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Pensioni e indennità « Aixtud « associazione italiana per la tutela dei disabili e dei diritti
Aixtud
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L’ISEE dopo quelle Sentenze del Consiglio di Stato

3 marzo 2016 @ 10:57 - Diritti

Realizzazione grafica con la scritta "ISEE - Indicatore Situazione Economica Equivalente"Come avevamo ampiamente riferito poco più di un anno fa, tre Sentenze del Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio (n. 2454/15n. 2458/15n. 2459/15), si erano pronunciate su altrettanti ricorsi presentati contro il Decreto del Presidente del Consiglio (DPCM) 159/13 e cioè il Regolamento concernente la revisione delle modalità di determinazione e i campi di applicazione dell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE). Quest’ultimo , com’è ben noto, riguarda milioni di cittadini italiani, in quanto l’ISEE viene richiesto ad esempio per l’accesso alle prestazioni sociali agevolate, ovvero a tutti i servizi o gli aiuti economici rivolti a situazioni di bisogno o necessità (prestazioni ai non autosufficienti; servizi per la prima infanzia; agevolazioni economiche sulle tasse universitarie; agevolazioni per le rette di ricovero in strutture assistenziali; eventuali agevolazioni su tributi locali).
Quelle Sentenze, lo ricordiamo, avevano respinto una serie di elementi sollevati dai ricorrenti, ma avevano invece accolto due contestazioni centralinell’impianto di calcolo dell’Indicatore della Situazione Reddituale, ovvero una delle due componenti dell’ISEE (l’altra è quella Patrimoniale).
In sostanza – come riassume un ampio approfondimento pubblicato dal Servizio HandyLex.org – i tre provvedimenti, letti in modo combinato, stabilivano «di escludere dal computo dell’Indicatore della Situazione Reddituale i “trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari, incluse carte di debito, a qualunque titolo percepiti da amministrazioni pubbliche” (art. 4, comma 2 lettera f)», ovvero «tutte le pensioni, assegni, indennità per minorazioni civili, assegni sociali, indennità per invalidità sul lavoro, assegni di cura, contributi vita indipendente ecc.»; di annullare, inoltre, il DPCM 159/13 «nella parte in cui prevede un incremento delle franchigie per i soli minorenni (art. 4, lettera d, n. 1, 2, 3)».
Successivamente, la Presidenza del Consiglio, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e quello dell’Economia e delle Finanze avevano proposto ricorso contro quelle tre Sentenze presso il Consiglio di Stato e la Sezione IV di quest’ultimo, il 29 febbraio scorso, ha respinto i ricorsi (Sentenze n. 838/16n. 841/16n. 842/16), confermando le tesi del TAR del Lazio.

Nel suggerire caldamente ai Lettori la consultazione del citato approfondimento di HandyLex.org, che analizza in modo ampio tutti i risvolti dei provvedimenti assunti dal Consiglio di Stato, ne riportiamo qui alcuni rilievi, a partire da quando viene sottolineato che quelle Sentenze, al momento, «generano una situazione di ampia incertezza applicativa e operativa».
Sempre secondo HandyLex.org, poi, la portata delle Sentenze stesse «è nulla su molti altri delicati aspetti dai risvolti forse ancora più gravi che non il censurato computo delle provvidenze assistenziali», tra cui «la mancata possibilità di detrazione delle spese sanitarie nel caso degli incapienti (cioè redditi bassi); il trattamento di severo minor favore nel caso di ricovero in RSA [Residenza Sanitaria Assistenziale, N.d.R.], che colpisce in particolare i nuclei in cui siano presenti persone anziane non autosufficienti; l’impossibilità per i minori di ottenere l’ISEE ridotto (motivo per il quale erano state previste franchigie più elevate ora cassate dal Consiglio di Stato); la mancata considerazione, nelle scale di equivalenza, della presenza di un caregiver [assistente di cura, N.d.R.] nel nucleo familiare; la mancata considerazione che alcuni patrimoni mobiliari e immobiliari sono destinati al “dopo di noi”».
«In questo scenario – è la conclusione – vi è un welfare territoriale sempre più fragile e dipendente dalla fiscalità locale o da riparti di fondi progressivamente più esigui e che pertanto esercita la leva della maggiore compartecipazione alla spesa o, di converso, nella riduzione dei sostegni e dei servizi». (S.B.)

Ricordiamo ancora l’ampio approfondimento elaborato dal Servizio HandyLex.org, sulle Sentenze prodotte il 29 febbraio scorso dal Consiglio di Stato, testo di cui suggeriamo la consultazione ai Lettori.

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18gen/140

La Legge di Stabilita’ al microscopio

16 gennaio 2014 @ 12:02

Fabrizio SaccomanniIl ministro dell’Economia e delle Finanze Fabrizio Saccomanni

Com’è noto, la Legge di Stabilità per il 2014, ovvero la principale disposizione del nostro Paese in materia di spesa pubblica, già nota come “Manovra Finanziaria”, è stata definitivamente approvata dal Parlamento il 27 dicembre scorso, diventando la Legge147/13.
Si tratta di una norma come sempre assai complessa e articolata, che tuttavia incide direttamente sulla quotidianità dei cittadini, ancor prima di connotare le politiche e i servizi del Paese.
A esaminarne punto per punto, in una sorta di “visione al microscopio”, tutte le novità di maggiore interesse per le persone con disabilità e le loro famiglie è un’ampia analisi curata dal Servizio HandyLex.org, ove si ricorda per altro che al di là dei punti trattati specificamente, «l’assieme dei tributi, nuovi o rivisti, e in particolare quelli di rilievo locale (IUC, TASI, TARES), incideranno anch’essi direttamente su tutti i nuclei familiari».
L’analisi di HandyLex.org – curata da Carlo Giacobini, direttore responsabile del Servizio, oltreché direttore editoriale della nostra testata – si compone dei capitoli intitolati Fondi socialiRevisione delle detrazioni fiscaliPermessi, congedi e pensione anticipataAltre misure per il Terzo Settore e ne consigliamo caldamente la lettura(S.B.)


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7giu/130

Dal “falso invalido” al “falso cieco”

di Andrea Pancaldi*

6 giugno 2013 @ 12:43

Viso di uomo con mano sul volto ed espressione di sconfortoIn questo giornale siamo abituati, in materia di dati, al “valzer” di quelli circa i cosiddetti “falsi invalidi”. Recentemente, però, i dati sono balzati nuovamente alle cronache per polemiche attinenti ad altre tre tematiche di ordine sociale.
La prima è quella dei femminicidi, che tengono banco sulla stampa in queste ultime settimane e i cui dati e relative interpretazioni sono stati contestati ad esempio dal blog Quit the doner, suscitando varie polemiche. La seconda è quella sul numero dei suicidi in carcere, che ha contrapposto la redazione della rivista «Ristretti» di Padova, prodotta all’interno del carcere di quella città, al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, che accusa la rivista stessa, e il connesso Osservatorio sulle Morti in Carcere, di “gonfiare” i dati. La terza polemica, infine, forse quella più all’attenzione, riguarda il supposto aumento deisuicidi, di imprenditori o lavoratori, a causa della crisi, e sulla quale si può leggere un bel contributo nel sito della rivista on line «Nel merito».
Insomma, i “falsi invalidi” sono in bella compagnia, ora che i dati – invece che corollario e approfondimento delle informazioni -, paiono per certi versi sostituirle tout court. Infatti, nell’àmbito dell’economia e della cronaca, così come altrove, sempre più spesso le cifre vengono considerate oggi non solo come una necessità, ma anche come una sorta di nuova forza argomentativa, la “prova oggettiva” che, invece di completare, tende piuttosto a sostituire l’inchiesta e la ricerca sul campo.

Approfittando dell’uscita del Rapporto dell’ISTAT su Trattamenti pensionistici e beneficiari, pubblicato nell’aprile scorso, con i dati relativi all’anno 2011, vi aggiorniamo sulle pensioni, le indennità e gli assegni relativi all’invalidità civile (ciechi e sordi compresi), che sono in tutto 3.173.000 a fronte di2.613.000 diverse persone che le percepiscono (alcuni ricevono due pensioni, come ad esempio gli invalidi totali con accompagnamento, che non superano determinati tetti di reddito).
Circa la campagna mediatica e “politica” sui “falsi invalidi”, bisogna registrare definitivamente il cambiamento di strategia avvenuto nell’ultimo anno. Dalle dichiarazioni sui giornali del ministro Tremonti (2010) e della Presidenza dell’INPS, corredate da dati parziali e quindi fuorvianti (2011), e all’immediata eco di politici e commentatori vari, si è passati ai filmati della Guardia di Finanza sui presunti “falsi ciechi” che, dagli inizi del 2012, hanno eco con cadenza più o meno mensile sulla stampa e le TV.
È molto difficile produrre dati in materia perché niente è dato di sapere sugli esiti dell’intero “ciclo produttivo” del falso invalido/cieco, sospeso tra mass-media e INPS. Si sanno solo gli estremi: nei media sembrano centinaia di migliaia (Falso un invalido su quattro), alla fine quelli processati sono alcune migliaia (con la solita precisazione, naturalmente, che di falsi invalidi parliamo e non di quelli che veri invalidi sono, ma ai quali l’INPS abbassa la percentuale e toglie la pensione… salvo poi reintegrarne circa la metà dopo i ricorsi legali…).
Per quello che può valere, citiamo solo il dato di una ricerca su Google, tramite il lancio di alcune parole chiave: l’area dei “falsi invalidi” registra 305.000 risultati, quella dei “falsi ciechi” 337.000, con una inversa proporzionalità esagerata, essendo le prestazioni di invalidità erogate a ciechi e ipovedenti per il 7% circa del totale (dato del 2010) e segnalando che i circa 110 supposti “falsi ciechi”, “scoperti” più o meno in due anni, rappresentano lo 0,05% delle persone cieche o ipovedenti titolari di una qualche prestazione relativa alla invalidità civile, in linea, quindi, con le stime dei veri, reali falsi invalidi in totale (come è noto l’area della cosiddetta invalidità civile ricomprende comunemente invalidi civili, ciechi civili e sordi civili, anche se le leggi di riferimento sono diverse).

Dal 2010 ai primi mesi del 2012, dunque, il tema è quello dei “falsi invalidi” e si usa la potenza evocativa dei datiRevocata 1 pensione di invalidità su 4 («Corriere della Sera», 16 febbraio 2011); Falsi invalidi ritirata una pensione ogni 10 (»Il Giornale», 2 marzo 2011). Notare anche il grottesco balletto delle cifre in articoli pubblicati a distanza di quindici giorni l’uno dall’altro. Dalla metà del 2012, poi, quando cioè l’uscita a febbraio sul «Corriere della Sera» dei primi dati effettivi sul fenomeno dei reali falsi invalidi lo ridimensionano, il tema diventa quello dei “falsi ciechi”, utilizzando la potenza evocativa delle immagini dei video girati dalla Guardia di Finanza (sugli stereotipi circa i non vedenti e sulle confusioni tra ciechi e ipovedenti, si legga, su queste stesse pagine, Quel pessimo giornalismo sui “falsi ciechi” di Francesco Fratta).

Insomma, quello del “falso invalido” è un tema troppo ghiotto per la politica e per i media nell’era della crisi, e non vi si può rinunciare perché esso definisce agli occhi dell’opinione pubblica uno dei “nemici”, uno dei “colpevoli della crisi”, assieme agli evasori fiscali e a far compagnia ai politici. Meglio allora cambiare strategia, per mantenere aperta una “caccia” che dura ormai dalla fine del 2009 ed è la più lunga delle cicliche “cacce al falso invalido” succedutesi a partire dai primi Anni Ottanta, più o meno una a Governo.
Peccato, però, che le ricadute sui veri disabili non siano certamente positive, né culturalmente, né politicamente, ma nemmeno psicologicamente: «Cerco di essere meno di buon umore… Cerco di uscire meno di casa», hanno confessato candidamente alcune persone non vedenti alla loro consulente psicologa, per la paura di essere giudicate come “false invalide”. Sono le stesse persone protagoniste di un interessante video su YouTube. Peccato che a fronte delle prime pagine dei giornali citate in precedenza, lo abbiano visto solo settanta persone!

Redazione Sportelli Sociali del Comune di Bologna.


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