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gennaio « 2011 « Aixtud « associazione italiana per la tutela dei disabili e dei diritti
Aixtud
29gen/110

Dietro ogni scelta politica c’e’ la vita o la morte di uomini e donne

(di Giacomo Panizza*)

«In Calabria le persone con disabilità muoiono», ci ha scritto con dolore Rita Barbuto di DPI (Disabled Peoples' International) e quando a uno di loro accade di «morire prima della sua ora», è l'amara denuncia di don Giacomo Panizza, presidente della Comunità Progetto Sud di Lamezia Terme, «i politici, i dirigenti e i burocrati della Regione non se ne accorgono nemmeno». Franco - scomparso nei giorni scorsi - era una persona con una grave forma di distrofia muscolare, ma impegnata da sempre a lottare per sé e per gli altri contro i ricoveri nelle strutture essenziali. In questi ultimi mesi, a sovrastarlo e a debilitarlo ben oltre l'evoluzione della sua malattia, sono state le tensioni con gli addetti del comparto socio sanitario regionale

Carrozzina vuota davanti a una vetrata
La notte del 26 gennaio è morto Franco, una persona con disabilità, molto debole a causa della distrofia muscolare. In questi mesi, le tensioni con gli addetti del comparto socio sanitario regionale della Calabria l’hanno sovrastato e debilitato ben oltre l’evoluzione della sua malattia.
Franco è stato, con il fratello Mimmo e altre persone in carrozzina, tra i pochi che in Calabria mettono in atto vere lotte di opposizione ai ricoveri nelle strutture assistenziali che imprigionano e catalogano nella fila degli ultimi, dei diversi e dimenticati. Franco partecipava al gruppo che elabora proposte positive per sé e per gli altri, servizi di sostegno all’ordinario vivere nella società. Rifiutava di venire escluso, si sentiva normale e di valore. Si sentiva persona, come tutti.

Tra le proposte concrete, compartecipava alla sperimentazione del Progetto Abitare in autonomia con la Regione Calabria, ma la Regione, col termine dell’ultimo anno - pur sapendo che costa meno qualche ora di assistenza a casa che un ricovero residenziale - sta accampando problemi economici, mettendo in campo schermaglie, alibi, il nascondersi dietro un dito, con rimpalli di competenza tra gli Uffici alla Sanità e gli Uffici per i Servizi Sociali.
La minaccia di sospensione dell’assistenza, sofferta come violenza ai diritti basilari e ai suoi bisogni vitali, ha mandato Franco in depressione. L’insicurezza di poter essere assistito a casa sua, a Tiriolo (Catanzaro) insieme al fratello Mimmo, e lo spettro del ricovero chissà dove, ha contribuito ad aggravargli il quadro psicosomatico, rendendolo più fragile e vulnerabile. Non ce l’ha fatta.

Altre persone con disabilità subiscono lo stesso ricatto, sprovviste di tutele sindacali perché assistite da pochi operatori; sono indebolite da mesi di ansia, stordimento, paura dell’irrazionale esito di una vicenda per la quale la politica socio sanitaria calabrese le costringe alla morte civile ricoverandole in istituti, RSA [Residenze Sanitarie Assistite, N.d.R.], case protette e quant’altro, piuttosto che garantire loro la vita normale presso abitazioni nel loro territorio.

Tutti ci chiediamo: che sanità è quella che porta alla depressione e non cura? E che sociale è quello che abbandona chi non può nemmeno lavarsi, cucinare, vestirsi, muoversi autonomamente? Lo chiediamo alla Regione Calabria! In particolare a quei politici, dirigenti e burocrati che non si sono nemmeno accorti che Franco è morto prima della sua ora.
Al contrario, la Calabria ha bisogno di amministratori che nello svolgimento del loro dovere si accorgano delle persone malate e deboli che lottano contro la morte civile, che esigono di rimanere nel pieno della vita sociale.
Non abbiamo bisogno di una scriteriata politica che attua piani di rientro ragionieristici, ma di una politica che si prenda cura di far rientrare la perduta dignità umana delle persone ammalate.

*Don Giacomo Panizza è presidente della Comunità Progetto Sud  di Lamezia Terme (Catanzaro).

Nelle ultime settimane del 2010, anche il nostro sito aveva dato ampio spazio alla battaglia di Mimmo e Franco Rocca e di Rita Barbuto, per salvare il Progetto Abitare in autonomia, di cui parla anche Panizza nel presente testo.
Al loro fianco la FISH Calabria (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) e anche Giampiero Griffo, componente dell'Esecutivo Mondiale di DPI (Disabled Peoples' International), di cui avevamo pubblicato una lettera aperta alle Istituzioni della Calabria (di tutto si legga cliccando
qui, qui e qui).

Ultimo aggiornamento (Friday 28 January 2011 16:07)
27gen/110

Permessi lavorativi: il pericoloso precedente di Mirafiori

Il recente Accordo voluto dalla Fiat e sul quale si è pronunciata favorevolmente la maggioranza dei lavoratori, interverrà anche sui permessi riconosciuti dalla Legge 104/92 ai lavoratori che assistono familiari con handicap grave e agli stessi lavoratori con disabilità grave, costituendo un pericoloso precedente, che potrà improntare i futuri rapporti sindacali e condizionare la stessa azione degli istituti previdenziali
Ombra sfuocata di persona in carrozzina
Il recente Accordo di Fiat Mirafiori - sul quale, com'è ben noto, il 13 gennaio scorso si è pronunciata favorevolmente (seppure con margine non ampio) la maggioranza dei lavoratori - interviene anche sui permessi riconosciuti dalla Legge 104/92 ai lavoratori che assistono familiari con handicap grave e agli stessi lavoratori con disabilità grave. A tal proposito, infatti, l'Accordo stesso prevede che «saranno individuate [...] le modalità per un'equilibrata gestione dei permessi retribuiti di legge e/o contratto nell'arco della settimana lavorativa» (articolo 5).
Nella sostanza l'azienda potrà limitare - invocando necessità tecnico-organizzative - i permessi lavorativi previsti dalla Legge 104/92. Il tutto per un'equilibrata (ma per chi?) gestione dei permessi. Quello che dunque oggi è un diritto soggettivo, diventerà un interesse legittimo e potrà essere negato.

Di fronte a un intervento e a una discrezionalità di dubbia legittimità - che non hanno precedenti nemmeno nei tentativi più rigidi di restrizione di quel diritto - si può sicuramente parlare di un pericoloso precedente, che impronterà i futuri rapporti sindacali e condizionerà la stessa azione degli istituti previdenziali.
Questo Accordo - almeno per le persone con disabilità - è una svolta epocale al ribasso. Oggi tocca ai lavoratori di Mirafiori, domani potrebbe toccare agli altri dipendenti privati, dopodomani a tutti i dipendenti pubblici. Non si comprende, infatti, perchè quello che è concesso a Marchionne non dovrebbe essere permesso, domani, alle altre aziende o al ministro Brunetta, nella sua funzione di responsabile della Pubblica Amministrazione.
La memoria anche in questo caso giova: quando Brunetta tentò di restringere e regolamentare i permessi della Legge 104/92, vi fu una levata di scudi bipartisan. Ora - complice la miracolistica illusione di una rinnovata produttività - a Marchionne e a Fiat viene concesso ben di più, con la benedizione della maggioranza delle sigle sindacali e di parte significativa dei nostri parlamentari (di maggioranza e opposizione). Ma mentre a Marchionne rimane aperta la minacciata possibilità di fuggire sdegnosamente in Canada, le persone con disabilità e i loro familiari - comunque - in questa Italia devono rimanere...

Il testo dell'Accordo di Fiat Mirafiori, di cui si parla in questo articolo, è disponibile cliccando qui.

Ultimo aggiornamento (Wednesday 26 January 2011 10:15)
19gen/110

Se la disabilita’ rischia di trasformarsi in condanna capitale

(di Giorgio Genta* e Dario Petri*)

Fa riflettere il recente fatto avvenuto nel carcere di Sanremo, ove un giovane detenuto con grave disabilità, affetto da una malattia rara, è morto, pare, a causa di un infarto. E fa riflettere anche il quasi assoluto silenzio degli organi d'informazione su un fatto di tale gravità. Come mai era reclusa una persona con un età mentale paragonabile a quella di un bimbo di tre anni? Perché era in carcere una persona in uno stato di salute gravissimo, per di più affetta da una patologia rara? E come mai nessuno si è accorto del pericolo incombente, soprattutto i sanitari preposti a tale compito?

Uomo con le mani sul volto in espressione di disperazione
Sanremo, dunque, non è solo fiori e neppure solo canzoni o casinò, ma anche carcere e una persona con disabilità grave che in quel carcere muore.
Fernando, 27 anni, affetto da sindrome di Prader-Willi**, con gravissimo ritardo mentale, muore - pare - per infarto cardiaco, probabilmente collegato alla sua obesità estrema. Colpisce particolarmente il quasi assoluto silenzio degli organi d'informazioni su di un fatto di tale gravità.
Pertanto, sorgono spontanee alcune domande: come mai era reclusa una persona con un età mentale paragonabile a quella di un bimbo di tre anni? Come mai era reclusa in un carcere una persona in uno stato di salute gravissimo, per di più affetta da una patologia rara? Come mai nessuno si è accorto del pericolo incombente, soprattutto i sanitari preposti a tale compito?

Nel sistema carcerario italiano - che secondo la legge deve tendere al reinserimento sociale del detenuto - non c'è posto per le persone con disabilità (circa cinquecento risulterebbero i detenuti con disabilità grave): questo però non significa che debbano essere eliminate fisicamente, significa che se davvero sono punibili per dei reati, occorre poterlo fare in una struttura compatibile con la loro disabilità. E soprattutto occorre che la disabilità non si trasformi in una condanna capitale.

Saranno ora avviati accertamenti di responsabilità? Vogliamo sinceramente sperarlo, nonostante le notizie che riceviamo ogni giorno minino sempre più la nostra fiducia nella società. E non tanto per la punizione di eventuali colpevoli (cosa pur giusta e doverosa), ma soprattutto per evitare che altri ragazzi in difficoltà abbiano a subire una simile sorte.

*Federazione Italiana ABC (Associazione Bambini Cerebrolesi).�

**Rara e complessa patologia di origine genetica, la sindrome di Prader-Willi è caratterizzata da alterazioni del comportamento e da disturbi di vario tipo, tra cui la più caratteristica è l'iperfagia, ovvero la spinta ad alimentarsi in modo del tutto incontrollato. In Italia vi è la Federazione fra le Associazioni Italiane per l'aiuto ai soggetti con sindrome di Prader Willi e loro famiglie (APW).

Ultimo aggiornamento (Tuesday 18 January 2011 11:54)