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Barriere architettoniche « Aixtud « associazione italiana per la tutela dei disabili e dei diritti
Aixtud
20nov/170

15.000 euro di risarcimento, perche’ discriminata in quanto disabile

17 novembre 2017 @ 12:59 - Diritti

Comune di San Paolo di Jesi (Ancona), prima e dopo l'installazione dell'ascensoreL’interno del Comune di San Paolo di Jesi (Ancona), prima e dopo l’intervento che ha portato all’eliminazione delle barriere architettoniche

«Anche se sono passati quattro anni, alla fine la giustizia ha fatto il suo corso e ha riconosciuto la discriminazione subita da Lucia Giatti da parte del Comune di San Paolo di Jesi. Oltre al risarcimento, va anche ricordato che nel 2014 quello stesso Comune, grazie alle iniziative intraprese dalla nostra organizzazione e all’azione giudiziaria delle signora Giatti, ha finalmente reso accessibili i propri uffici comunali alle persone con disabilità motoria, grazie all’installazione di un ascensore».
Lo dichiara, con legittima soddisfazione, Renato Biondini, segretario della Cellula di Ancona dell’Associazione Luca Coscioni, dopo che nei giorni scorsi, ed esattamente il 14 novembre, la Corte d’Appello di Ancona, tramite la Sentenza n. 1710, ha condannato il Comune di San Paolo di Jesi (Ancona) al pagamento di 15.000 euro a titolo di risarcimento danni, per avere discriminato Lucia Giatti, cittadina con disabilità motoria in carrozzina, nonché già consigliera comunale di quella stessa città.

Di tale vicenda, anche il nostro giornale si era ampiamente occupato, nella primavera del 2014, quando l’Associazione Coscioni aveva convocato una conferenza stampa, per annunciare appunto l’installazione dell’ascensore, presso il Comune di San Paolo di Jesi, in parallelo al sostegno dato all’azione legale di Lucia Giatti, che a causa delle barriere architettoniche, non aveva potuto accedere né alla sala consiliare né agli uffici comunali. A tal proposito, ci si era segnatamente appellati alla Legge 67/06 (Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni).
«Il riconoscimento da parte della Corte d’Appello di Ancona della natura discriminatoria della condotta omissiva tenuta in tutti questi anni dal Comune di San Paolo di Jesi – sottolinea Alessandro Gerardi, l’avvocato che ha sostenuto l’azione di Lucia Giatti -, con il conseguente risarcimento del danno, ma anche l’abbattimento delle barriere architettoniche e, quindi, l’installazione dell’ascensore all’interno dell’edificio comunale, rappresentano l’ennesimo successo raggiunto dalla nostra Associazione sul fronte della lotta alle discriminazioni nei confronti delle persone con disabilità. Si tratta di un successo conseguito in primis grazie al coraggio e alla determinazione di Lucia Giatti, il cui comportamento deve essere da esempio per tutte quelle persone con disabilità che ogni giorno in Italia, in tutta Italia, vengono discriminate a causa di una serie di barriere non solo architettoniche e sensoriali, ma soprattutto culturali, che impediscono loro di svolgere una vita libera e indipendente».

«Con il nostro Progetto Soccorso Civile per l’eliminazione delle barriere architettoniche [se ne legga la presentazione sulle nostre pagine, N.d.R.] – dichiara dal canto suo Gustavo Fraticelli, vicesegretario dell’Associazione Coscioni – abbiamo promosso in tutta Italia con altre Associazioni l’affermazione dei diritti delle persone con disabilità, la condivisione delle azioni e iniziative di ogni livello, fatto conoscere ai cittadini la possibilità di segnalare con la nostra App NO Barriere le discriminazioni in atto nel proprio Comune. È solo un primo passo verso la definitiva eliminazione delle barriere architettoniche, ma col nostro aiuto possono farne tutti, ad esempio scaricando gratuitamente quella stessa App su Google Play e iTunes».
«Facciamo inoltre un appello – conclude Fraticelli – a tutte quelle persone che sono discriminate a causa della loro disabilità: rivendicate i vostri diritti e appellatevi alla Legge 67/06, chiamando a giudizio chi vi discrimina. Abbiate fiducia, la Legge è dalla vostra parte!». (S.B.)

Ringraziamo Fabio Ragaini per la segnalazione.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Renato Biondini (cellulacoscioniancona@gmail.com).

Articolo stampato da Superando.it: http://www.superando.it

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7ott/170

Roma: una nuova condanna per discriminazione

6 ottobre 2017 @ 11:48 - Diritti

Stazione Flaminio della Metropolitana di RomaLa Stazione Flaminio della Metropolitana di Roma è una di quelle che hanno portato alla nuova Sentenza di condanna del Comune di Roma e dell’ATAC, per condotta discriminatoria nei confronti delle persone con disabilità

Non è purtroppo la prima volta che il Comune di Roma viene condannato per discriminazione nei confronti delle persone con disabilità. Come avevamo di volta in volta riferito, infatti, era già successo nel 2012 e nel 2014, anche allora su iniziativa dell’Associazione Luca Coscioni. A quanto pare, quindi, cambiano le Giunte del Governo capitolino, ma non cambiano le Sentenze di questo tipo, che continuano invece ad arrivare abbastanza simili tra loro.
L’ultima di esse è stata resa pubblica in questi giorni, pur risalendo al 2 settembre, e proviene dalla Prima Sezione Civile del Tribunale di Roma, che ha appunto condannato Roma Capitale e la Società di Trasporti ATAC, «per condotta discriminatoria nei confronti delle persone disabili a causa del mancato abbattimento delle barriere architettoniche presso le stazioni della metropolitana “Flaminio” e “Piazza di Spagna” nonché per il mancato funzionamento degli ascensori presso la fermata “Subaugusta”».

La vicenda giudiziaria, come detto, è stata promossa anche in questa occasione dall’Associazione Luca Coscioni, traendo spunto dalla disavventura subita da due giovani in carrozzina, rimasti intrappolati per ben due volte e per più di un’ora sotto alla metropolitana, a causa del mancato funzionamento di ascensori e servoscala.
Roma Capitale e l’ATAC dovranno quindi risarcire il danno da loro subìtorimuovere tutti gli ostacoli che ancora oggi impediscono a chi ha difficoltà motorie di accedere alle fermate della metropolitana prive di ascensori e servoscala o che, quando ci sono, vengono a quanto pare disattivati dopo un certo orario.

«Questa decisione del Tribunale di Roma – si legge in una nota dell’Associazione Coscioni – dimostra ancora una volta l’autentica via crucis che molte persone con disabilità devono affrontare ogni giorno a causa della presenza delle barriere architettoniche sparse ovunque sul suolo capitolino, che impediscono a chi soffre di ridotte capacità motorie di accedere ai mezzi di trasporto pubblico».
La stessa Associazione Coscioni, dunque, si appella ad Andrea Venuto, nuovo disability manager del Comune di Roma, come abbiamo segnalato nei giorni scorsi, al quale chiede innanzitutto «di impegnarsi affinché siano presto attuati gli interventi ordinati dal Tribunale di Roma, con la speranza che si possano cominciare a vedere rapidamente i primi segni della famosa discontinuità promessa dall’attuale Amministrazione Comunale». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Ufficio Stampa Associazione Luca Coscioni (Sabrina Antonini), sabrina.antonini@havaspr.com.

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15giu/160

A vera imitazione di Cristo

14 giugno 2016 @ 10:47 - Società

Papa Francesco parla, mentre due bimbe con sindrome di Down giocano davanti a luiPapa Francecso durante il convegno promosso in occasione del venticinquennale del Settore per la catechesi delle persone disabili dell’Ufficio Catechistico Nazionale CEI (Conferenza Episcopale Italiana). Ai suoi piedi giocano due bimbe con la sindrome di Down

Ho letto su «Avvenire» dell’11 giugno scorso una cronaca dell’incontro di Papa Francesco con le persone con disabilità, in occasione del Convegno promosso per il venticinquennale del Settore per la catechesi delle persone disabili dell’Ufficio Catechistico Nazionale CEI (Conferenza Episcopale Italiana) e desidero riportare integralmente quel testo, su cui svolgere successivamente alcuni miei cenni di riflessione.

«“Le diversità ci fanno paura perché andare incontro a una persona che ha una diversità grande è una sfida, e ogni sfida ci fa paura. È più comodo non muoversi, ignorare le diversità, dire che tutti siamo uguali”. Ma “tutti siamo diversi, non c’è uno che sia uguale all’altro”.
Così Papa Francesco, parlando alle persone disabili, accompagnatori e volontari che stanno partecipando al convegno promosso dall’Ufficio Catechistico della CEI per i 25 anni del Settore per la catechesi delle persone disabili, ha ricordato che “le diversità sono proprio la ricchezza”.
“Pensiamo – ha aggiunto – a un mondo dove tutti siano uguali: sarebbe un mondo noioso”. “È vero, ci sono diversità – ha riconosciuto il Papa – che sono dolorose, ma anche quelle diversità ci aiutano, ci sfidano e ci arricchiscono”. “Non aver paura delle diversità è la strada per migliorare, per essere più belli e più ricchi”, ha poi detto Bergoglio, vedendo nella stretta di mano il gesto che si fa per «mettere in comune quello che noi abbiamo”.
“Una cosa che si deve fare” soprattutto nei confronti di chi ha delle “diversità”, è “ascoltare”, praticare “l’apostolato dell’orecchio”. Lo ha detto il Papa rispondendo a domande di malati e disabili.
“‘Ma padre, è noioso ascoltare perché sono sempre le stesse storie, le stesse cose’, ma – ha sottolineato papa Francesco – non sono le stesse persone, e il Signore è nel cuore di ogni persona e tu devi avere la pazienza di ascoltare, accogliere tutti, e credo che con questo ho risposto alle domande, avevo preparato un discorso ma il prefetto lo consegnerà e lo leggerete per conoscerlo, perché leggere un discorso è anche un po’ noioso, e c’è un momento, state attenti, e quando uno comincia a leggere un discorso , un po’ con una certa furbizia tutti cominciano a guardare l’orologio, ‘ma quando finirà questo?’”.
A un parroco che chiuda la porta della chiesa a quanti hanno diversità o disabilità, che li escluda dalla catechesi e dai Sacramenti, “che consiglio può dare il Papa? Ma che consiglio, ‘ma chiudi la porta della chiesa, per favore, o tutti o nessuno’”. Così il Papa alle domande di don Luigi D’Errico, parroco romano, e di Serena, una 25enne in carrozzella dalla diocesi di Pistoia nell’incontro con malati e disabili in aula Paolo VI.
“Pensiamo – ha aggiunto – a un prete che si difende, ‘no capisco tutti, ma non posso accogliere tutti perché non tutti sono capaci di capire’. Sei tu che non sei capace di capire, quello che deve fare il prete, aiutato da laici, da catechisti e da tanta gente, è aiutare a capire, la fede, l’amore, le differenze, come essere amici, le cose che si complementano, come uno può dare una cosa e uno un’altra”.
“Spesso si giustifica il rifiuto – ha proseguito Papa Francesco – dicendo: ‘tanto non capisce’, oppure: ‘non ne ha bisogno’. In realtà, con tale atteggiamento, si mostra di non aver compreso veramente il senso dei Sacramenti stessi, e di fatto si nega alle persone disabili l’esercizio della loro figliolanza divina e la piena partecipazione alla comunità ecclesiale”.
“Il Sacramento – ha precisato il Papa – è un dono e la liturgia è vita: prima ancora di essere capita razionalmente, essa chiede di essere vissuta nella specificità dell’esperienza personale ed ecclesiale. In tal senso, la comunità cristiana è chiamata a operare affinché ogni battezzato possa fare esperienza di Cristo nei Sacramenti”».

Avevo letto, quando ero dirigente nazionale del Movimento Apostolico Ciechi, i bei discorsi svolti alle persone con disabilità da Paolo VI, da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI, di grande profondità culturale nel proclamare i diritti umani di tali  persone all’inclusione sociale ed ecclesiale. Ma il tono di questo incontro con Papa Francesco è del tutto fuori del protocollo, come ha affermato lo stesso Pontefice nel mettere da parte il discorso scritto preparato e parlando a braccio, rispondendo anche alle domande che gli sono state rivolte.
Innanzitutto egli ha evidenziato come affermare il valore dell’uguaglianza di tutti possa celare il rifiuto di impegnarsi a scoprire la diversità di ciascuno e la ricchezza di tale diversità. Mi ha poi colpito la critica a quanti vorrebbero negare la formazione religiosa e la partecipazione ai Sacramenti, specie alla Comunione, dei ragazzi e dei giovani in particolare con disabilità intellettive, con la motivazione che «tanto non capiscono…». Il Papa ha insistito invece sul valore di vita vissuta dei Sacramenti e della liturgia nell’ambito della comunità cristiana, che deve farsi accogliente nella prassi, più che pensare alla teorizzazione delle formule del catechismo.
Tale prassi di accoglienza è la vera imitazione di Gesù che accoglieva tutti, specie quanti erano esposti al rischio di emarginazione o erano effettivamente emarginati. E a imitazione di Gesù, che non era tenero con gli ipocriti, il Papa conclude in modo pastoralmente rivoluzionario: «Se il prete non accoglie tutti, chiuda la porta della chiesa».
Queste sono indicazioni importantissime per un radicale e generalizzato cambiamento pastorale che ancora non ha pervaso tutti gli ambienti ecclesiali, anche se in molte parrocchie i gruppi di volontariato sono seriamente impegnati per un’accoglienza non pietistica, ma di vera inclusione.

A margine delle riflessioni di Salvatore Nocera, annotiamo anche quanto dichiarato in una nota dall’AIPD (Associazione Italiana Persone Down), che «esprime un caloroso grazie a Papa Francesco per le sue parole chespazzano via i pregiudizi nei confronti delle persone con disabilità che ancora affiorano talvolta nella Chiesa stessa, mentre ai suoi piedi giocano due bambine con la sindrome di Down».
«Durante quell’incontro – viene sottolineato ancora dall’AIPD – il Papa, circondato da una vivace folla, desiderosa di ascoltare le sue parole, afferma come la diversità sia fonte di ricchezza, in quanto elemento di cambiamento che può aiutare le persone a superare quella paura che si crea davanti a una nuova situazione. Molto spesso, infatti, è più facile e meno faticoso rimanere all’interno dei propri limiti, anziché sforzarsi di vedere con occhi diversi l’altro, in quanto ciò richiede un impegno maggiore. La diversità, quindi, diviene ricchezza nel momento in cui è acquisita come “la strada per migliorare, per essere più belli e più ricchi” e si può diventare più ricchi anche solo attraverso un semplice gesto concreto: la stretta di mano».
«Oltre al tema della diversità come fonte di ricchezza – conclude la nota dell’AIPD -, il Papa, facendo l’esempio di Serena seduta sulla sedia a rotelle che parla di discriminazione, afferma che tutti devono avere la possibilità di ricevere i Sacramenti e come ultimo argomento il Pontefice dichiara come nella Pastorale della Chiesa si facciano molte cose belle, ma ancor più necessario sia avere un “apostolato dell’orecchio”, dando cioè maggiore attenzione all’ascolto delle persone».

Presidente nazionale del Comitato dei Garanti della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) della quale è stato vicepresidente nazionale e responsabile per l’Area Normativo-Giuridica dell’Osservatorio sull’Integrazione Scolastica dell’AIPD (Associazione Italiana Persone Down).

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