Notice: Undefined index: id in D:\inetpub\webs\aixtudit\ita\wp-content\themes\lightword\functions.php on line 323

Notice: Undefined index: id in D:\inetpub\webs\aixtudit\ita\wp-content\themes\lightword\functions.php on line 323

Notice: Undefined index: std in D:\inetpub\webs\aixtudit\ita\wp-content\themes\lightword\functions.php on line 323

Notice: Undefined index: id in D:\inetpub\webs\aixtudit\ita\wp-content\themes\lightword\functions.php on line 323

Notice: Undefined index: id in D:\inetpub\webs\aixtudit\ita\wp-content\themes\lightword\functions.php on line 323

Notice: Undefined index: std in D:\inetpub\webs\aixtudit\ita\wp-content\themes\lightword\functions.php on line 323

Notice: Undefined index: id in D:\inetpub\webs\aixtudit\ita\wp-content\themes\lightword\functions.php on line 323

Notice: Undefined index: id in D:\inetpub\webs\aixtudit\ita\wp-content\themes\lightword\functions.php on line 323

Notice: Undefined index: std in D:\inetpub\webs\aixtudit\ita\wp-content\themes\lightword\functions.php on line 323

Notice: Undefined index: na in D:\inetpub\webs\aixtudit\ita\wp-content\plugins\newsletter\plugin.php on line 674
Aixtud « associazione italiana per la tutela dei disabili e dei diritti
Aixtud
1feb/190

Non va discriminata quella lavoratrice che accudisce la figlia con disabilita’

31 Gennaio 2019 @ 13:20 - Diritti

Donna bionda che intima lo stop con la mano destraÈ certamente interessante la Sentenza prodotta il 24 gennaio scorso dal Giudice del Lavoro del Tribunale di Ferrara, di cui leggiamo sulla testata «Estense.com», che ha per protagonista la dipendente di un centro commerciale della città di Cento.

I fatti risalgono al 2017, quando la donna rientrò al lavoro dopo la sua seconda maternità, ricevendo dall’azienda un trattamento ritenuto molto penalizzante, in particolare dal punto di vista dell’orario, ciò che di fatto le impediva di riuscire ad accudire la figlia più piccola, persona con disabilità e affetta da una grave patologia oncologica.
Andati dunque a vuoto tutti i tentativi di confronto con la propria azienda, la lavoratrice – sostenuta dal Sindacato FILCAMS-CGIL e da due legali – ha portato la questione nelle aule del Tribunale.
Ebbene, come detto, nei giorni scorsi il Giudice del Lavoro si è pronunciato, riconoscendo alla donna la discriminazione e condannando la Società Bennet a risarcirla e a pagare le spese legali, oltreché ad indicare un orario di lavoro sostenibile, sia per lei che per ogni altra lavoratrice con necessità analoghe.

«Secondo la Corte – ha dichiarato l’avvocato Alberto Piccinini a “Estense.com» – la tutela del disabile da parte dell’azienda è presente anche nel caso in cui una dipendente debba assistere un familiare. In attesa dunque di leggere le motivazioni della Sentenza, immaginiamo che sotto questo profilo il Giudice abbia riconosciuto la natura discriminatoria».
«Il Giudice ha riconosciuto la discriminazione verso la disabilità – ha ribadito Maria Lisa Cavallini del Sindacato FILCAMS-CGIL -, con una Sentenza che riconosce alla madre la tutela del diritto del lavoro e una retribuzione adeguata. Una Sentenza, riteniamo, che debba essere di monito anche per le altre catene e gli altri negozi commerciali». (S.B.)

Ringraziamo per la segnalazione Informare un’H-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli, Peccioli (Pisa).

Articolo stampato da Superando.it: http://www.superando.it

URL di questo articolo: http://www.superando.it/2019/01/31/non-va-discriminata-quella-lavoratrice-che-accudisce-la-figlia-con-disabilita/

2gen/190

Autismo: Asl condannata a pagare le terapie (Ordinanza Trib. civ. Roma 9.10.18)

Autismo: Asl condannata a pagare le terapie (Ordinanza Trib. civ. Roma 9.10.18)
Invalidi & Disabili

Il tribunale  civile di Roma, con ordinanza del 9 ottobre 2018, ha accolto il ricorso proposto dai genitori di un bambino di 5 anni con autismo, stabilendo che le terapie ABA per il figlio devono essere sostenute dall’ASL.

Nel caso di specie, la coppia è stata costretta, data l’inadempienza del Servizio sanitario nazionale, a rivolgersi ad un centro privato per garantire le terapie Aba al proprio figlio affetto da disturbo generalizzato dello spettro autistico. I genitori si erano rivolti alla Asl di Roma e al Bambino Gesù, che aveva consigliato loro la terapia ABA, ma l’azienda sanitaria, non possedendo le strutture autorizzate a fornire il servizio, né il personale certificato, non ha potuto garantire il servizio. Per tale motivo i genitori sono stati costretti a rivolgersi a centri privati spendendo nei primi 3 anni circa € 40.000.

Gli attori hanno chiesto con ricorso sia l’accertamento del diritto del figlio a ricevere a carico del servizio sanitario regionale il trattamento riabilitativo cognitivo comportamentale mediante la metodologia ABA che il rimborso delle spese sostenute per l’impiego di tale metodologia dal 2015 ad oggi.

Il ricorso è stato accolto parzialmente poiché il Giudice ha condannato la Asl a sostenere le spese delle cure ABA future, stabilite in 40 ore settimanali per 48 mesi, mentre ha respinto la richiesta di rimborso delle spese già sostenute, ritenendo che tale istanza vada presentata attraverso ricorso ordinario, essendo totalmente priva del requisito del periculum in mora, trattandosi di risorse già corrisposte dai ricorrenti alle strutture che curano il minore e non avendo allegato essi ragioni irreparabili che giustifichino l’immediatezza di tale rimborso.

Secondo il giudice ricevere quelle cure dal Ssn è nei diritti del bambino “trattandosi di prestazioni sanitarie per le quali sussistono evidenze scientifiche di un significativo beneficio”.

Il Giudice ha, altresì, preliminarmente precisato cosa si intende per ABA e qual è la sua specifica applicazione nel campo dell’autismo.

L’ABA sta per Applied Behaviour Analysis, cioè Analisi del Comportamento Applicata e si basa sull’uso dei principi della scienza del comportamento per la modifica di comportamenti socialmente significativi.

Essa viene applicata con successo a bambini con autismo da almeno tre anni. Dalla letteratura scientifica emerge che risulta maggiormente efficace se iniziata precocemente, entro i 4 anni di età.

Il Tribunale ha quindi sottolineato che per accertare la fondatezza della domanda fosse necessario verificare l’esistenza di evidenze scientifiche di un significativo beneficio in termini di salute.

Infatti il D.Lgs. 502/1992 all’art. 1 stabilisce altresì che “Il Servizio sanitario nazionale assicura, attraverso risorse pubbliche…omissis… i livelli essenziali e uniformi di assistenza definiti dal Piano sanitario nazionale” ed al comma 7: “Sono posti a carico del Servizio sanitario le tipologie di assistenza, i servizi e le prestazioni sanitarie che presentano, per specifiche condizioni cliniche o di rischio, evidenze scientifiche di un significativo beneficio in termini di salute, a livello individuale o collettivo, a fronte delle risorse impiegate”.

Dunque, partendo proprio dai suddetti dati normativi, secondo il Giudice “si può certamente affermare che sussista, nel caso de quo, il diritto del minore, affetto da autismo, all’erogazione, da parte del Servizio Sanitario Nazionale, di un trattamento cognitivo comportamentale modello ABA, trattandosi di prestazioni sanitarie per le quali sussistono evidenze scientifiche di un significativo beneficio in termini di salute, come accertato dalle Linee guida sul trattamento dei disturbi dello spettro autistico”.

Autismo: Asl condannata a pagare le terapie (Ordinanza Trib. civ. Roma 9.10.18)
Invalidi & Disabili

1dic/180

Undici domande chiave sul “Dopo di Noi” rivolte alle Istituzioni

29 novembre 2018 @ 19:02 - Diritti

Tavolo dei relatori dell'incontro di Roma del 20 novembre 2018 sul "Dopo di Noi"Il tavolo dei relatori all’incontro pubblico di Roma sulla Legge 112/16, organizzato da Casa al Plurale

«La Legge 112/16 [“Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare”, meglio nota come “Legge sul Dopo di Noi” o “sul Durante e Dopo di Noi”, N.d.R.] richiede un cambio di paradigma a Famiglie e Istituzioni: serve tempo affinché siano messe in campo tutta una serie di azioni complesse e per questo abbiamo voluto mettere allo stesso tavolo quelli che per noi sono i due attori principali, ovvero il Comune di Roma e la Regione Lazio. L’obiettivo di Famiglie, Associazioni e Istituzioni, infatti, è arrivare a un progetto personalizzato e centrato sul desiderio autentico, intimo di ciascuna persona: vedrete che costerebbe molto meno di un ipotetico “standard”».
Lo ha dichiarato Luigi Vittorio Berliri, presidente di Casa al Plurale, il Coordinamento delle Case Famiglia per persone con disabilità, minori in difficoltà e donne con bambini in situazioni di grave fragilità sociale a Roma e nel Lazio, a margine dell’incontro pubblico promosso il 20 novembre scorso a Roma e intitolato Legge “Dopo di Noi”: a che punto siamo per l’attuazione nella Regione Lazio e nel Comune di Roma?, già presentato nelle scorse settimane dal nostro giornale.
Insieme allo stesso Berliri, vi hanno partecipato tra gli altri Alessandra Troncarelli, assessora alle Politiche Sociali della Regione Lazio; Laura Baldassarre, assessora alla Persona, alla Scuola e alla Comunità Solidale del Comune di Roma; la senatrice Annamaria ParenteTiziana Biolghini, dirigente dell’Area Sussidiarietà Orizzontale, Terzo Settore e Sport della Regione Lazio; Raffaella Modafferi, dirigente del Dipartimento Politiche Sociali, Sussidiarietà e Salute di Roma Capitale; Mariano Pergola dell’Associazione Vedere Oltre, in rappresentanza delle Associazioni di Famiglie; Enzo Razzano della Fondazione Italiana Verso il Futuro, in rappresentanza degli Enti Gestori di Case Famiglia per l’accoglienza di persone con disabilità adulte.

«La Legge 112/16 semplifica la vita solo a chi mette a disposizione degli immobili? Si tiene conto di percorsi di autonomia già maturati tra persone con disabilità? I fondi stanziati restano ai Municipi? Chi assicurerà per tutta la vita futura della persona con disabilità la copertura delle spese tra Stato, Regione, Comune, Municipio e ASL?»: ebbene, da queste tracce di quesiti, Casa al Plurale ha messo insieme undici domande chiave che nel corso dell’incontro del 20 novembre sono state discusse e dipanate insieme al Comune di Roma e alla Regione Lazio, dalle Associazioni, dagli Enti Gestori di Case Famiglia, dai Municipi di Roma Capitale, dalle Consulte Municipali e Regionali sulla Disabilità.
Il testo integrale di quelle domande, con le relative risposte raccolte durante l’incontro, è ora disponibile online, nel sito di Casa al Plurale (a questo link) e ne suggeriamo senz’altro la consultazione ai Lettori.

«La Legge 112 – ricorda in conclusione Berliri – finanzia la realizzazione di interventi innovativi di residenzialità per le persone con disabilità grave, ovvero soluzioni alloggiative di tipo familiare e di co-housing, e tuttavia soltanto in Lombardia alcuni progetti di vita di persone con disabilità sono stati redatti, valutati, finanziati con le risorse del Fondo Nazionale per il “Dopo di Noi” e, finalmente, avviati». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@casaalplurale.org (Carmela Cioffi).

Articolo stampato da Superando.it: http://www.superando.it

URL di questo articolo: http://www.superando.it/2018/11/29/undici-domande-chiave-sul-dopo-di-noi-rivolte-alle-istituzioni/