verificatosi in Calabria.

Una persona con disabilità fa richiesta di stesura di progetto individuale, ai sensi della Legge 328/00, articolo 14. Il Comune di residenza in un primo momento rimane del tutto silente alla richiesta, successivamente pare attivarsi, dopo, invece (inutile consigliare la lettura del citato articolo 14 della Legge 328/00, chiarissimo sul punto), dichiara «…l’incompetenza del Comune nella predisposizione dei progetti individuali», dichiarazione di incompetenza che viene ribadita con più atti (tutti impugnati con motivi aggiunti).
Dal canto suo, l’Azienda Sanitaria Provinciale pare invece essere del tutto silente e, comunque, non risulta costituita in giudizio.
Alla Sentenza in commento del TAR – sono meno del numero delle dita di una mano quelle conosciute, anche se i casi di richiesta sono certamente in numeri ragguardevoli – si riconosce un particolare approfondimento della questione, verosimilmente determinato sia dai precedenti in materia, sia dal considerevole impegno processuale (due anni di giudizio) che la stessa ha reso necessario.
Alcuni passaggi sono particolarmente importanti.
Persona con disabilità a uno sportelloInnanzitutto, la Sentenza consente di chiarire che l’istituto dell’articolo 14 «…non costituirebbe una nuova misura assistenziale condizionale all’erogazione di provviste economiche, bensì un momento di sintesi delle misure erogate e/o da erogare, da coordinare con gli impegni personali e professionali dell’assistito».
Quindi, l’utente non cerca ‐ tendenzialmente – nuovi servizi e nuovi fondi, ma chi richiede la stesura del progetto individuale, desidera che si attui la presa in carico globale della persona con disabilità, la valutazione (da un punto di vista medico e sociale)dei bisogni e, quindi, l’erogazione dei servizi necessari. Il tutto, in modo coordinato e sotto la vigilanza della Pubblica Amministrazione.
Come dice la Sentenza del TAR Calabrese, «…è un servizio pubblico, avente ad oggetto l’espletamento di prestazioni fondamentali, indirizzate istituzionalmente ed in via diretta al soddisfacimento di bisogni collettivi, sottoposte, per ragioni di interesse pubblico, ad indirizzi e controlli dell’autorità amministrativa». Erra, quindi, il Comune e/o l’Azienda Sanitaria Provinciale che «…manifestava la propria disponibilità all’elaborazione del progetto individuale, senza far seguire, però, alcuna iniziativa» (ancora Sentenza in commento a pagina 6). E ciò è posto in essere da diverse Pubbliche Amministrazioni. E quindi finalmente è chiaro che tale comportamento ‐ di fatto omissivo ‐ è errato e giuridicamente rilevante.
Ma erra anche il Comune e/o l’Azienda Sanitaria Provinciale che ‐ in un sempre agevole lavoro di “scaricabarile” – adduce che la predisposizione del progetto individuale sarebbe di competenza del PUA [Punto Unico d’Accesso, N.d.R.].
Su tale punto, senza osservare le diverse discipline regionali e limitandoci, ad esempio, a quelle della Regione Sicilia, va ricordato che nell’Isola il Piano Triennale a favore delle Persone con Disabilità del gennaio 2006 disciplina l’intero iter del procedimento amministrativo e individua l’UVD (Unità di Valutazione delle Persone con Disabilità) come organismo, costituito da componenti dell’Azienda Sanitaria Provinciale e del Comune di residenza dell’utente, deputato appunto alla stesura del progetto individuale di vita dell’utente stesso. Pertanto, anche in Sicilia, è del tutto fuorviante la dichiarazione che “altri” debbano compiere ciò che, invece, per previsione normativa regionale, è compito precipuo dell’UVD.

Ma un aspetto rilevante la Sentenza lo dona anche con riguardo al “contenuto” del progetto individuale.
Che senso ha – come si legge in Sentenza (pagine 7 e 8) – prevedere nel progetto «…una prossima apertura di centri diurni presso le sedi del Centro di Salute ed alla progettazione futura dei piani integrati»? Insomma: quale sarebbe il servizio di cui beneficerebbe (o avrebbe bisogno) hic et nunc (qui ed ora) la persona con disabilità?
E che senso ha – come si legge sempre in Sentenza (pagina 8) – prevedere nel progetto «…un assistente domiciliare del Comune […] senza però raccordarlo con il Centro di Riabilitazione, con ciò rinviando sine die le sedute di fisioterapia»?
Sul punto ci sarebbe molto da dire e forse, ancora di più da rivendicarsi in sede giudiziaria.

Altro aspetto rilevante è quello economico.
Ovviamente ‐ come sempre accade in queste situazioni processuali – la Pubblica Amministrazione si “difende” adducendo ristrettezze economiche e tuttavia argomentazioni attinenti alla spesa non si ritengono essere particolarmente esaustive e pregnanti alle ragioni della difesa delle amministrazioni, in quanto sul punto appare utile riferire che:
Ombra di persona con disabilità1) innanzitutto, come si è più volte detto, lo strumento di accesso ai servizi sociali e sanitari del progetto individuale, di per sé,non significa maggiori costi (o costi non previsti) della Pubblica Amministrazione, ma solo mettere ordine in una modalità ‐ fino ad oggi – del tutto disordinata, di accesso a domanda individuale (e non sempre appropriata) a singoli servizi e di presa in carico dei bisogni della persona;
2) compiendo la Pubblica Amministrazione l’analisi dei bisogni e l’indicazione dei servizi, è evidente che la potestà anche di carattere economico è (e rimane ancor di più) nelle mani dell’Amministrazione stessa;
3) infine, risulta naturale chiedersi come ‐ senza i progetti individuali e, quindi, senza una vera e appropriata analisi dei bisogni di un territorio – sia stato possibile fino ad oggi redigere i “Piani di Zona” e valutare l’investimento nel quantum e nel quomodo [“quanto e come”, N.d.R.] delle risorse economiche e finanziarie nei servizi sociali e sanitari per persona con disabilità.

Questi argomenti si elencano, senza “disturbare” princìpi quali quelli del diritto soggettivo della persona con disabilità e dei Livelli Essenziali di Assistenza che deve riconoscere ed erogare lo Stato. Pertanto, si crede che sia giunto il momento di evitare di manifestare questioni di ristrettezze economiche, perché forse è proprio il Cittadino che sta chiedendo all’Amministrazione di immettere nelle procedure un sistema di accesso, erogazione, gestione e controllo dei servizi in modo appropriato ai bisogni e alle risorse finanziarie necessarie.
Ovviamente ciò lo si afferma con riguardo allo strumento del progetto individuale di cui all’articolo 14 della Legge 328/00, riconoscendosi che simile discorso non può compiersi con altri tipi di progettazione “personalizzata” (diversa da questa di cui parliamo, che è “individualizzata”), ai sensi della Legge 162/98.
Inoltre, fatto non indifferente per gli operatori del diritto, il Giudice ha ritenuto la suddetta questione di giurisdizione esclusiva del TAR, evitando così altalene tra la giustizia amministrativa e quella civile, come in passato sembravano essere necessarie. Importante è quindi la ricostruzione da parte dell’Autorità Giudiziaria della natura e della funzione del progetto individuale per la persona disabile di cui all’articolo 14 della Legge 328/00.
In tal senso, riconosce il Giudice che lo strumento consente la «presa in carico globale della persona disabile» e che «…trascende la modalità di smistamento della persona all’interno di una gamma di contenitori e si propone l’obiettivo di promuovere l’autorealizzazione della persona disabile…» (si veda pagina 11 della Sentenza).
E ancora, riconosce come metodologia quella del «lavoro di rete» (di conseguenza, deve ritenersi che laddove non si riesce a far partire il progetto individuale bisogna riconoscere l’incapacità delle Amministrazioni di «lavorare in rete»), «…che punta ad una visione in chiave unitaria dei bisogni della persona con disabilità», attività che si mettono tutte in linea con i princìpi della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità e dell’ICF [Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute, definita nel 2001 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, N.d.R.].
Importante è poi che la Sentenza riconosca che l’istanza dell’utente deve determinare l’attivazione del Comune e dell’Azienda Sanitaria, le quali potranno anche «…coinvolgere altre istituzioni competenti» e creare un «…dossier unico». Come è pure importante il cenno alla «…presenza di un referente, il case manager, che può essere anche un assistente sociale, il quale garantisce il coordinamento tra il progetto individuale per la persona disabile ed altri progetti specifici, interessando, eventualmente, anche altre figure professionali, al fine di consentire l’unificazione degli accertamenti e delle valutazioni».
Particolare di uomo con disabilità al tavolo di una bibliotecaEcco quindi che ciò che nella Regione Sicilia risulta scritto e previsto anche nel citato Piano Triennale a favore delle Persone con Disabilità, trova luce persino in questa Sentenza del TAR della Calabria (che ovviamente si pronuncia sulla base delle Leggi Regionali della Calabria): nel progetto individuale «…possono confluire le valutazioni di vari soggetti – quali il Distretto della ASL (équipe medico‐psico‐pedagogica per la scuola, unità operativa di riabilitazione, commissioni di invalidità civile, stato di handicap e legge N° 68/99 presso la medicina legale, area materno infantile e area anziani); il Comune (operatori dei servizi sociali), la Scuola (corpo docente), la Provincia (Centri per l’impiego e comitati tecnici Legge N° 68/99) – ai fini del migliore coordinamento degli interventi da effettuare in un unico ambiente tematico che tenga in considerazione la condizione bio-psico-sociale del beneficiario e le risorse e i bisogni della sua famiglia (così a pagina 13 della Sentenza).
Tutto questo è finalizzato alla «…piena realizzazione dell’integrazione delle persone disabili nell’ambito della vita familiare e sociale nonché nei percorsi dell’istruzione scolastica o professionale e del lavoro…» (pagina 14 della Sentenza).

In conclusione: la normativa nazionale (e quelle regionali) è ormai molto chiara e definita, così come l’interpretazione e l’applicazione delle stesse – anche alla luce degli interventi giurisprudenziali – sono ormai evidenti al Lettore imparziale e che abbia sufficientemente approfondito il tema. Occorre quindi che tutto questo diventi una buona prassi amministrativa, capace di superare il principio amministrativo del “questo è compito mio, quello è compito tuo”, ma che “tutto è compito di tutti insieme” e che basta che un solo ramo, un solo settore non sia capace di “lavorare in rete” e tutto il sistema di “presa in carico globale” viene meno.
Prendere in carico globalmente, quindi, non significa solo la presa in carico completa dei bisogni di una persona, ma anche la capacità “globale” della Pubblica Amministrazione di prendere in carico, con un lavoro di rete, i diversi bisogni della persona.
A questo punto non vi sono molte valutazioni da compiersi: o, nel rispetto della legge, le Amministrazioni si rinnovano nell’organizzazione di accesso e di erogazione dei servizi per persone con disabilità, oppure le persone con disabilità stesse ‐ stante anche l’orientamento consolidato – saranno costrette, sempre più, ad adire l’autorità giudiziaria per vedere riconosciuto ciò che a loro sarebbe dovuto e, ancora peggio, ciò che sarebbe assai utile alla stessa macchina organizzativa dell’Amministrazione.

Avvocato.


Articolo stampato da Superando.it: http://www.superando.it

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16apr/130

Per l’INPS l’autismo non esiste. E per il Ministero?

di Donata Vivanti*

15 aprile 2013 @ 12:12

Ragazzo seduto con la testa chinataÈ appena trascorsa il 2 aprile, con grande partecipazione nazionale e internazionale, la Giornata Mondiale per la Consapevolezza dell’Autismo, un evento che l’ONU ha voluto proclamare nel 2007 [Risoluzione 62/139 del 18 dicembre 2007, N.d.R.], per sensibilizzare gli Stati Membri sulle sfide che l’alta frequenza  dei disturbi dello spettro autistico e il loro impatto sulle persone che ne sono affette e le loro famiglie comportano per la società intera.
Ma non basta: il 5 dicembre 2012, sempre l’ONU ha adottato la Risoluzione Affrontare le necessità socioeconomiche delle persone, delle famiglie e delle società affette da Disturbi dello  Spettro Autistico (ASD), per ribadire appunto il proprio impegno ad aiutare le persone con disturbi dello spettro autistico e le loro famiglie e raccomandare agli Stati Membri, fra l’altro, di migliorare l’accesso a servizi appropriati di sostegno e pari opportunità di inclusione e partecipazione.
L’autismo, dunque, per l’ONU esiste. Ma non solo, esiste anche per l’Associazione Psichiatrica Americana, che lo inserisce nelle Classificazioni DSM IVIV-R, e per l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che lo descrive nella Rubrica F84dell’ICD 10 e ne elenca i sintomi di base nell’ICF (International Classification of Functioning, Disability and Healt). Ma non per l’INPS!

L’INPS, infatti, l’autismo non lo conosce né lo riconosce, poiché toglie l’indennità di accompagnamento a un bambino di 7 anni diagnosticato dalla sua ASL di appartenenza come affetto da disturbo dello spettro autistico (per la precisione da DPS-NAS, disturbo pervasivo dello sviluppo non altrimenti specificato, incluso nella Categoria F84Disturbi Pervasivi dello Sviluppo, della classificazione ICD 10 dell’OMS) e trattato per tale disturbo.
Ma come può succedere una simile incongruenza ? Accade perché l’INPS, nel suo sistema di  certificazione, si attiene a codici derivati non dalle classificazioni internazionali vigenti, ma dalla classificazione ICD 9 del 1992, nella quale l’autismo non esiste come tale. E a questo ingiustificabile ritardo si guarda bene dal porre rimedio, dal momento che ciò consente all’Istituto di perseguire il suo precipuo ruolo, che non è – a quanto pare – di garantire gli effettivi diritti dei Cittadini ai fini del riconoscimento dei benefìci assistenziali, ma di «usare il massimo rigore soprattutto laddove esistono più privilegi che diritti», come affermato da Massimo Piccioni, dirigente della Commissione Medica Superiore, in risposta alle richieste di chiarimento dei genitori di quel bimbo.
«Tenetevi pure quei quattro soldi – ha commentato amareggiato il padre di quest’ultimo -, quei pochi spiccioli che risparmiate considerateli il regalo di un bambino di 7 anni. Non sottoporremo nostro figlio a ulteriori strazi e visite con sconosciuti, se questa è l’unica via per far valere il suo diritto. Faremo in modo di pagare di tasca nostra il sostegno e gli interventi di cui ha bisogno Ma non posso e non voglio tacere questa ingiustizia, in nome di tutte le persone i cui diritti vengono violati dalle Istituzioni che dovrebbero proteggerli».

L’episodio è accaduto nel 2012 e ad esso è seguita una serie di comunicazioni tra la famiglia e l’INPS, che nulla hanno chiarito in merito all’accaduto e agli effettivi diritti del bambino e, in generale, delle persone con disturbo dello spettro autistico. Tuttavia, durante un incontro con il padre del bimbo, il dirigente della Commissione INPS ha evocato un Decreto Ministeriale che entro la fine del 2012 avrebbe dovuto sanare l’incongruenza dei codici, attraverso l’emanazione di nuove tabelle di codifica dell’invalidità.
E in effetti, nell’agosto del 2012, il Ministero della Salute ha definito uno Schema di Decreto (Atto 507 del Governo), recante nuove tabelle indicative delle percentuali di invalidità per le menomazioni e le malattie invalidanti, che dovrebbero sostituire quelle vigenti, contenute nel Decreto Ministeriale del 5 febbraio 1992. Ma incredibilmente, nel nuovo schema proposto, si conferma l’assenza di ogni riferimento all’autismo.

Il 3 settembre 2012, quindi, le associazioni rappresentative delle persone con disturbo dello spettro autistico, riunite nella Federazione Nazionale FANTASIA (Federazione delle Associazioni Nazionali a Tutela delle Persone con Autismo e Sindrome di Asperger), hanno indirizzato al Ministro della Salute e al funzionario preposto una lettera, esprimendo la propria preoccupazione in merito all’omissione nella Nuova Tabella Invalidità Civile (allegato 1 al Decreto), dei disturbi dello spettro autistico, rubricati nelle classificazioni Internazionali dell’OMS con il Codice 299, nel pur anacronistico ICD 9, superato fin dagli Anni Novanta dall’ICD 10, che dedica ai Disturbi dello  Spettro Autistico – come detto inizialmente – la Rubrica F84 Disturbi generalizzati dello Sviluppo, e nell’ICF dell’adulto, nella quale la disabilità sociale caratteristica dell’autismo è descritta sia nella Parte B (Body Functions), Capitolo b122 (Global Psychological Functions), sia nella Parte D, Capitolo 7 (Interpersonal Interactions and Relationships), sottolineando come tale omissione rappresenti un atto discriminatorio, ciò che è stato affermato anche dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), in un’audizione relativa a quella bozza di Decreto, presso la Commissione Affari Sociali della Camera il 30 ottobre 2012.
Ebbene, nemmeno a quella lettera è mai stata data una risposta coerente, se si escludono alcune elucubrazioni incomprensibili e completamente fuori tema da parte della funzionaria ministeriale.
Da allora, forse anche grazie al parere negativo sullo Schema di Decreto da parte della Conferenza Stato-Regioni, tutto tace. Se il Decreto non serve a tagliare costi – deve aver pensato il Governo – meglio lasciar perdere. Ma intanto le ingiustizie e le discriminazioni nei confronti delle persone con autismo continuano a perpetrarsi, e i loro dirittiad essere impunemente violati.

Vicepresidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap).


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