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agosto « 2010 « Aixtud « associazione italiana per la tutela dei disabili e dei diritti
Aixtud
26ago/100

Contrassegno europeo: approvata la Legge, manca ancora qualche passaggio

Tra gli articoli della norma che alla fine di luglio ha apportato una serie di modifiche al Codice della Strada, vi è infatti anche quella che finalmente risolve l'annosa questione della mancata adozione, da parte del nostro Paese, del contrassegno europeo per disabili. Ora però serve il Regolamento di Attuazione e la ratifica di quello stesso contrassegno europeo, che rendano concretamente operativo il provvedimento

Alla fine, dunque, sembra proprio che la Legge 120/10 del 29 luglio scorso - conversione del Disegno di Legge n. 1720, che dal 13 agosto ha apportato una serie di modifiche al Codice della Strada - abbia risolto l'annoso problema della mancata adozione, da parte del nostro Paese, del contrassegno europeo per disabili, già prescritto ben dodici anni fa (4 giugno 1998) dalla Raccomandazione 98/376/CE del Consiglio Europeo. E diciamo "sembra" perché in realtà manca ancora il Regolamento di Attuazione che renda concretamente operativo il provvedimento...
Ma andiamo per ordine e proviamo a ricapitolare i principali passaggi di una questione di cui tante volte ci siamo occupati in questi anni.


Un'auto con il contrassegno europeo espostoGià qualche mese fa avevamo dato notizia (se ne legga cliccando qui) del Disegno di Legge n. 1720 e della "giusta strada" che esso aveva imboccato. Per l'occasione avevamo anche ricordato l'Interrogazione Parlamentare elaborata nel 2009 dalla Lega Arcobaleno - federazione di associazioni impegnate sui problemi della disabilità e dell'handicap, costituita nel dicembre del 1998 e aderente alla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) - presentata alla Camera dai deputati Maria Antonietta Farina Coscioni, Maurizio Turco, Elisabetta Zamparutti, Rita Bernardini e Marco Beltrandi, con la quale era stato chiesto quali iniziative di carattere normativo si intendessero intraprendere per consentire «l'adozione in Italia del contrassegno disabili previsto dalla Raccomandazione 98/376/CE del Consiglio Europeo del 4 giugno 1998», a partire dall'abrogazione del comma 1 dell'articolo 74 del Codice della Privacy (Decreto Legislativo 196/03).
Infatti, il contrassegno italiano - ciò che è ormai ben noto - si diversifica da quello europeo per il colore e le diciture, ma il problema è che ambedue recano davanti il pittogramma ONU dell'individuo in carrozzina, mentre nel Codice della Privacy del 2003 - al citato articolo 74, comma 1 - è stabilito espressamente che «è proibito riportare sul fronte del contrassegno il pittogramma o diciture da cui possa desumersi la qualità di disabile dell'intestatario». E vale la pena ricordare anche che la mancata legiferazione in questo settore ha causato in questi anni numerosi disagi a persone con disabilità all'estero, spesso costrette a pagare multe salate.

Torniamo quindi alla Legge 120/10, approvata il 29 luglio scorso, che si occupa del contrassegno all'articolo 58. Vale la pena citarlo integralmente: «Art. 58. (Modifiche all'articolo 74 del codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, concernente contrassegni su veicoli a servizio di persone invalide). 1. All'articolo 74 del codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 1, le parole: "di simboli o diciture dai quali può desumersi la speciale natura dell'autorizzazione per effetto della sola visione del contrassegno" sono sostituite dalle seguenti: "di diciture dalle quali può essere individuata la persona fisica interessata»; b) il comma 2 è sostituito dal seguente: «2. Per fini di cui al comma 1, le generalità e l'indirizzo della persona fisica interessata sono riportati sui contrassegni con modalità che non consentono la loro diretta visibilità se non in caso di richiesta di esibizione o di necessità di accertamento».
Ebbene, «tale articolo - come rileva Bruno Tescari, presidente della Lega Arcobaleno - apre la via alla ratifica parlamentare del CUDE (Contrassegno Unificato Disabili Europeo)» e tuttavia nel testo della legge «non si trova cenno sull'emanazione del relativo Regolamento di Attuazione ciò che provoca un problema: il nuovo contrassegno, infatti, non può essere stampato se non si stabiliscono tutti gli elementi insiti nello stesso contrassegno europeo; è perciò indispensabile che quest'ultimo sia ratificato dal Parlamento e che un Regolamento ne stabilisca i termini del rilascio».
Vi è poi un altro problema non secondario che a parere di Tescari resta tuttora irrisolto, ovvero «se nel nuovo contrassegno sia possibile inserire un chip - non previsto nel CUDE, ma nemmeno da esso negato - in grado di leggere le targhe da inserire in tutti gli archivi dati delle numerose e crescenti ZTL (Zone a Traffico Limitato) italiane». Un'altra questione - quella della ZTL - pure più volte affrontata su queste pagine (se ne legga ad esempio cliccando qui).

Secondo il presidente della Lega Arcobaleno, quindi, «è necessario che si presenti una proposta di legge o altro atto parlamentare, con il quale ratificare il CUDE e accompagnare il rilascio di quest'ultimo - quando necessario - con un congegno atto a segnalare l'ingresso nelle ZTL del veicolo al servizio del detentore del contrassegno».
L'approvazione della Legge 120/10 è stata dunque molto importante, ma per risolvere concretamente la questione - affrontando positivamente anche quella del passaggio nelle Zone a Traffico Limitato - è necessario qualche altro passaggio che si auspica possa avvenire in tempi brevi. (S.B.)

Per quanto riguarda la questione dei contrassegni e la non conformità di quelli italiani ai pass europei, il nostro sito se n'è occupato in passato con i seguenti testi:
- Ancora in conflitto la privacy e la libertà di muoversi, disponibile cliccando qui.
- E all'estero i disabili continuano a rischiare la multa!, disponibile cliccando qui.
- Deve risolverla il Governo Italiano la questione dei contrassegni!, disponibile cliccando qui.
- Contrassegno europeo: si rischia di ripartire da capo, disponibile cliccando qui
- Nuovi contrassegni: alcune città stanno provvedendo, disponibile cliccando qui.
- Contrassegni e ZTL: due iniziative a Verona a favore della mobilità, disponibile cliccando qui.
- È sempre un problema la questione dei contrassegni (Bruno Tescari), disponibile cliccando qui.
- E la questione del contrassegno europeo sembra imboccare la giusta via..., disponibile cliccando qui

Ultimo aggiornamento (mercoledì 25 agosto 2010 17:33)
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26ago/100

Per provare il «brivido della disabilita’»

(di Franco Bomprezzi*)

È perfidamente intrigante, politicamente corretta e scorretta al tempo stesso, l'idea di una sorta di "HandiPark", con una serie di percorsi da fare in carrozzina, al buio o con i movimenti del corpo bloccato, un vero e proprio "simulatore di disabilità". Eppure sembra proprio consistere in questo Paradrom, progetto attorno al quale una fondazione svizzera sta raccogliendo fondi, paradosso inaccettabile in un mondo dove spesso i veri parchi giochi sono quasi del tutto inaccessibili alle persone con disabilità, luogo che intende permettere a trentamila europei all'anno di pagare il biglietto per mettersi in carrozzina (!), tirando un sospiro di sollievo all’uscita e alzandosi tranquillamente sulle proprie gambe...


Auguste Rodin, Le PenseurPer fortuna al momento si tratta solo di un progetto attorno al quale una fondazione svizzera sta raccogliendo fondi, nei pressi di Lucerna. Il progetto si chiama Paradrom e ne ha scritto per ora la «Tribune de Genève» (se ne legga cliccando qui), notizia ripresa da «Italia Oggi».
Il progetto, in tedesco per chi lo sa leggere, lo si può trovare anche in internet cliccando qui. Equivoco tra i promotori e il mondo dei disabili? Può darsi, fatto sta che si stanno investendo milioni di franchi per realizzare, all’interno di questo luogo un po’ misterioso, una serie di percorsi da fare in sedia a rotelle, o al buio, o con i movimenti del corpo bloccato. Insomma, si tratterebbe di un "simulatore di disabilità", destinato, si dice, ad attirare almeno trentamila visitatori all’anno.

In Europa e in Italia ha avuto meritato successo l’iniziativa Dialogo nel buio, percorso difficile e ben costruito per riprodurre le reali sensazioni che prova una persona priva della vista. Una forma di educazione alla diversità, non c’è dubbio. Ma in quel caso si trattava, e si tratta ancora, di un'iniziativa culturale molto ben curata, senza alcun intento spettacolare, come sembra invece di capire dal progetto svizzero. E d’altronde come si può immaginare di avere trentamila visitatori l’anno se non puntando sull’effettaccio, sulla "pulp fiction" dell’handicap, sull’angoscia che si può provare utilizzando, sia pure per poco tempo e addirittura pagando un biglietto (sic!), la sedia a rotelle?

Devo dire che neppure quando ho scritto La contea dei ruotanti, nel lontano 1999, ero arrivato a tanto. L’idea di per sé è perfidamente intrigante, double face, politicamente corretta e scorretta al tempo stesso. Chi può negare l’importanza pedagogica di un percorso a ostacoli che riproduca la vera vita quotidiana di una persona con disabilità? Del resto molto spesso questo tipo di esperimento, in modo serio, viene condotto nei corsi destinati ad architetti e progettisti, che così forse riescono a rendersi meglio conto delle loro ripetute nefandezze. Tipo pendenze impossibili, pavimentazioni terribili, segnaletica illeggibile. Ma stiamo parlando di un contesto tecnico, professionale, mediato da esperti di design e di accessibilità per tutti. Non la "Gardaland della disabilità".

E qui nasce la seconda perplessità; è un paradosso inaccettabile, infatti, che i veri parchi gioco siano quasi del tutto impraticabili dalle persone disabili, quando, con un'adeguata progettazione, potrebbero diventare luoghi del divertimento universale. E invece un malinteso spirito di protezione dalle difficoltà e dai rischi rende queste cittadelle del divertimento luoghi di emarginazione e di frustrazione, appena mitigati dal buonismo dei cartelli e delle guide dedicate.
Perché non pensare seriamente ai parchi gioco per tutti? E inserire, eventualmente, in tale contesto anche delle attrazioni a misura di handicap, fruibili anche in sedia a rotelle, o con un bastone bianco, o in assenza di udito? Probabilmente perché questo viene visto solo come un costo aggiuntivo, senza ritorno commerciale garantito, e con problemi di sicurezza che servono perfettamente a giustificare il nulla che viene fatto.

E allora chissà che cosa diventerà Paradrom, nel cuore della precisa e asettica Svizzera (Paese che per tanti aspetti mi piace assai). Mi viene in mente Rollerball e suggerirei "giochi estremi per paraplegici", pendii come toboga sui quali tuffarsi urlando con la carrozzina senza freni, oppure un camminamento fra botole e tombini che si aprono all’improvviso, mentre passa un visitatore con gli occhi tappati. Interessante anche l’idea di un trenino degli orrori, sul quale salire con un balzo, impennando le ruote o tuffandosi al buio. Ma alla fantasia perché porre dei limiti? Sicuramente Paradrom troverà i finanziamenti, fra le proteste delle associazioni, che amplificheranno inevitabilmente l’attenzione attorno al progetto.
Trentamila europei all’anno entreranno con un brivido in questo "HandiPark" e tireranno un sospiro di sollievo quando ne usciranno, alzandosi tranquillamente dalla carrozzina. Tanto la loro vita, fortunatamente, riprende subito nella sua normalità. Sotto a chi tocca.

*Testo apparso anche in «FrancaMente», il blog senza barriere di Vita.blog, con il titolo Parco "giochi" sulla disabilità? e qui ripreso con alcuni adattamenti.

Ultimo aggiornamento (mercoledì 25 agosto 2010 18:21)
12ago/100

Diamo voce al silenzio

Senza diagnosi, senza terapia, senza che sia riconosciuta la propria malattia, può restare solo il silenzio. Nasce da questo "Le voci del silenzio", tema della terza edizione del "Volo di Pègaso, raccontare le malattie rare", concorso artistico-letterario lanciato dal Centro Nazionale Malattie Rare dell'Istituto Superiore di Sanità, aperto a narrativa, poesia, fotografia, pittura, disegno, scultura e spot pubblicitari. Termine ultimo per partecipare il 30 ottobre prossimo

È già aperta la partecipazione alla terza edizione del Concorso artistico-letterario Il Volo di Pègaso, raccontare le malattie rare, iniziativa lanciata dal Centro Nazionale Malattie Rare (CNMR) dell'Istituto Superiore di Sanità e aperta quest'anno - oltre che alle consuete categorie della narrativa, della poesia, della fotografia, della pittura, del disegno e della scultura - anche agli spot pubblicitari (televisivi o radiofonici).

Tema prescelto per il 2010, Le voci del silenzio, perché, come spiegano i promotori dell'iniziativa, «è di silenzio che a un certo punto vive il dolore. Soprattutto quando ha smesso di cercare, quando il labirinto dell’attesa diventa una casa in cui vivere e convivere. Senza diagnosi, senza terapia, senza che sia riconosciuta la propria malattia, può restare solo il silenzio. Ed è per questo che nasce la sfida: farlo diventare parola, figura, immagine, ma soprattutto un gancio per restare ancorati alla propria vita. Ciò che chiediamo quindi ai partecipanti è di usare l'arte come tramite per raggiungere il mondo, perché i segni, le parole, le immagini spiegano, raccontano e aiutano a tracciare un percorso verso l’uscita dal dolore».

Non resta quindi che misurarsi con questo tema, profondo e stimolante, e lo si può fare inviando la propria opera nell'ambito delle categorei citate inizialmente, entro il 30 ottobre di quest'anno.

(S.B.)

 

Per ulteriori informazioni: Segreteria del Concorso Il Volo di Pègaso, raccontare le malattie rare, tel.               06 49...       , concorsopegaso@iss.it.

Ultimo aggiornamento (giovedì 29 luglio 2010 10:39)