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marzo « 2011 « Aixtud « associazione italiana per la tutela dei disabili e dei diritti
Aixtud
29mar/110

Il Giudice stabilisce che anche in Liguria il Ministero ha discriminato

Anche a la Spezia, infatti, è un Giudice del Tribunale Ordinario - in base alla Costituzione e alla Legge che tutela le persone con disabilità dalle discriminazioni - a condannare il Ministero a ripristinare le ore di sostegno tolte a uno studente con disabilità. Si tratta di un provvedimento di segno analogo a quello fondamentale, adottato nel gennaio scorso, dal Tribunale di Milano e sul quale qualche settimana fa il ministro Gelmini aveva quanto meno glissato, durante un'intervista televisiva nella trasmissione "Che tempo che fa"
Alunno con disabilità a scuola
Avevamo scritto più volte che quell'Ordinanza avrebbe "lasciato il segno" e recentemente avevamo anche rimproverato il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini - dopo una sua in tervista alla trasmissione di Raitre Che tempo che fa - di "non ricordarsene" proprio e di glissare sulla questione, una volta richiesta di commentare la condanna del suo Dicastero.
Parliamo di quell'Ordinanza emessa il 10 gennaio scorso, che aveva accolto il ricorso presentato il 10 novembre 2010 da trenta genitori di diciassette alunni con disabilità e dalla LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità), contro il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, l'Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia e quello Provinciale di Milano, per una serie di tagli alle ore di sostegno riservate a un buon gruppo di alunni con disabilità. «Alle amministrazioni convenute», aveva sancito il giudice del Tribunale di Milano Patrizio Gattari, «si ordina lacessazione della condotta discriminatoria» e i convenuti stessi erano stati «condannati, ciascuno per le rispettive competenze, a ripristinare, entro trenta giorni dalla comunicazione della presente ordinanza, per i figli dei ricorrenti il medesimo numero di ore di sostegno fornito loro nell'anno scolastico 2009/2010».
Un provvedimento, come dicevamo, certamente fondamentale e destinato a "lasciare il segno", perché per la prima volta in Italia adottato da un Tribunale Ordinario, in base alla Legge 67/06 che tutela dalla discriminazione delle persone con disabilità.

Ebbene, ora - in attesa di poter esaminare approfonditamente il testo di questa nuova Sentenza - registriamo con piacere che molti organi d'informazione hanno riferito del provvedimento di segno analogo adottato nei giorni scorsi dal Tribunale della Spezia ed esattamente da parte del giudice Valentina Rascioni, secondo la quale «tagliare le ore di sostegno per gli studenti disabili è una discriminazione inaccettabile, che viola la legge che tutela i portatori di handicap e l'articolo 3 della Costituzione, che sancisce l’impegno della Repubblica al pieno sviluppo della persona umana». Anche qui il Ministero avrà trenta giorni per ripristinare le ore di sostegno tolte allo studente sedicenne, la cui famiglia si era rivolta al Tribunale spezzino, oltre a dover pagare le spese processuali di 1.200 euro e anche qui - ciò che soprattutto conta, ai fini di una giurisprudenza sempre più solida - il provvedimento è stato adottato non da un Tribunale Amministrativo Regionale, ma da una Corte Ordinaria, in base alla Legge 67/06, che tutela dalle discriminazioni nei confronti delle persone con disabilità.

«Il Ministero dell'Istruzione - abbiamo letto infine in varie testate - potrebbe ora cercare di impugnare la Sentenza, ma tutti si augurano che il ricorso non venga presentato "per il bene del ragazzo"». Purtroppo, però, a Milano è andata proprio così, con il Ministero che ha appellato la decisione del Tribunale Civile, il che non lascia ben sperare nemmeno in questo caso. (S.B.)

Sull'Ordinanza emessa il 10 gennaio scorso dal Tribunale Ordinario di Milano (disponibile integralmente cliccando qui), segnaliamo - sul nostro sito - i testi: Tagliare il sostegno è discriminazione (cliccare qui), In quale modo si intende riconoscere il diritto allo studio? (cliccare qui), È importante quell'azione antidiscriminatoria in materia di scuola (di Salvatore Nocera, cliccare qui), Parte il primo GLIR in Lombardia, dove quella Sentenza ha «lasciato il segno»(cliccare qui), Buon compleanno, Legge 67! Come ti stanno utilizzando? (di Angelo D. Marra, cliccare qui) e Le opinioni sono opinioni, Ministro Gelmini, ma i fatti vanno raccontati come sono! (cliccare qui).
Ultimo aggiornamento (lunedì 28 marzo 2011 19:28)
23mar/110

E’ possibile, nel 2011, pubblicare una copertina del genere?

(di Luigi Vittorio Berliri)
Lo chiede Luigi Vittorio Berliri, in questa lettera aperta indirizzata al direttore della rivista «Panorama» Giorgio Mulè, pensando all'ultima copertina di tale periodico, ove campeggia un "Pinocchio in carrozzina" e la scritta "Scrocconi" a caratteri cubitali. Una copertina che aveva già suscitato, nel nostro sito, la ferma protesta di Franco Bomprezzi e che anche noi - pur con scarso piacere - siamo costretti a riprendere qui, per far capire meglio ai Lettori di cosa si stia parlando

La copertina «incriminata» dell'ultimo numero di «Panorama»
La copertina «incriminata» dell'ultimo numero di «Panorama»Gentile Direttore di «Panorama» Giorgio Mulè, sono il presidente di una cooperativa sociale che gestisce due (belle!) case famiglia per persone con grave disabilità a Roma, denominate Spes contra Spem [Luigi Vittorio Berliri è anche presidente dell'Associazione Casa al Plurale di Roma, N.d.R.].
Preoccupato per le vicende internazionali - come qualsiasi mio concittadino, immagino - spero di trovare sui settimanali approfondimenti e riflessioni. La Libia sull'orlo di una guerra che potrebbe trasformarsi in un conflitto mondiale, che vede la nostra nazione coinvolta in prima linea, il Giappone e il rischio nucleare (vorrei sapere se davvero c'è un rischio reale di radioattività...). Iniziano poi importanti processi che vedono coinvolto il nostro Presidente del Consiglio e anche in questo caso mi piacerebbe conoscere tutti i punti di vista, anche quello del suo giornale (in realtà a me piacerebbe conoscere solo i fatti, non i punti di vista, ma questa è illusione, e lo so bene).
E cosa sceglie invece come copertina l'ultimo numero del suo giornale? Una sedia a rotelle con Pinocchio sopra e a caratteri cubitali la scritta SCROCCONI. Associando così l’immagine dell’invalido a quella dello scroccone!

Bene, benissimo la lotta ai falsi invalidi, indifendibili da chiunque! Mi sarebbe però piaciuto leggere sul suo giornale anche una riflessione su come si potrebbe davvero fare la lotta ai falsi, senza mettere in angoscia i "veri invalidi", spesso chiamati a improbabili visite… Basterebbe incrociare le banche dati (un cieco totale con la patente, tanto per fare un esempio…).
Guardi che sono proprio le persone con disabilità le prime a indignarsi contro i falsi invalidi, i falsi permessi per i posteggi (spesso usati dai parenti come un diritto…), le false pensioni che abbassano gli importi disponibili per tutti.
Ma la sua copertina, invece, rischia di fare di tutta l'erba un fascio (il "fare dell'erba un fascio" era abitudine di altri, settant'anni fa…) e di dare una comunicazione offensiva per le tante persone che in carrozzina ci vivono per davvero, additate dal suo giornale come "persone scroccone".

Io vorrei invece raccontare dei veri invalidi, della bellezza delle loro storie di vita, a prescindere dalle difficoltà, vorrei poter dire di come sia difficile spiegare alle Istituzioni che per dare davvero una vita degna alle persone che vivono in casa famiglia, e che sono li perché una famiglia non l’hanno più, e da soli davvero non potrebbero autoimboccarsi, autovestirsi, autolavarsi:  hanno bisogno di essere aiutate ventiquattr'ore ore su ventiquattro e questo aiuto, ahimè, ha un costo (o vogliamo ucciderli perché "improduttivi" o "troppo costosi"?).
Vorrei poterle raccontare le volte in cui per portare mio figlio a scuola, trovo il parcheggio a lui riservato dai "veri scrocconi", persone cioè normalissime, senza neppure il tagliando riservato agli invalidi, che vivono realmente fregandosene e loro sì scroccando…
Vorrei infine aprire una riflessione sulla "vita", sulla sua dignità anche nelle difficoltà, sulla possibilità di essere davvero felici, della Speranza, dell'eutanasia, dell'eugenetica. Mi piacerebbe che piuttosto che accanirsi su casi come quello di Piergiorgio Welby, ci si fermasse a riflettere che proclamare per le persone con gravissima difficoltà il diritto alla vita significa stanziare risorse affinché questo sia possibile, significa scegliere quali sono le priorità.
Ad esempio, se abbiamo pochi soldi, cosa costruiamo prima? Un Centro Congressi che costa 280 milioni di euro (come La Nuvola di Fuksas a Roma) o stanziamo 10 milioni di euro per le case famiglia per persone veramente disabili? Alla Politica il compito di rispondere a queste domande. Alla Stampa, però, il compito di informarci delle risposte e a noi Cittadini il dovere di scegliere.

Sul medesimo tema trattato in questo testo, segnaliamo anche - sempre in questo sito - l'articolo di Franco Bomprezzi intitolato Questa volta il danno è troppo grave per restare in silenzio (cliccare qui).
Ultimo aggiornamento (Tuesday 22 March 2011 11:47)
22mar/110

Questa volta il danno è troppo grave per restare in silenzio

(di Franco Bomprezzi*)
È gravissimo lo stigma della copertina scelta nei giorni scorsi dal settimanale «Panorama», con il titolo "Scrocconi" e l'immagine di un Pinocchio in carrozzina, a introdurre un servizio sul fenomeno dei falsi invalidi. In quella copertina, infatti, non si distingue, si fa di ogni erba un fascio e si indica proprio la carrozzina, simbolo riconoscibile da tutti per denotare la disabilità vera. Tralasciando dunque anche lo scarso approfondimento di cui si avvale l’inchiesta - che si limita sostanzialmente a riproporre le veline dell'INPS, smentite dagli stessi medici dell’Istituto - il danno arrecato questa volta a un'intera parte del Paese è troppo grave per restare in silenzio

Per qualche giorno ho nutrito l'illusione che i festeggiamenti per l'Unità d'Italia stessero restituendo al Paese e ai suoi abitanti un autentico senso di appartenenza a una storia comune, e soprattutto a valori condivisi, rappresentati dalla Costituzione.
Ho perfino pensato che poteva essere un punto di svolta civile, "prepolitico", non legato cioè alle continue e insopportabili lacerazioni provocate da un malinteso bipolarismo. Mi sono riconosciuto nelle parole del presidente Napolitano [se ne legga cliccando qui l'intervento letto in apertura delle celebrazioni del 17 marzo, N.d.R.], e mi ha fatto piacere vedere strade e teatri pieni di gente sorridente, con la bandierina tricolore e la coccarda. Il fatto è che pensavo all'Italia dello "stare insieme", quella che riesce quasi sempre a trovare una soluzione ragionevole ai problemi e alle difficoltà, facendo appello a tolleranza, umanità, laboriosità, onestà, amicizia.
Mi sono ricordato di quando, da ragazzino, studiavo il Risorgimento su libri pieni di retorica nazionalista, ma comunque capaci di emozionarti per un'epopea nazionale all'interno della quale non era così difficile riconoscere almeno qualche risultato utile per tutti: la lingua comune, l'istruzione, la salute, la democrazia.
Mi sono sempre sentito "italiano" forse perché, nato a Firenze, a causa dei trasferimenti cui mio padre doveva sottoporsi per lavoro, ho vissuto non solo in Toscana, ma anche in Abruzzo e nel Veneto, prima di scegliere, da adulto, Milano e la Lombardia. Perciò ho amici e buoni ricordi in mezza Italia, e l'altra metà l'ho conosciuta negli anni dell’impegno sociale, nelle associazioni delle persone con disabilità, ad esempio.
Quando, da presidente della UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), sono stato praticamente in tutte le Regioni italiane, vedendo da vicino le differenze e i punti in comune, apprezzando il lavoro difficile che famiglie e persone con disabilità devono compiere ogni giorno per combattere contro pregiudizi, barriere, ingiustizie, carenze normative e di servizi.

Ero dunque quasi sereno, sia pure senza che ve ne fosse davvero motivo, solo per una sensazione gradevole di una ventata di aria buona in un periodo così difficile di convivenza politica e sociale. Poi mi sono imbattuto nell'ultima copertina del settimanale «Panorama» [la si veda cliccando qui, N.d.R.]. Il titolo non ammette sfumature: Scrocconi. L'immagine non potrebbe essere più chiara: una carrozzina stilizzata, su cui siede un Pinocchio altrettanto stilizzato. Il sommario che rimanda a un'inchiesta "esclusiva" recita così: Invalidità inesistenti, certificati falsi, pensioni regalate. Ecco chi sono i furbi (e i loro complici) che fregano l'Inps. A nostre spese.
Ho avuto un trasalimento e un senso di nausea. Mi sono ricordato subito dei manifesti del nazismo che hanno accompagnato la campagna per la sterilizzazione dei disabili e poi per l'eutanasia, il cosiddetto "Programma T4" [se ne legga nel nostro sito tra l'altro cliccando qui, N.d.R.]. Anche allora, in piena crisi economica, comparvero manifesti (se ne veda un esempio cliccando qui), che legavano strettamente i sacrifici economici della povera gente agli sprechi per tenere in vita persone “improduttive". I simboli, infatti, servono in epoche di questo tipo a deviare l’attenzione verso nemici sui quali scaricare le tensioni sociali.

In Italia la campagna sui falsi invalidi, partita su alcuni dati di fatto, comunque circoscritti e rispetto ai quali è necessario un approfondimento anche statistico, come fa da tempo, con grande rigore, la FISH (Federazione Italiana per il superamento dell’Handicap), si è trasformata nel tempo in un esempio vergognoso di come si possano deviare risorse e competenze pubbliche verso obiettivi di drastica riduzione complessiva della spesa sociale, eliminando, attraverso procedure discutibili e spesso disumane di controllo dello stato di invalidità civile, pensioni e indennità assolutamente legittime (come testimonia l’altissima percentuale di ricorsi alla Magistratura vinti dai Cittadini).
Lo scriviamo e lo documentiamo da tempo. Le fonti non mancano, basta consultarle, basta fare bene il mestiere di giornalista, che richiede competenza e umiltà. E invece Stefano Vespa, fratello del più noto Bruno, si lancia in alcune pagine di densa scrittura, che sono semplicemente il "copia e incolla" delle veline dell'INPS, già smentite dagli stessi medici dell'Istituto. L'inchiesta "esclusiva", quindi, fa cadere le braccia e non solo.
Ma al di là del giudizio sul pezzo pubblicato da «Panorama» (quanta distanza col newsmagazine al quale ero abbonato da giovane, quando lo dirigeva Lamberto Sechi…), la questione più grave e inquietante è la scelta di dedicare la copertina del settimanale a questo tema, nelle giornate dell’incubo nucleare, della crisi libica, dei tanti processi al premier, del federalismo che passa, della riforma della giustizia, tanto per citare argomenti assolutamente bipartisan.
Il direttore di «Panorama» non ha certo scelto questo tema in modo casuale. C'è un pensiero dietro, c’è sicuramente un disegno ben preciso. Lo stigma di quella copertina è gravissimo: in copertina non si distingue, si fa di ogni erba un fascio. Si indica la carrozzina, simbolo riconoscibile da tutti per denotare la disabilità, quella vera. Ritengo questa scelta assolutamente vergognosa e scorretta deontologicamente. Ovviamente siamo in regime di libera informazione, e l’articolo 21 della Costituzione vale per tutti, anche per «Panorama». Ma il danno arrecato questa volta a un'intera parte del Paese è troppo grave per passare in silenzio.

*Testo apparso anche in «FrancaMente», il blog senza barriere di Vita.blog, con il titolo Fratelli d'Italia o "scrocconi"?, qui ripreso con alcuni adattamenti.

Sul tema dei controlli delle certificazioni di invalidità, segnaliamo anche, sempre nel nostro sito: I ritardi dell'INPS e la pazienza sempre più scarsa dei Cittadini(di Carlo Giacobini, cliccare qui); Invalidità civile: dura denuncia dei medici dell'INPS (cliccare qui); Quei medici dell'INPS e l'Italia dei veri «responsabili» (di Franco Bomprezzi, cliccare qui); Le omissioni dell'INPS e lo sfacelo degli accertamenti (cliccare qui); Se «sparare sulla Croce Rossa» diventa uno sport ufficiale (di Antonio Bondavalli, cliccare qui); In troppi hanno scambiato l'INPS per l'ISTAT! (cliccare qui); Come gonfiare le statistiche dei «falsi invalidi» sulla pelle di quelli veri (cliccare qui); Perché la FISH critica l'INPS (cliccare qui); E se i giornalisti fanno bene il loro mestiere... (di Franco Bomprezzi, cliccare qui);A quei governanti che difendono il valore della famiglia e della vita... (di Varis Rossi, cliccare qui); Scarse e talora confuse le informazioni dall'INPS (di Francesca Bellafemmina, cliccare qui); Disabilità: quanto mi costi! (di Marino Marini, cliccare qui).
Ultimo aggiornamento (Monday 21 March 2011 11:04)